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archivio articoli informazione Il card.Dionigi Tettamanzi ai giornalisti

di Maria Rosa Logozzo

Ai tempi di internet, serve ancora la professione giornalistica?

altSe lo è chiesto il card.Tettamanzi nel suo incontro con i giornalisti in occasione della festa di S.Francesco di Sales, loro patrono.

Vale la pena di leggere il suo discorso, tenuto in una tavola rotonda a cui hanno partecipato Ferruccio de Bortoli, direttore de Il Sole 24 Ore e Gianni Riotta, direttore di TG1. Titolava: “Il mestiere del giornalista. Parole per il futuro: passione, servizio, responsabilità, comunità.

La gente – forse – è stanca di leggere e vedere le questioni di attualità presentate sempre nella chiave dello scontro, delle polemiche, dello scandalo, della paura, dell’allarme, che in realtà esistono solo su quelle pagine o in quei servizi radio-televisivi”: Io lo sono stanca, senza forse.

Sono una “giornalista senza patente” – così Tettamanzi definisce quanti scrivono su web e non sono giornalisti di professione – ma condivido molte delle cose che ha posto in luce e mi permetto di sintetizzarle (lascio in corsivo le parole di Tettamanzi).

- I giornalisti sempre meno “in strada” e sempre più davanti a un computer: pensiamo quanto meno poesia ci sia in questa professione sempre più tecnologizzata.

- Tornare alla passione con cui si è iniziato a scrivere.

- Essere giornalista oggi non è tanto una professione o un lavoro, è più un mestiere, un ministerium: un servizio alle persone. Il giornalista è come l’artigiano, capace di fare di sé uno strumento prezioso di lavoro, operando con la mente, le mani, le parole, le idee, le emozioni.

- I mezzi di comunicazione sono solo strumenti, la qualità vera della comunicazione dipende sempre dalle persone.

- Ha valore impegnarsi a redarre servizi che trattano di temi poco felici, che magari al lettore piacciono poco o che i “capi” stessi considerano poco “notizia”; farlo per conoscere i problemi nascosti e dimenticati della gente, per attirare l’attenzione e invocare una soluzione, per accendere il giusto dibattito.

- Non è in crisi questo mestiere quando il giornalista scrive con il pennino intinto nel cuore e nella personale passione civica, sociale e cristiana.

- Se il ruolo del testimone scompare dal giornalismo “istituito”, ecco che riappare grazie al contributo degli utenti “attivi”. Ciò spinga gli editori e i direttori a tornare ad investire sulle risorse umane, sul giornalista testimone, non solo sulle tecnologie.

- I fatti non siano semplicemente mostrati, ma anche interpretati, compresi, ordinati.

- C’è bisogno di una "comunità dietro uno strumento”, di persone dietro un mezzo, di riflessioni dietro le notizie. (…) Abbiamo bisogno di narrazioni condivise e di una pluralità di narrazioni. Solo così si potrà attivare lo spirito critico dell’utente.

- Il confronto e i dibattiti nelle redazioni realizzano quella “comunità dietro lo strumento”.

- Ma “sappiamo sempre dichiarare il nostro punto di vista, ragionando a partire dalla nostra esperienza di vita, dall’orizzonte di valori che ci è proprio?”.

- Se ci si impegna a costruire relazioni sempre migliori anche sul posto di lavoro, il lavoro sarà più agevole e la comunicazione realizzata sarà più autentica.

- L’opinione pubblica – troppo sottovalutata – è più intelligente di quanto si creda. Certo, è  strumentalizzabile.

- Il mestiere del giornalista non finirà mai perché ce n’è troppo bisogno: C’è bisogno della vostra passione, della vostra fatica, della vostra lungimiranza.

- Un utente  protagonista attivo della comunicazione non è un giornalista, ma non rimane un semplice utente, lo si può definire “giornalista senza patente” e come tale esposto a rischio e fonte di possibile rischio per gli altri anche perché non guidato da una deontologia professionale.

- Come un navigatore può distinguere la buona dalla cattiva informazione? In base alla qualità.

- E’ importante anche per i professionisti aprirsi al contributo degli utenti, ma senza scadere in linguaggi, in modalità che non sono contraddistinti dalla responsabilità della professionalità.

- La tecnologia non prevarrà sull’uomo se i giornalisti non smetteranno di lasciarsi affascinare dalla bellezza delle storie da cercare, da scrivere, da raccontare. Dalla sfida di scovare un segno di speranza laddove sembra prevalere solo la tragedia, di renderlo notizia.



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Commenti  

 
0 #1 Raffo57 2009-02-11 20:25
Credo che il mestiere del giornalista sarà sempre più importante, ma debba evolversi, uscire dalla "torre d'avorio" (ordine dei giornalisti???) e avvicinarsi al vissuto/problemi REALE, assorbendo da altri comunicatori (il sito di Grillo è il 1° sito di informazione italiano!)come arrivare al cuore delle persone. L'informazione (negativa) sul caso Englaro è un esempio del bisogno di "ossigeno" che ha questo mestiere. Mentana non si è dimesso per il caso Parmalat, nè per la pietosa gestione di Alitalia, nè per il decreto salva-ladri o per la disinformazione sul caso DeMagistris. Si è dimesso perchè...non gli è stato consentito (come a Fede e Vespa) di parlare del caso Eluana! E l'Ordine dei Giornalisti dov'è?
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