di Maria Rosa Logozzo
Sono andata ad ascoltare la conferenza romana di Nicholas Negroponte insieme a una cara amica, giornalista statunitense, Rebecca Helm-Ropelato, che ne ha scritto, in inglese, sul suo blog.
Aggiungo qualcosa anch'io. Negroponte ha messo in rilievo che One Laptop per Child ha un focus educativo più che tecnologico: "It's an education project, not a laptop project".
Questa è una chiave importante per una adeguata comprensione del progetto, spesso taciuta. Esso si poggia sulle teorie costruzionistiche, sviluppate al MIT Media Lab dal professor Seymour Papert sin dagli anni '60.
Negroponte, nel corso del suo intervento, si è riferito al costruzionismo per dimostrare la validità didattica di imparare a programmare. La programmazione porta i ragazzi ad apprendere diversamente da quanto solitamente fanno a scuola.
E' partito da un esempio personale. "Quando ero ragazzo, ero scarso nel fare lo spelling. Quando riuscivo a fare lo spelling corretto di otto parole su dieci e ottenevo un B (un buon voto) ero contento e non mi curavo delle due parole che avevo sbagliato. I ragazzi che si impegnano a programmare, quando ottengono un B, sono principalmente interessati alle due parole che hanno sbagliato. Sono 'attratti' ('fashinated') dagli errori".
La gestione dell'errore ha grande importanza. L'idea, mediata da Papert, è che l'unico modo per imparare in modo significativo sia quello di prendere coscienza dei propri errori.
Il progetto 'one laptop per child' porta avanti il 'learning learning' , imparare ad imparare; da qui la necessità di dare a ciascun bambino un suo laptop da portare con sé, per esplorare in prima persona.
Un'ultima nota: ho apprezzato molto il puntare a diffondere il progetto soprattutto nelle aree rurali dei Paesi in via di sviluppo, quelle aree così trascurate dal mondo globalizzato.
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Prendo per buona la notizia che dopo il nauf...
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