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3 webinar promossi in collaborazione col Centro di ricerca Sophia Global Studies sui temi dell'informazione e della comunicazione al tempo del Covid-19

Sarà possibile seguire i webinar tradotti in 5 lingue: IT|EN|ES|PT|FR
Per inviare domande ai panelists e per info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

PandemicDigital

Sabato 27 giugno 2020 18.00-19.30 CET - per iscriversi: https://bit.ly/3e57EnP

Il digitale ha fatto la sua irruzione definitiva nel mondo umano, di tutte le età, le estrazioni sociali e culturali, di ogni latitudine. Come analizzare il corto-circuito tra realtà e virtualità che è avvenuto? La realtà è ridotta a virtualità, e viceversa. O forse è lo stesso mondo con modalità diverse? Come si può ipotizzare un futuro per la comunicazione attraverso i social? Quale etica è necessaria per chi opera nel contesto digitale? Come mettere un freno allo strapotere dei “grandi” del digitale? Info-poveri/Info-ricchi. Il ruolo degli Stati.

Moderazione

Silvano Malini, direttore di Ciudad Nueva (Uruguay - Paraguay)

Panelist

Aldo Civico, antropologo (Stati Uniti)
Marianne Aboujaoude, ingegnere in telecomunicazioni (Libano)
Mariana Assis, customer success manager (Brasile)

Conclusioni

Stefania Tanesini e Michele Zanzucchi, del board internazionale di NetOne

 

 

VirusDeathFiction

Sabato 30 maggio 2020 - per rivederlo: https://www.youtube.com/watch?v=dXjlP19B0kY

Il Covid 19 ha riproposto al centro della scena degli umani l’archetipo della morte. Come si può analizzare la rappresentazione della morte all’epoca del coronavirus? L’eutanasia è sempre attuale? Come viene rappresentata l’anzianità, la categoria più colpita dal virus? E come viene presa in conto la marginalità, la cultura dello scarto, il mito dell’efficienza? Giornalisti, videomaker e comunicatori hanno adattato le loro narrative al nuovo momento storico?

Moderazione

Maddalena Maltese, giornalista (USA)

Panelists

Erik Hendriks, Sylvester Productions (Belgio)
Regina Udealor, regista (Nigeria - Norvegia)
Isabela Reis, produttrice culturale (Brasile)
Guy Ehoumy, giornalista (Benin)
Elena Granata, docente architettura e studi urbani, Politecnico Milano e vicepresidente Scuola di Economia Civile, Ist. Univ. Sophia (Italia)

 

 

VirusInfosphere

Sabato 9 maggio 2020 - per rivederlo: https://www.youtube.com/watch?v=ldgKinLATPM

Come si comporta la comunicazione, e in particolare il giornalismo, ai tempi del coronavirus? Sono cambiate le narrative? C’è un miglioramento della dimensione etica nelle professioni della comunicazione, con una maggiore attenzione alla persona umana e una moderazione nello scandalismo e nella spettacolarizzazione? Il lavoro da remoto, con una minor presa sul posto, ha danneggiato la professione? Si può riscontrare una maggior attenzione alla verità, una maggiore fiducia in epoca di fake news ? Quale rapporto tra comunicazione pubblica, informazione privata e società civile? C’è un approccio più dialogico nella professione giornalistica?

Moderazione

Michele Zanzucchi, Commissione Internazionale NetOne

Panelists

Pál Tóth, docente Instituto Universitario Sophia
Alberto Barlocci, giornalista (Cile)
Riccardo Barlaam, corrispondente ilSole24ore a New York

Discussants

Fabio Colagrande, giornalista Radio Vaticana
Ana Moreno, giornalista (Spagna)
Marita Sagardoyburu, giornalista (Argentina)
Emmanuel Babiganga, giornalista (RDC)
Romé Vital, giornalista (Filippine)

 

 

Media, periferie, legami di pace ed economie di guerra.
Dal Sulcis Iglesiente allo Yemen

5-6 maggio 2018

«Se le coscienze delle persone che ci rappresentano in Parlamento fossero state più forti degli ordini di scuderia, il miglior cliente della RWM, industria controllata dalla tedesca Rheinmetall Defence che produce bombe in Sardegna, non avrebbe di fatto più potuto acquistare ordigni italiani.  Si sarebbe così aperta una difficile, tortuosa, ma non impossibile strada ad altre ipotesi.  Il lavoro, così raro nel nostro territorio, si sarebbe orientato diversamente: non a produrre morte, ma ad avviare una rinascita.  Con il concorso di molti» (Cinzia Guaita - Il riscatto del Sulcis per un lavoro libero – Città Nuova web 26/10/2017).

Un territorio, in Sardegna, diviso dalla scelta tra lavoro e produzione di bombe.  Un caso di coscienza nazionale (universale?), al di là della situazione territoriale specifica.  Una questione che ha a che vedere con politiche industriali, responsabilità della politica (anche come relazioni internazionali), rispetto dei diritti umani.  Per questo servono idee, proposte, direttive europee, investimenti sul territorio che non siano ricattatori o frutto di interessi opachi.  Basta con la solita scusante: “Tanto se non lo facciamo noi lo fanno altri”.

