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PROIEZIONE

Hubert Schulze-Hobeling

Ho saputo che di recente hai avuto un grave incidente, un incendio?

Rosalyn Dauber

Sono poi tornata a vivere nella Caroline del Sud, circondata da paesaggi bellissimi, ma in venti minuti a causa di un fuoco ho perso il mio lavoro e la mia casa. E questo ha creato un enorme vuoto nella mia vita, non era tanto la perdita delle cose materiali, ma piuttosto tutti i rapporti con i miei amici erano cambiati. Per i primi due anni mi sentivo completamente persa, ciò che avevo era solo quello che indossavo e la mia macchina, tutto il mio lavoro era andato perso. Ma ho pensato di dover avere una forte fede e ho cercato di studiare i metodi di meditazione di questi popoli del Tibet, ho cercato ad affrontare in maniera diversa ciò che stavo vivendo.

Ricordo di aver chiamato il monastero in India, dove ero stata, dicendo che alcuni oggetti che mi avevano dato erano stati distrutti dal fuoco. Ho raccontato loro che c'era stato questo incendio e che tutto era stato distrutto, che non era rimasto nulla. Ma loro mi dissero: "Non ti preoccupare, sei stata purificata, non hai perso nulla ". E mi sono sentita meglio per i primi cinque minuti, ma io non sono una buddista! Loro insegnano a vivere soffrendo. Nel senso che tutti noi siamo destinati ad invecchiare e a morire. E questo non è molto affascinante. La mia famiglia è ebrea e questo non fa sicuramente parte nella filosofia ebraica. Ma dopo l'incendio ho avuto questa esperienza, ossia capire il senso di vivere la vita come una sofferenza. E lì ho capito che la morte fa parte della vita.

I miei amici buddisti sono stati estremamente solidali con me, a confronto di molti altri colleghi occidentali, e questo per me è stato molto positivo.

Hubert Schulze-Hobeling

Sono sicuro che molti film maker giovani vogliono parlare di documentari. Quali sono le difficoltà per un giovane che vuole realizzare un documentario?

Rosalyn Dauber

Negli ultimi sette anni ho insegnato in una università del cinema, e posso dire che c'è un grande interesse nei confronti dei documentari, la maggior parte delle persone vogliono trattare dei proprio argomenti, delle proprie esperienze, vogliono seguire un proprio percorso. Ma il business negli Stati Uniti è piuttosto difficile per i film maker indipendenti. Vi sono molti film maker con talento, che non hanno però i mezzi per portare avanti questo lavoro. Io incoraggio i miei studenti ad andare avanti, a produrre con i propri mezzi, da soli, per provare che sono in grado di farlo, e molti riescono a farlo.

In questo momento penso sia importante per tutti i produttori di documentari partecipare ai festival.

Hubert Schulze-Hobeling

Torniamo in Europa, in Germania. Winfried Baetz è un produttore da circa diciotto anni e ha creato documentari per la tv nazionale. Ci parla di una sua realizzazione.

Winfred Baetz

Questo, di cui parlo, è stato il mio ultimo documentario, perché poi ho cambiato un po' tipo di lavoro. Per diciotto anni ho prodotto con altri, anche con Hubert, dei reportage su vari temi. Ad un certo punto la televisione tedesca mi ha chiesto se ero in grado, in poche settimane, di produrre una documentario su una persona della storia tedesca morta ad Auschwitz , che è stata canonizzata nel ‘ 98: Edith Stein. Era una filosofa, con una personalità molto ricca. La sua vita si è dipanata tra due poli. Siccome ha vissuto un certo periodo della sua vita nella mia città non ho perso l'occasione, ho detto di sì, perché facendo questo documentario potevo tentare di capire chi era.

Edith Stein viene di solito presentata come una suora: i cattolici l'avranno vista con il vestito da suora carmelitana, ma avvicinandola mi sembrava una donna con una storia molto complessa, molto interessante e rappresentativa della prima parte del secolo scorso. Essendo donna, pur molto stimata come filosofa, non ha ottenuto il posto all'università che in qualche modo le spettava; poi come pedagogista, ha dovuto interrompere il suo impegno nella scuola per le leggi anti-ebraiche; convertitasi al Cristianesimo ed entrata nel Carmelo, fu trasferita in Olanda essendo lei ricercata ancora come Ebrea. Ma anche lì venne poi trovata e mandata a morire.

Il problema era appunto che non viveva più e non c'era quasi più nessuno che l'aveva conosciuta di persona, c'era solo una lontana parente che ricordava qualcosa della famiglia, e una suora, peraltro molto anziana, che era stata allieva in una scuola dove la Stein aveva insegnato, quindi la conosceva come insegnante.

Inoltre c'era il rischio che il discorso prendesse un risvolto o politico, o religioso: infatti, per gli Ebrei, Edith Stein è una donna ebrea, è nata ebrea! Cinquant'anni dopo la sua morte viene messa in rilievo come una cattolica, infatti la sua canonizzazione le conferisce una dimensione totalmente cattolica.

Tenendo conto di tutto questo, ho deciso di fare un documentario molto secco, molto oggettivo, portando in luce i fatti, in modo che chiunque vede questo documentario capisca qualcosa del valore di questa donna, capisca i suoi problemi, il contesto storico. Questo è stato il mio obbiettivo, far capire il perché della sua conversione al Cristianesimo e della sua scelta del Carmelo.

Per il titolo ho scelto una sua frase: "La verità di tutte le cose. Il segreto di Edith Stein ".

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