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Intermediando 2007
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I relatori di Intermediando/5 - Arturo Di Corinto | I relatori di Intermediando/5 - Arturo Di Corinto |
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| mercoledì 29 agosto 2007 | ||||||||||||||||||
Società dell'Informazione: luci ed ombredi Maria Rosa Logozzo
Dai primi argomenti più a tema con la comunicazione mediata dal computer - che era il titolo in programma - ci si è pian piano addentrati in altre problematiche, fino ad arrivare alle guerre e alle armi, con momenti di forte testimonianza. Stimolato da una domanda sul dover scendere a compromessi per ottenere un lavoro nel campo dell'informazione, Arturo risponde: tutti quanti facciamo dei compromessi per garantirci la sopravvivenza, ma possono essere una cosa giusta (solo) quando non si compromette la propria dignità di persona. E per chiarire racconta di aver rifiutato, pur nel bisogno, le offerte di lavoro di IBM e Alenia, per non collaborare - con i suoi studi sulla realtà virtuale e la simulazione - alla produzione di armi intelligenti. Difficile dare una traccia di ciò di cui si è parlato. Seguo alcune domande. Che fa uno psicologo cognitivo?
Gli psicologi
cognitivi si sono preoccupati di ottimizzare il funzionamento degli artefatti
cognitivi, cioè di quegli strumenti che sono un po' un'estensione delle
capacità intellettive delle persone, come il computer. Essi studiano come le
persone interagiscono con tutti gli strumenti che trattano sapere e conoscenza. Che cos'è in realtà quella società dell'Informazione di cui si fa un gran parlare? Oggi il volume della produzione e degli scambi dei beni non materiali sta eguagliando quello delle merci materiali, siamo a cavallo di un cambiamento epocale, in cui progressivamente le tecnologie della comunicazione e dell'informazione sostituiscono delle modalità precedenti di rapporto tra cittadini e stato , tra medico e malato, tra datore di lavoro e operaio ecc... Società dell'informazione è un termine passpartout che ci serve a dire che le fonti energetiche e meccaniche vengono pian piano sostituite dalle fonti informazionali nel produrre ricchezza. C ‘è poi un idea progressista di società dell'informazione, che vede le tecnologie di comunicazione e informazione utili a raggiungere gli obiettivi del millennio, a sviluppare il potenziale umano e favorire lo sviluppo economico dei Paesi in transizione. Il problema che c'è dietro tutto questo si chiama digital divide, quella frattura che divide il mondo in info-ricchi e info-poveri.
Non accedere alle opportunità del digitale determina una nuova forma di esclusione che
può essere anche più grave di quelle vissute in passato, ne consegue che il
divario digitale è la nuova frontiera
della battaglia democratica, l'accesso
alle tecnologie di informazione e comunicazione decide le nuove forme
dell'inclusione e dell'esclusione.
C'è un information overload (avrete mai il tempo di rivedere tutti i filmini che avete girato e le foto che avete fatto?) il cui antidoto è la capacità di filtrare e selezionare l'informazione e lo schermarci davanti alle sollecitazioni a cui non siamo interessati (spam e non solo).
E c'è la grande opportunità di liberare delle energie per
fare altre cose e fare meglio e più velocemente quello che facevamo prima.
Questo però se individuiamo gli strumenti giusti e se ci diamo il tempo di
migliorarne la conoscenza insieme ad altre persone: il lavoro di gruppo - in genere - facilità molto la gestione del
sovraccarico informativo. E a questo punto Arturo apre una interessante digressione sul problema ambientale: i nostri computer non sono efficienti dal punto di vista della gestione dell'energia e riporta alcune statistiche per chiarire che quantità immensa di energia va dispersa. Ad esempio i computer accesi in stand by in Francia in un giorno, consumano tutta l'energia prodotta da due centrali nucleari in quel giorno. Ogni anno, nel mondo sono 300 milioni i computer che vengono buttati. Per fare un computer si utilizzano anche materie prime preziose, come il tantalio e la sassiterite, materiali che devono essere scavati a grandi profondità, in Paesi come il Congo, che non sono democratici, dove ci sono guerre in corso, dove non c'è un diritto del lavoro per cui i bambini lavorano infilati in cunicoli profondi. Il non riciclaggio dei computer porta, accanto a questo problema sociale, un problema ambientale: lo stoccaggio dei computer scartati. Esso è fonte di guadagni per la camorra - che gestisce alcune discariche - e di danni per altri Paesi in via di sviluppo a cui gli scarti vengono rifilati. Utilizzare software libero, che richiede minori prestazioni alle macchine, può essere un freno alla rapida obsolescenza dei computer e al crescere di queste problematiche.
E parlando di software libero, di logica del dono e di
cooperazione Arturo ha fatto un bell'inciso: quando interagiamo tra noi produciamo sempre qualche cosa, dei beni comuni, anche in una semplice
conversazione amichevole.
I diritti di proprietà, il copyright, i creative commons e
argomenti collegati hanno stimolato la prima domanda dalla sala: i produttori
di beni culturali hanno bisogno di guadagnare per continuare a dare. Nel caso
di software libero si può giocare sull'assistenza o su prodotti che girano
attorno a questo software, ma nel caso di musica, video... che tipo di mercato si
può pensare per il futuro con queste licenze copyleft?
Gli autori affermati fanno un'azione di valore etico
permettendo ad altri di usufruire liberamente delle loro opere, i giovani possono
lavorare sulla loro musica, magari remixarla, creare del nuovo e forse trovare
lavoro a loro volta. Gli autori non affermati, invece, possono farsi conoscere
diffondendo in rete la loro musica con un copyright in cui solo una parte dei
diritti è riservata. Eliminano ogni intermediario tra produttore e fruitore (nel mondo della musica il giovane autore
deve sempre pagare qualcuno per cominciare la sua carriera), e la gente
conoscendoli poi va a un loro concerto o chiede loro di realizzare qualcosa
retribuendoli. Con la Rete possiamo far qualcosa che faccia rifiorire la riflessione, il parere personale, la varietà... sottrarci a questa manipolazione di pensiero unico deciso da pochi, tipica dell'informazione odierna? Il sistema dei media e dell'informazione oggi è un moloc ... l'unico modo per staccargli la spina è non seguirlo più!
Esso dipende da pochissimi gatekeeper: aziende multinazionali, governi, lobbies in contatto
stretto tra loro e con le grandi agenzie di informazioni. Il circuito dei gatekeepers è per esempio: fonte
militare - grande agenzia d'informazione multinazionale - network televisivo
internazionale - grande quotidiano.
Arturo invita i presenti in sala a produrre personalmente
informazione, utilizzando gli strumenti che il web 2.0 ormai mette a
disposizione di tutti, strumenti che non necessitano di grosse competenze e
sono gratuiti: per ribaltare il sistema,
l'unica cosa è diventare noi gli autori e produttori di informazione, con
consapevolezza, con serietà, con passione, con la voglia reale di entrare in
relazione con gli altri, con la persona protagonista del fatto che testimoni, e
con il lettore, il telespettatore, l'ascoltatore della tua informazione. Sono state più di due ore di verità brucianti in cui Arturo Di Corinto ancora una volta ha trascinato con la sua appassionata sete di giustizia. Nel google video abbiamo tagliato il possibile, per accorciarlo, ma è rimasto di 100 minuti: era un peccato togliere di più.
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Intervistando
Quali gli aspetti buoni e quelli meno buoni del sovraccarico
di informazione odierno?


