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Pagina 1 di 4 Giovani professionisti: la responsabilità dei Maestri
Ron Austin
Ho tre amici da presentarvi, che insegnano Cinematografia:
Monica Ganas, Fernando Muraca, Rebecca Verstratten.
Il tema dei loro interventi è:
Come rispondere alle domande di chi oggi studia per fare cinema? Cioè,come dovrebbe essere insegnato il cinema, nello spirito di cui stiamo parlando in questi giorni?
Fernando Muraca
Inizio collegandomi a quanto detto questa mattina da Piero Coda. Piero Coda
accennava che la nostra è una vocazione vera e propria. Questo momento in
particolare, in cui noi parliamo con i giovani che iniziano questa attività,
penso che sia giusto puntare su questo tema della vocazione. Quindi
nell'attività che compio e che mi capita di compiere, di trasmissione di questo
piccolo sapere - che consiste poi nell'esperienza di lavoro e di studio che ho
accumulato fin qui - io mi ricordo sempre che la persona che ho di fronte è una
persona che sta precisando la sua vocazione e quindi va trattata con questa
dignità, non di meno.
Per questo racconto un piccolo episodio. Qualche settimana fa è venuta da me
un' attrice di ventotto anni, all'inizio quasi della sua formazione artistica,
chiedendomi cosa doveva fare per continuare la sua attività, per svilupparla.
Era una ragazza molto bella, e le donne belle fanno di solito il personaggio
che comunemente si chiama l' "innamorata ". Hanno una carriera in genere che si
sviluppa in modo importante dai venti anni ai trentadue, trentatré anni, poi
finisce. Quindi lei era già abbastanza avanti negli anni. Io l'ho messa davanti
a questa realtà. Però la vocazione si puo' manifestare in qualsiasi momento,
anche. Per cui ho detto "se vuoi provare, allora devi dimagrire di sette chili,
devi metterti un apparecchio ai denti..."
Sono stato dunque molto realista. Poi l'ho vista, un giorno, parlare con un
altro professionista, che le diceva le stesse cose, con altrettanta
determinazione. La faccia di questa ragazza molto provata, poi ho saputo che ha
parlato con un'altra persona ancora.
Passato un po' di tempo, mi tornava alla mente questa ragazza e ho capito di
non aver agito in modo giusto con lei.
Cioè, quando viene una persona da te, non basta mettere la persona davanti alla
realtà, bisogna amarla. Allora l'ho chiamata e le ho detto: "guarda, io non so
qual'è la tua vocazione, però io ti offro la possibilità di preparare un
provino, tu scegli un pezzo, io ti dirigo nella preparazione di questo provino,
sia per il cinema che per il teatro, in modo che tu abbia qualcosa per incominciare
e provare se hai veramente l'intenzione di fare questo."
Ron Austin
Questa è stata la tua esperienza, Fernando.
Monica, sei in grado di trattare gli americani, i nordamericani che vengono da
te, in un modo simile? Tu vedi che loro hanno una vocazione, qual è
l'equilibrio tra il provare ciò che sono veramente e come si guadagneranno da
vivere nella loro carriera?
Monica Ganas
Sento un grande affetto per tutti qui in questa sala, in questa conferenza.
Sono davvero colpita da questa discussione. Abbiamo sentito molte parole oggi,
molte parole importanti riguardo all'influenza degli Stati Uniti su tutti i
paesi ed spesso questo è una sorgente di vergogna. Pensate che lo sforzo contro
la " macchina Hollywood" è molto forte in tutto il mondo, senza differenze.
Questo sforzo, questa lotta c'è anche a casa nostra e gli studenti cui noi
cerchiamo di dare la capacità di resistere compiono lo stesso sforzo. Questa è
la realtà che noi abbiamo affrontare giorno dopo giorno quando entriamo in
classe per insegnare. Noi vogliamo insegnare la verità, non semplicemente i
fatti.
La verità che abbiamo in mente per loro è molto più grande, riguarda non ciò
che è possibile, ma ciò che potrebbe essere possibile, questo ci interessa.
Quindi, essendo uscita dell'industria, dopo venti anni, sono tornata a prendere
un PHD. La mia domanda di partenza era: perché la televisione è così brutta?
Questo volevo chiedere, questo volevo sapere, per rispondere a questa domanda,
perché coloro che hanno inventato la tecnologia della televisione hanno detto
che è uno strumento divino e che Dio punirà a coloro che lo usano male. Io ho
pensato "ma allora siamo messi male!" Così sono tornata a scuola per rispondere
a questa domanda. Ma è stato difficile.
