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Panel 1 - Le domande della società globale

Diversità culturali-religiose e sintonie planetarie

c04-txt_mustafaaAyesha Mustafaa
direttore "The Muslime Journal", USA




I valori universali e le diversità Culturali - Religiose e un Giornalismo Rinnovato

Tema: Vedere come i mezzi di comunicazione possono "contribuire" a costruire un mondo più unito. Come possiamo imparare da culture e religioni diverse a realizzarlo nel miglio modo possibile?

Il Sacro Corano nel capitolo (chiamato surah) 49, versetto (chiamato ayah) 13, dice: "Oh umanità, certamente Vi abbiamo creato da un uomo e una donna, e vi abbiamo diviso in tribù e nazioni, così che voi poteste conoscervi. Alcuni traduttori aggiungono: " E non disprezzarvi". E continua, "Sicuramente, con Allah, il più nobile di voi è il più obbediente tra voi. Sicuramente Allah lo sa, ne è cosciente".

Il commento riguardante questo messaggio del Corano dice: "I destinatari del messaggio non sono i credenti ma sono l'uomo e la donna in generale, ai quali viene detto che sono tutti, come è sempre stato, membri di una sola famiglia, e che la loro divisione in nazioni, tribù e famiglie non deve portarli all'allontanamento gli uni dagli altri, ma bensì a una migliore conoscenza reciproca. La superiorità di uno o dell'altro in questa vasta fratellanza, non dipende dalla nazionalità, dal benessere o dal rango, ma dall'attenta osservanza del dovere e della grandezza morale", e io aggiungo, "come ha ordinato il vostro Creatore".

La diversità è bellezza, è miglioramento, ed è la piena fioritura del potenziale umano per tutti noi. Certamente, il "comunicatore" programmerà la sua disposizione nell'influenzare gli altri e, nel caso dei mezzi di comunicazione, tutta la società. I Media e il Giornalismo vengono soprannominati l'industria "modellatrice dell'opinione". Noi preghiamo perché questa potente influenza porti al progresso e non alla distruzione di una qualche parte della famiglia umana.

Il miglior giornalista non è quello che manipola i fatti e gli eventi, ma è quello che riesce a far aprire le persone, riesce a farle parlare, si guadagna la loro fiducia a volte arrivando esattamente nel momento più vulnerabile della persona (in occasione di un incidente, di un crimine, di eventi politici e sociali). Il primo segno di un giornalista immaturo, inesperto e mal informato, è quello di ricorrere all'uso di stereotipi.

Il dialogo è fondamentale. Non c'è alternativa se non malanimo e conflittualità. Le regole che guidano il dialogo già esistono e sono comuni a tutte le culture e denominazioni religiose: onestà, sincerità, e il non diffondere diffamazioni o calunnie o accuse infondate.

Il miglior giornalista, indipendentemente dalla sua fede, cultura o etnia di appartenenza, deve fare il possibile per mostrare "obbiettività" e non cadere in pregiudizi intenzionali, che altro provocano male e danno. Queste sono le regole del mestiere.

Sento la diversità imperversare dentro me stessa. Io sono Musulmana. Io sono Americana. Io sono una Afro-Americana. Io sono una donna. Io sono una discendente degli schiavi. E cerco di riconciliare tutte queste diversità in me "stessa" in una armoniosa "insalatiera" - lì dove, posso riflettere sulla provenienza di ogni sapore.

Di fronte al l'esperienza Americana (che alcuni chiamano esperimento) e a causa della diversità all'interno delle sue frontiere, i suoi Padri Fondatori hanno dovuto emendare velocemente la sua Costituzione, per inserire i Primi 10 Emendamenti che vennero conosciuti come la Bill of Rights (la Carta delle Libertà). E ancora prima di allora, seppure l'America abbia cercato di separare Chiesa e Stato - ed io concordo che così deve essere - il Creatore stesso, stabilì fino a dove può arrivare questa regola operativa in una società pluralistica.

Ancora prima della Costituzione Americana e della Carta delle Libertà, c'era la Dichiarazione d'Indipendenza per gli Stati Uniti d'America, con il Preambolo e la sua Dichiarazione dei Diritti. Stilata il 4 Luglio del 1776, tra l'altro affermava

"Quando nel corso degli eventi dell'umanità, diventa necessario per un popolo dissolvere i legami politici che lo hanno vincolato ad un altro popolo, ed assumere, una diversa cittadinanza, i diritti individuali ed uguali che le Leggi della Natura e il Dio della Natura gli hanno conferito, richiede che debbano dichiarare le cause che lo hanno costretto alla separazione.".

E poi ancora, la Dichiarazione dei Diritti dice: "Giudichiamo che queste verità siano evidenti, che tutti gli uomini sono stati creati uguali e che il loro Creatore li ha dotati di Diritti inalienabili, tra i quali la Vita, la Libertà e la Ricerca della Felicità."

Tredici anni dopo, come proposto il 25 Settembre del 1789, il 15 Dicembre del 1791, La Carta dei Diritti Costituzionale degli Stati Uniti stabiliva la "Libertà di religione, di parola, di associazione e di presentare petizione al governo per la riparazione delle ingiustizie" ratificata due anni dopo.