«La realtà del mondo si capisce meglio non dal centro, ma dalle periferie», ci ricorda papa Francesco.  Nelle periferie infatti si scaricano le contraddizioni globali.  Ma per portare veramente le periferie al centro, l’attenzione dei media non può essere passeggera o superficiale, limitandosi a ripetere concetti riduttivi che finiscono per giustificare la “banalità del male”.  Deve invece aiutare a riscoprire un territorio che ha un altro tipo di vocazione.  Come è avvenuto ad esempio nel bacino della Ruhr, mentre i percorsi avviati dal CRS4, centro di ricerca interdisciplinare costituito dalla regione Sardegna su impulso del premio Nobel Carlo Rubbia, dimostrano che esiste la possibilità di investire nello studio e sviluppo di soluzioni innovative.  In questa direzione vanno le proposte avanzate a Iglesias lo scorso 3 dicembre nel Convegno “Pace, lavoro, sviluppo” per una reale riconversione a favore dell’ambiente e della buona occupazione, in collaborazione con la ricerca in campo universitario.

Il ruolo dei media, quindi, è andare oltre la superficie, dando una prospettiva di lungo periodo e accompagnando i processi di riconversione che hanno bisogno di tempo, sostegno, visibilità e incidenza sulla realtà.  NetOne e Città Nuova vogliono contribuire a generare questa prospettiva, soprattutto favorendo il coinvolgimento in prima persona degli operatori dei media.

 

5 maggio - mattina - Teatro Electra (Piazza Pichi)

Seminario per operatori dei media, in dialogo con: Giorgio Beretta (Rete italiana disarmo), Maurizio Simoncelli (Archivio disarmo), Nello Scavo (Avvenire), Marinella Correggia (Centro Studi Sereno Regis), Paolo Gentili (Cei), Teresa Piras (Movimento non violento), Efrem Tresoldi (Nigrizia), Rosa Siciliano (Pax Christi), Marta D’Auria (Riforma), Roberto Comparetti (Il Portico), Cristina Montoja (NetOne), Giorgia Bresciani (Radio in Blu), Giampaolo Atzei (Sulcis-Iglesiente Oggi), Carlo Cefaloni (Città Nuova), Giulio Meazzini (Città Nuova).

Evento con crediti formativi per giornalisti (piattaforma SIGeF)

5 maggio - pomeriggio

NetOne e Città Nuova incontrano la città di Iglesias
A cura del Comitato Riconversione RWM per il lavoro sostenibile

6 maggio - Run for Unity sul Cammino Minerario di Santa Barbara

Il Cammino Minerario di Santa Barbara è un itinerario storico, culturale, ambientale e religioso, che si sviluppa su una lunghezza di circa 400 km lungo gli antichi cammini minerari del vecchio bacino minerario del Sulcis Iglesiente Guspinese, l’area più estesa e rappresentativa del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna.

Il Cammino è dedicato alla santa patrona dei minatori, con l’obiettivo di conservare e tramandare il valore di solidarietà e di coesione che nei secoli passati ha caratterizzato il culto di santa Barbara, culto tuttora fortemente sentito e praticato con celebrazioni e processioni che si svolgono proprio lungo tratti rilevanti del Cammino.

Di fronte alla lunga e profonda crisi economica, e ai conseguenti fenomeni di disgregazione sociale generati dalla cessazione della prevalente attività produttiva, è stata creata una nuova infrastruttura per lo sviluppo del turismo sostenibile del Sulcis Iglesiente Guspinese e per la destagionalizzazione dei flussi turistici della Sardegna. Lungo il cammino, e a sostegno di questo, si intende favorire la mascita di attività imprenditoriali di vario genere.

Il 6 maggio 2018 una “marcia per la pace”, gioiosa e colorata, percorrerà un tratto del Cammino per ricordare l’importanza della riconversione economica del territorio. Ad un anno dall’evento “Run for Unity”, che ha visto la nascita del Comitato Riconversione RWM per il lavoro sostenibile, si vuole fare un passo avanti, non solo di denuncia e di rottura del silenzio intorno alla situazione RWM, ma anche di presa di coscienza delle alternative possibili, come contributo alla pace globale. L’itinerario, che vedrà la partecipazione delle diverse generazioni, con i loro linguaggi, e delle varie aggregazioni (sarde, nazionali e internazionali) che si occupano di pace, è concepito come momento di formazione per tutti e raccolta di testimonianze.

 

Per sistemazioni a Iglesias: Consorzio Turistico 347 27 73 705 (citare NetOne)

(from http://www.sophiauniversity.org/en/2018/03/26/is-a-dialogic-journalism-possible/)

A contradiction in terms or a possible horizon for those who work in journalism? The topic was discussed at Sophia with the NetOne communication experts

For a year and a half, three entities engaged in culture and communication – the Associazione per NetOne, the Sophia University Institute and the magazine Città Nuova -travelled around the world to carry out a professional experiment of ‘dialogic journalism’, that is journalism that builds bridges instead of walls and seeks not only to produce information, but also to bring about social change.