Mi ci sono voluti sette anni di lavoro post laurea. Ho frequentato il college
evangelico, una università aperta a tutte le fedi e anche a persone che non
hanno una fede ben determinata. Però non avevano il programma di studi sui
media! Questo succedeva dodici anni fa. Ci dicevano: "Noi non l'abbiamo questa
facoltà e non l' avremo mai ". Dicevano: "Voi andate per la vostra strada, noi
andiamo per la nostra, non abbiamo niente a che fare con i mass media ".
Quindi io non volevo più restare in quella università, ma Dio aveva altre idee!
Adesso abbiamo una stazione radio, uno studio televisivo, abbiamo una piccola
facoltà con mezza dozzina di persone, abbiamo attrezzature all'avanguardia,
tutto preparato dallo Spirito Santo, che ha agito attraverso gli studenti: gli
studenti stessi hanno costruito il programma, gli studenti stessi hanno
mostrato che era possibile sviluppare questi studi. Certo,hanno dovuto
accettare curricula inadeguati, hanno usato telecamere, macchine da presa ormai
superate, ma sono riusciti a realizzare delle produzione che via via sono
apparse sempre più degne di attenzione. Così sono arrivati ad avere un filmaker
che desse loro una vera opportunità.
Abbiamo avuto centottanta laureati con un programma biennale. Questo per me è
stato un lavoro importante, di cui siamo felici, ma appena abbiamo iniziato ad
acquisire la tecnologia di cui avevamo bisogno è nata in me un nuova
considerazione. Il motivo è questo. Gli studenti cominciano a trasformarsi
sotto il peso della tecnologia: cominciano a cambiare, a diventare egoisti con
questa tecnologia competitiva e non sono più i ragazzi pieni di speranza e di
entusiasmo che io avevo incontrato. Mi sono accorta che non basta insegnare
metodi di produzione con grandi mezzi, la tecnologia non fa del bene se non
sappiamo come usarla. C'era bisogno anche di consolidare il carattere, la
personalità. Quindi andavo da loro e chiedevo:" cosa c'è cosa non va?" e spesso
loro volevano andarsene, dimenticare il loro passato, mostrarsi disinvolti,
aggressivi, volgari, non soltanto dei piccoli ragazzi.
Questa è la verità, avevano questo tipo di atteggiamento e io dicevo: " Ma
anche la gentilezza, anche la bontà sono cose reali, sono cose vere!" Loro
avevano bisogno di trovare un senso a quello che facevano, mantenendo la
fiducia, pur nell'incertezza che forse un pubblico non sarebbe arrivato,
essendo anche sottoposti alla pressione dominante della pubblicità. Per la
pubblicità, sia che si venda Gesù sia che si venda sapone, il pubblico poi può
fare ciò che vuole del tuo prodotto.
E questo metteva in loro sconforto e si domandavano: come possiamo controllare
che il pubblico effettivamente capisca il nostro messaggio? Quindi ho parlato
di silenzio, di fiducia e ho cercato di svelare loro che dovevano ancora
innamorarsi della matafora della scrittura, della metafora della loro vita,
dicendo che loro sono la poesia di Dio. Cioè che hanno una vita che vale la
pena di esaminare e che non dovevano cercare oltre la loro vite per vedere cose
bellissime e verità vere, non prese in prestito da altre culture, da altre cose.
Per fare queste cose non ho solo dovuto soltanto creare quindici classi, ma
sono dovuta diventare la loro amica, perché se no come potersi fidare del
pubblico, come fidarsi di Dio, come aver fiducia in se stessi, se non si
fidavano della persona che insegnava loro tutto questo?
Quindi la mia amicizia per loro e la loro per me è stata la base, il fondamento
più importante, più della tecnologia, più del lavoro a scuola, più dei soldi.
Ed è stato veramente difficile ottenere i soldi per questi corsi, mi è stato
detto che erano troppi i soldi richiesti per degli studenti che "giocano Chi fa
questo lavoro sa che non è un gioco! E d'altra parte molti soldi vengono dati
ai giocatori di calcio! Comunque è stato molto difficile ottenere queste cose,
ma nessuno ha fatto nulla senza questa base di fiducia e di amicizia. Questa è
la mia esperienza.
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