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Perciò, la libertà 3 deriva dall'aiutare a costruire una comunità. Così, un programmatore pubblica il suo cambiamento ed altri possono farlo nella stessa direzione, disposti a risolvere un problema o una necessità che si è condivisa, e alla fine avremo un grande progresso grazie alla collaborazione di molti programmatori. La migliore testimonianza di questa idea è l'attuale livello di sviluppo di Internet. D'altra parte, se esistono milioni di utenti, almeno alcuni sapranno programmare, o per lo meno, potranno cooperare nella conformazione di organizzazioni che gestiscano la contrattazione dei programmatori adeguati. Molte persone apportando un po' di denaro, danno all'organizzazione la capacità di scegliere in un mercato libero. Il mercato del software privato è monopolista, perché puoi contrattare modifiche del programma soltanto al tuo fornitore di licenza, ed al costo da lui stabilito, e nelle condizioni che egli voglia importi. A volte si confonde libertà con possibilità di scegliere solo tra alcune opzioni private: hai la capacità di scegliere chi sarà il "tuo signore" in tecnologia software, il che non fa parte per niente della categoria di libertà.

Una questione etica

Così, le libertà 0, 1 e 3 ti danno la capacità di decidere che cosa farà il tuo computer.
Ma la libertà 2 è necessaria per un'altra ragione ancora più essenziale: per vivere una vita etica. Se adoperi software senza la libertà 2, che consiste nella capacità di condividere copie del software, ti trovi di fronte all'alternativa di non potere aiutare il tuo prossimo. Così ti trovi di fronte ad un dilemma morale quando qualcuno ti sollecita aiuto, ad es. in provvedere una copia del software che necessita: o gli consegni una copia e violi il contratto di licenza che te lo proibisce, o non gli consegni una copia e non l'aiuti. Cioè, devi scegliere tra il male minore,che consiste nel consegnargli una copia e rompere un contratto che non merita di essere corrisposto.
Comunque ancora stai distribuendo, anche se forzando la tua licenza, copie di software
proprietario.
Per vivere una vita etica, devi evitare i due mali. Dobbiamo evitare l'uso di programmi
proprietari e respingere i programmi che proibiscano di condividere col tuo prossimo.
Quando istituzioni pubbliche poderose esprimono che è cattivo condividere copie di software, e persino lo chiamano "pirateria" che è molto brutto, stanno stabilendo una valutazione contraria all'atto di collaborare col tuo prossimo, quello che in realtà è un gesto ammirabile.
Quanto terrore sarà necessario per evitare che gli uomini cooperino col loro prossimo?
Vogliamo vivere così?

Comunione nella libertà

Abbiamo definito già il software libero. Ma rimangono ancora alcuni chiarimenti necessari per esprimere totalmente l'ideologia sottostante nella filosofia del software libero. Alcuni valori tecnologici, potrebbero dirsi superficiali, tali come affidabilità, potenzia, gratuità, possono confondere le ragioni per le quali alcuni pensano a favore o non della proposta del software libero. Questi sono valori ragionevoli ma non la cosa più importante. Le conseguenze dirette della prospettiva del software libero sono la libertà e la comunione, la capacità di decidere che cosa voglio e spero del mio computer e la capacità di costruire una comunità, cooperare, aiutare, realizzarmi accanto all'altro, al mio prossimo. Non si deve pensare solo in termini pragmatici: "il software libero mi conviene perché mi evito il costo di licenze..", ma si deve insistere sulla costruzione di una cultura di comunione nella libertà. Se non si pensa a ciò, è molto facile cambiare questi valori con comodità o superficialità. Devono valutarsi correttamente queste categorie di libertà e comunità per respingere altre offerte che li mettano in pericolo. La libertà non si mantiene mai automaticamente, ed i nostri paesi dell'America Latina sanno particolarmente di questo. Così pure, la comunione implica un senso di appartenenza, valore del quale i nostri popoli, ancora sottosviluppati, hanno saputo dare testimonianza permanente.

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