Poiché, come dice il Corano, Dio ci ha diviso in tribù, nazioni e famiglie, di colore e conformazione dei capelli diverse, nasi e labbra diverse, possiamo aspettarci di avere "visioni conflittuali". Tuttavia, non sono proprio queste diversità ciò che ci ha portato dove siamo oggi? Come Dio ha detto, il nostro proposito è di imparare gli uni dagli altri, studiarci gli uni con gli altri, cogliere il meglio gli uni degli altri, e aggiungerò il nostro meglio per diventare ancora migliori. Gli schiavi Americani nelle piantagioni, dai loro padroni Irlandesi, impararono la danza Irlandese della Terra, si aggiunsero un po' di ritmo e inventarono così il tip tap moderno, dai movimenti liberi. È certo, che perfino attraverso la schiavitù, lo spirito Africano ha addolcito la rigidità della cultura Europea.

Certamente gli Stati Uniti non sono sempre stati all'altezza dei loro nobili ideali, perché questo Paese è stato costruito sulle terre espropriate ai Native American Indians (aborigeni Americani) ed è stato costruito con il sangue, il sudore e le lacrime degli schiavi Africani. Tuttavia, Dio nella Sua Provvidenza, fatto sancire e firmare ai Padri Fondatori questi diritti oggi questi ideali fanno parte della Costituzione Americana.

Abbiamo imparato gli uni dagli altri, ci siamo conosciuti, anche se la lezione è stata dura e ci è costata cara. Nell'evolversi del popolo Americano, si è evoluta anche la comunicazione. Oltre ai principali media negli USA, si è svilupata anche la "stampa alternativa", quella voce, che comunica tutto ciò che viene trascurato e si accerta che la voce di tutti i cittadini, e non soltanto quella della grande maggioranza, venga ascoltata. Questa stampa alternativa assume diverse forme, tra le quali queste cinque:

1) Paragioranlismo: scrive sulle tendenze sociali, sulle celebrità, sulla "gente comune" e sugli eventi pubblici;

2) Giornalismo di Avvocatura: chiaramente e DICHIARATAMENTE colorato con il punto di vista dello scrittore;

3) Giornalismo Alternativo: fornisce informazioni NON diffuse dai principali giornali e telegiornali;

4) Giornalismo Sotterraneo: il quale offre forum di discussione su argomenti considerati "tabù" dai giornali principali;

5) Giornalismo di approfondimento: interpreta le notizie basandosi sulla comprensione acquisita utilizzando tecniche scientifiche sociali, come per esempio i sondaggi realizzati su campioni casuali.

Io, come Musulmana, come Afro-Americana, come donna e come un'Americana dissenziente (contraria), ho sfruttato tutto ciò di fronte all'informazione dominante, opero sul fronte di questa stampa alternativa. E questa è protetta e garantita dalle autorità. Sia che esse aderiscano o meno. Questo diritto è una scelta professionale sancito dalla Società Americana dei Direttori dei Giornali, che dice : "Il Primo Emendamento, che protegge la libertà di parola da limitazioni di qualunque legge, garantisce alle persone attraverso la stampa un diritto costituzionale e in tal modo affida ai giornalisti una responsabilità speciale." E io voglio vivere con questa responsabilità.

Questa responsabilità stabilisce che la professione giornalistica richieda ai suoi professionisti non soltanto la conoscenza del mercato, ma anche la coerenza con determinati standard di "integrità proporzionata agli obblighi del singolo giornalista" (da Voci di Una Nazione).

Giornali di proprietà societaria, scambi in borsa di contratti di proprietà dei giornali, catene di giornali rischiano di monopolizzare "le opinioni", in base alla convinzione che "se c'è sangue, c'è interesse", "dove non c'è conflitto, non c'è storia" e "dominano sempre le controversie".

Diversamente da quanto si pensa, i Musulmani per natura sostengono la libertà di parola e in cambio esigono che ci sia una stampa libera -libera dal controllo dei partiti dominanti. Nello stesso tempo sono consapevoli dell'importanza di sostenere e promuovere l'alto fine della libera scelta, seguendo l'alta strada morale dell'etica e il massimo rispetto per Il Creatore, sia che venga scritto chiaramente o che sia implicito.

Il nostro profeta Muhammed -che le preghiere e la pace di Allah siano con lui- fece affidamento al suo diritto di libertà di parola quando portò il Nuovo Messaggio, la buona Novella, alla Penisola Arabica circa 1,400 anni fa. Anche se i suoi fratelli arabi e la società a lui contemporanea, considerarono il suo messaggio controproducente per la loro società pagana. Per mettere a tacere il Profeta e i suo nuovi seguaci essi vennero perseguitati. Il Profeta inviò allora i suoi nuovi seguaci in Abissinia per cercare di ottenere protezione dal Re Africano Cattolico. Il Re Cristiano venne così a conoscere che i Musulmani erano molto vicini a lui nella fede e che "l'unica differenza tra noi è come questa sottile linea disegnata sulla sabbia", e diede loro asilo.

Oggi, i Musulmani non riusciranno mai a cancellare l'etichetta di terroristi, di violentatori di donne, di anti-moderni, se noi non promuoviamo la libertà di stampa, per poi utilizzarla per definirci. Dobbiamo esigere notizie giuste ed accurate su di noi e darle anche noi in cambio. La libertà di stampa è a nostro beneficio, ma per "fare agli altri quello che vorremmo fosse fatto a noi", dobbiamo proteggere questo diritto. La libertà di stampa in qualunque società, rappresentare e dare voce al popolo e non soltanto essere portavoce delle élite, dei potenti, dello status quo. Noi Musulmani lo sappiamo. Noi Musulmani dobbiamo agire di conseguenza.
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