The wave of migration towards Europe that has characterised the last few years provided the occasion for the journey, as a number of journalists were interested in following the story from up close. The initiative involved several people who all lived the experience together, visiting some key countries and regions in relation to migration (Hungary, Greece, Poland, Sicily, the Ivory Coast, Lebanon, Colombia) in a transdisciplinary dimension: politologists, sociologists, religious people, humanitarian workers, among others, were also present, and each one produced journalistic reports for their respective media. The experience is recounted in a book (The journalist and migrations, edited by Michele Zanzucchi and published on the Quaderni di NetOne review), which was presented at a seminar at Sophia, in the presence of students and professors of Political Studies.

It was precisely during this itinerant experience that the idea of a ‘dialogical journalism’ came about, not as a new form of journalism, but rather as a new approach to the job – a set of values, ideas and attitudes that can guide journalists in becoming factors of ‘social cohesion’ through the news stories they produce, in addition to producing them. The seminar at Sophia, which was attended by the members of the Abba School (study centre for the elaboration of a ‘doctrine of unity’) of the Focolare Movement, enquired on the possible ways to realise a ‘dialogical journalism’, looking at some of the theories of communication and at journalistic practice, which is becoming increasingly frenetic as a result of the digital revolution.

The categories that can uphold the proposal for a dialogical journalism were explored, in which the exchange between experts and professionals must have a central role in order to bring about the collective creation of knowledge. With an added question: can journalism be truly dialogical in the current globalised and digitalised context? And, if so, under what conditions? What should be its characteristics?

The seminar was introduced by Vice-President Daniela Ropelato, who emphasised that this line of research has its place in a university institute where life and theory, profession and reflection go hand in hand. After a presentation on the Journalism and Migration project and the birth of a ‘dialogical journalism’ by journalists Stefania Tanesini (in charge of the NetOne international board), Giulio Meazzini and Michele Zanzucchi (who also teaches at Sophia), three professors went deeper into investigating on the ‘feasibility conditions’ for dialogical journalism: they were Pasquale Ferrara (‘The role of journalists in the infosphere: marionettes, agitators or mediators?’), Cristina Montoya (‘Application of Pierpaolo Donati’s social relation theory to the case of dialogical journalism’) and Pal Toth (‘Relational reflexivity in Margaret Archer and dialogical journalism’).

The final part of the seminar was dedicated to broadening the theme of ‘dialogical journalism’ to include the greater perspectives of the contemporary world: if communication is at the centre of our attention, because every event that occurs in society has a communicative aspect, whether we like it or not, then we are caught in the Net, or, better, in multiple nets, and we realise that every act can be interpreted as a communicative event. In fact, from a certain point of view, that is exactly what happens. To a certain extent, this mode of interpretation is present in the founding texts of the charism of unity too. Piero Coda has been arguing for some time that communication is a ‘transcendental property of being’. Likewise unity, unity in diversity as well as any act of relationality or information can be viewed from an ontological perspective – but also, of course, from a communicative one. Communication, however, just like any other pervasive event, just like any event that ‘contaminates’, is the object of study of many disciplines: not surprisingly, we speak of ‘communication sciences’, in the plural.

Interpersonal communication, communication in the community and even mass media, with their functioning, thus require a transdisciplinary approach by nature, and that approach is central to the work of Sophia, the Abba School and NetOne professionals. Talking about the great challenges of the infosphere we are faced with – new models of collective rationality, excess of information and fake news, technological changes that are revolutionising the way we meet, intercultural dialogue – Pasquale Ferrara presented ‘Thinking the infosphere: new thought and communication paradigms to respond to the challenges of the 21st century’, while President Piero Coda expressed his views on ‘Thought reform and dialogical communication in the anthropological perspective of Trinitarian ontology’.

The seminar marked the beginning of a journey of study and research which, it is hoped, will bear fruit and generate culturally relevant ideas.

b_194_147_16777215_00_http___www.lametino.it_images_stories_Cristina-Montoya.jpgDi popoli in fuga da guerre, povertà e violenze ce ne sono tanti sul globo. E si tratta sempre di fughe drammatiche, sia che avvengano dentro i confini patri sia che costringano a migrare fuori. Pochi fra noi europei conoscono il fenomeno delle migrazioni forzate tutto interno alla Colombia, causate da un conflitto armato durato decenni. I media colombiani ne parlano, ma in modo incompleto e talvolta parziale. Anche a quelle latitudini serve un’informazione più chiara ed incisiva. Ne abbiamo parlato con Cristina Montoya, docente di Comunicazione e Intercultura all’Istituto Universitario Sophia, membro della delegazione di NetOne che si è recata in Colombia dall’8 al 23 aprile per presentare il progetto “Giornalisti e migrazioni”: 

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