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Articolo di Andrea Riccardi sul Corriere
di Maria Rosa Logozzo
“Quel bipolarismo dell' odio da combattere con la cultura” così titola l’articolo di Andrea Riccardi sul Corriere del 14 ottobre.
E’ un’analisi sintetica e lucida dello stato delle cose nella nostra Italia dal clima politico “invelenito”.
Inizia da una citazione di Einaudi: «L' idea nasce dal contrasto».
NetOne ha sperimentato molte volte che il contatto tra diversità (un 'contrasto') può essere creativo e innovante più che l’omologazione di vedute. Ma – è un ‘ma’ importante! – il contrasto deve poggiare su un terreno di rispetto reciproco e di coscienza del proprio limite, coscienza che sola apre spazi per ricevere del ‘non nostro’. Senza di ciò si ha lo scontro e l’odio è di sua natura infecondo di bene.
Riccardi chiama in campo l’influenza dei media e parla di «bipolarismo dell’odio», di «Paese arrabbiato e agitato »: "La pratica mediatica rischia di trasformare il politico in un attore che recita una parte. Si producono effetti alla breve, ma alla lunga si ha l' effetto di teatralizzare la politica.Il bipolarismo voleva finirla con le maggioranze instabili, per poter finalmente governare sotto il controllo dell' opposizione. La nostra realtà è lontana da questo.
Per la destra la colpa è dell' opposizione, che invelenisce il clima. Per la sinistra, il vero problema è l' anomalia rappresentata dal premier.
Non vorrei sembrare irenico, ma c' è qualcosa di più grave, quasi un tragico destino: un bipolarismo dell' odio da cui non si riesce ad uscire e non è facile sottrarsi. Che si infiltra e diviene una postura di fondo di tanti aspetti della vita italiana.
L' antagonismo della scena pubblica si ritrova nella vita sociale. Il nostro è un Paese arrabbiato e agitato.
Con la crisi delle grandi reti politiche e sociali, la decomposizione indotta dal nuovo tecnocapitalismo, gli individui vivono isolati o tutt' al più in famiglia. Così si è amplificata la dimensione emotiva dei singoli, soli di fronte alla televisione, che reagiscono a personaggi-simbolo e eventi.
Ma, dopo l' emozione, si torna nella depressione dell' irrilevanza, magari chiedendo ai media di ravvivare le proprie emozioni.
(…)
Il bipolarismo dell' odio si connette alla pratica quotidiana dell' antagonismo, che sfilaccia i fragili legami della vita sociale. L' odio sociale circola al di là dell' obbiettivo per cui è sorto, seguendo percorsi imprevedibili. Si è indirizzato verso gli immigrati, di cui pure abbiamo bisogno. Va in tante direzioni. C' è troppa aggressività nella nostra società, come si vede anche dai delitti commessi in famiglia. Ha bisogno di pace.”
Ma dove trovare un rimedio? Da dove far partire una cura? Dalla cultura: “La fragilità della politica rinvia a quella della cultura, umiliata certo, ma talvolta anche impari o chiusa nei suoi preziosi laboratori”. E’ la cultura che può far uscire la discussione politica dal circolo vizioso del parlarsi addosso tra politici e aprirla a riflessioni prospettiche nella ricerca del bene comune.
E' ancora una citazione di Einaudi a suggellare la riflessione di Riccardi: «L' idea nuova non si difende e non si fa trionfare nei Parlamenti. Essa nasce nei libri, nelle riviste, si propaga nei giornali, dà origine ad associazioni...».
“Credo – così si chiude l’articolo - che ci sia la responsabilità del pensiero in un Paese in cui tanti non trovano con chi discutere e restano prigionieri delle loro emozioni. Ragionare, discutere, coinvolgere in dibattiti appare forse la strada maestra per dare speranza agli italiani e farli appassionare al loro futuro e al loro Paese”.
Credo che tutti noi di NetOne vorremmo apportare un contributo a questo processo.
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Prendo per buona la notizia che dopo il nauf...
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Annette Löw - webmaster@net-one.org
Commenti
La cosiddetta polis in questo periodo è veramente difficile da governare perché la società è diventata seriamente complessa...
Sono convinto - da non politico - che oggi fare politica bene sia molto più difficile che in passato.
E la politica oggi sta soffrendo la sua crisi sostanziale/esistenziale - la attendevamo, d'altronde (pensiamo solo alla chiusura delle scuola di formazione politica, di 10 anni fa...). Così, è molto semplice affermare "se la politica non risolve i problemi, perché non rivolgersi ad altri "fornitori" di soluzioni? ...ma è una riflessione che lascio volutamente aperta.
Secondo gli argomenti ben sollevati dal Riccardi, sarebbe bello e produttivo un link tra NetOne e MPPU per maturare una riflessione condivisa... incrociando saperi, importanti percorsi diversi nella società, strumenti di intervento che è necessario operare sempre più in sinergia - politica, comunicazione, e quindi le tante arti e i mestieri, che se sviluppati in modo distinto danno meno valore rispetto all'operare in comunione. Il Movimento lo ha sperimentato tante volte.
Altrimenti, restiamo inerti nella nostra società complessa del III millennio.
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