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archivio articoli varie La riforma sanitaria di Obama - 3

di Rebecca Helm-Ropelato (in collaborazione con Franco Ropelato)

Krugman dissente dalle critiche degli oppositori di Obama

Paul KrugmanE' proprio un “catalogo” di critiche quello lanciato da coloro che si oppongono all'attuale sforzo del Presidente Obama per riformare il sistema sanitario degli USA,. oggi in maggior parte privato.
Tra queste obiezioni, la più alta ed emotiva, forse, sorge da parte di alcuni conservatori che screditano ogni parte del piano del Presidente che include una qualche forma di “public option” . Il loro lamento è: “Ma questo è socialismo!”

Questa particolare critica, che a volte si alza a livelli isterici, si basa storicamente sulla cultura di questo paese che ha miticamente fatto sacra l'idea di un individualismo selvaggio e di una economia di libero mercato come valori a cuore della stessa America.

La problematicità di queste critiche è che la loro protesta sfida l’evidenza di due luminosi esempi di programmi federali di supporto, che da lungo tempo hanno un alto successo: il fondo pubblico pensionistico “Social Security”  e il programma assicurativo pubblico per i pensionati, il “Medicare” .

Ignorando questo fattore, i crociati dello “spaventati dal socialismo”, puntano invece l'indice contro l'Europa ed evocano una grottesca immagine di una stagnante Europa in bancarotta che è stata rovinata dalle sue proprie pratiche di socialdemocrazia.

In un articolo di questa settimana sul New York Times, l'economista Paul Krugman ha scritto un energico rifiuto a queste critiche dell'opposizione. Krugman, che è stato professore di economia sia alla Stanford University che al MIT ed ha ricevuto il Nobel per l’economia nel 2008, cita una lista di statistiche che comparano Europa e USA e che rilevano importanti pareggi nei successi ottenuti dalle due economie.

Ecco una dichiarazione introduttiva di Krugman:
La realtà che viene dall'Europa è nei fatti l'opposto di quanto i conservatori dichiarano: l'Europa è un successo economico, e quel successo dimostra che la socialdemocrazia funziona”.

Concludendo, Krugman scrive che l'esempio europeo, invece di mostrare il fallimento, mostra chiaramente che “giustizia sociale e progresso possono camminare insieme”.

Un articolo da Il Sole 24 ore

La riforma sanitaria di Obama - 1

La riforma sanitaria di Obama - 2

Il blog di Rebecca Helm



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Commenti  

 
0 #1 Alberto Barlocci 2010-01-16 23:05
Non é nuova la critica di vasti settori economici statunitensi alla politica economica del presidente Obama. La difesa del libero mercato a oltranza in realtá é alquanto strana, se non interessata. I critici dell'intervento dello stato nel mercato, di solito per correggere storture o ingiustizie, se pensiamo che una quarantina di milioni di persone negli USA potranno accedere alla sanitá, dimenticano alcune cose. la prima é che usando la stessa misura e lo stesso criterio, andrebbero allora cancellati gli ingenti sussidi che ricevono gli agricoltori di vari settori, come quello dei cereali. E non sarebbe una cattiva idea, perché in tal caso il riso sussidiato che inonda il mercato di Haití dovrebbe cercare altri sbocchi, e non continuerebbe a distorcere il mercato internazionale dei cereali dando nueve chances ai paesi a produzione agricola del Tero Mondo. L'altra cosa che dimenticano i fautori del libero mercato a doppio standard, é che la piú gigantesca manovra di sussidio del mercato negli USA si attua via il budget assegnato alla difesa. Per il 2010 sono previsti 680 miliardi di dollari, che in gran parte faranno l'agosto di compagnie come la RayTheon, impresa produttrice dei missili "tomhawk", - che ha appena sistemato nel governo USA di Barack Obama a tre ex dirigenti, uno come sottosegretario alla difesa, per intendeci colui che disporrá della spesa del ministero -, ecc. Tra l'alro, se si sommano i budget dell'intero settore la somma totale arriva intorno ai 1200 miliardi di dollari. Alcune aziende del complesso militare e industriale statunitense hanno aumentato il fatturato in poco tempo del 4o-50%. Sono livelli che nel settore civile costituiscono un sogno. Ossia, senza lo stato, e nel caso specifico senza la "guerra globale contro il terrorismo", questo settore che da lavoro a milioni di statunitensi, non potrebbe contabilizzari guadagni cosi lauti.
Dunque un doppio standard per un discorso che in realtá difense interessi. Si tratta del pacchetto di idee professate dal neoliberismo ma che da tempo é chiaro che valgono solo per alcuni, non per tutti. L'intero Occidente ricco, mentre predica il mercato libero, ha sussidiato i propri prodotti al ritmo di quasi 1 miliardo di dollari al giorno (300 miliardi annuali), facendosi beffe delle disposizioni dell'Organizzione Mondiale del Commercio.
Mi pare allora che il dibattito in corso negli USA é una buona occasione - e Krugman e J. Stiglitz ne sono un esempio - per rimettere in discussione: cosa si intende per libero mercato e qual'é il ruolo dello stato nell'economia.
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