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NetOne - Media and a united world

NetOne chi siamo

NetOne è un’associazione di professionisti, studenti e operatori della comunicazione, impegnati a raccontare la società contemporanea, i nuovi fenomeni e le sfide che essa pone all’umanità, con uno stile dialogico.

È una rete internazionale, promossa dal Movimento dei Focolari, nata nel giugno del 2000.

Si configura come uno spazio di dialogo, senza frontiere di alcun genere, dove condividere esperienze professionali, approfondimenti culturali, percorsi formativi, azioni e progetti, per una comunicazione mediatica che susciti fraternità.

La proposta di NetOne si caratterizza come segue:

  • Scopo: dare un’informazione reale, il più possibile obiettiva, percorrendo cammini di fraternità e di condivisione. Insieme per un giornalismo che si rinnova.
  • Attenzione alle piaghe aperte: quando si tocca una situazione dolorosa, questa deve essere prima di tutto accolta e compresa, poi descritta. Fare una lettura storica e contemporanea della realtà, distinguendo i diversi piani: religioso, politico, comunicativo, culturale, ecc.
  • Conoscenza diretta: se possibile spostarsi nel luogo della crisi, per conoscere le radici storiche della questione da persone che vivono il problema quotidianamente. La realtà è più articolata e più ricca di quanto si percepisce dalla lettura dei giornali.
  • Interdisciplinarietà: affrontare la questione da molteplici punti di vista professionali, coinvolgendo se possibile giornalisti, persone della società civile, politici, teoretici della comunicazione. Un dialogo interdisciplinare, non tra ideologie o pensieri, ma tra persone.
  • Diversità: organizzare momenti di confronto con persone di diversi contesti, discipline, età, culture, religioni e prospettive, competenti e non, disponibili ad ascoltarsi l’un l’altro. Far venire fuori il meglio di se di ognuno.
  • Apertura: aprire spazi di dialogo dove tutti possano esprimersi.

 

«Se osserviamo l’attuale panorama mediatico con una certa obiettività, costatiamo come il giornalismo attuale non sia molto dialogico. Nonostante questo, nella teoria e nella pratica del giornalismo, soprattutto di quello anglosassone ma anche di quello di scuola latina, la nostra professione è presentata sì come un lavoro personale, direi individuale (non credo, salvo eccezioni, che si possano scrivere articoli a quattro mani), ma eminentemente inserito in un contesto lavorativo che deve essere collaborativo per essere efficace. Valga per tutti l’esempio raccontato dal film Spotlight, oppure la vicenda delle inchieste tra diversi organi di stampa internazionali alla scoperta delle tasse non pagate dalle multinazionali in Europa. O ancora, i Panama Papers. Tra l’altro, gli ultimi sviluppi del digitale parrebbero spingere verso una collaborazione più spinta tra i giornalisti, tra giornalisti e tecnici, tra giornalisti e utenti: pensiamo al modo di raccontare le vicende dell’attualità attraverso gli strumenti dello storytelling. Nei fatti questa formula giornalistica sempre più in voga obbliga alla collaborazione, al dialogo, che lo si voglia o no».

(Michele Zanzucchi - estratto da: I caratteri di un possibile giornalismo dialogico).

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