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David Grossman al Festival di Berlino PDF Stampa E-mail
giovedì 06 settembre 2007

In quale situazione, in quale momento, io divento «massa»?

di Maria Rosa Logozzo 

grossman_pic Su Repubblica di ieri ho potuto leggere la traduzione del discorso inaugurale di David Grossman al Festival della Letteratura di Berlino.

Ho cercato di trovarlo online, per segnalarlo, ma non mi pare che ci sia. Così ne riporto almeno una parte, quella sui mass media, attinente al focus di questo sito.
Ma ce ne sono altre di parti preziose. 

«La morte di un uomo è una tragedia», ha detto Stalin, «ma quella di milioni è statistica».

Riflettendo su questo, tra l'altro, Grossman arriva a dire che «probabilmente è questa la grande domanda che l´uomo moderno deve porsi: in quale situazione, in quale momento, io divento 'massa'?»

Ed ecco il brano sui mass media, non integrale, ma stralciato secondo la traduzione italiana
di Alessandra Shomroni su Repubblica del 5 settembre 2007

«I valori e gli orizzonti del nostro mondo, l´atmosfera che vi si respira e il linguaggio che lo domina sono dettati in gran parte da ciò che noi chiamiamo mass media, un´espressione coniata negli anni Trenta del secolo scorso quando i sociologi cominciarono a parlare di 'società di massa'. Ma siamo davvero consapevoli del significato di questa espressione? Di quale processo i mass media abbiano subìto? Ci rendiamo conto che gran parte di essi non solo convogliano un tipo di comunicazione destinata alle masse ma trasformano i loro utenti in massa?
E lo fanno con prepotenza e cinismo, utilizzando un linguaggio povero e volgare, trattando problemi politici e morali complessi con semplicismo e falsa virtù, creando intorno a noi un´atmosfera di prostituzione spirituale ed emotiva che ci irretisce, rendendo kitsch tutto ciò che toccano: le guerre, la morte, l´amore, l´intimità.
A un primo sguardo sembra che questo tipo di comunicazione si incentri sul singolo, sull´individuo, non sulle masse. Ma è una suggestione pericolosa. I mezzi di comunicazioni di massa pongono il singolo in primo piano, lo consacrano persino, incanalandolo sempre più verso se stesso. Anzi, in fin dei conti, esclusivamente verso se stesso: verso i suoi bisogni, i suoi interessi, le sue aspirazioni, le sue passioni. In mille modi, palesi o nascosti, liberano l´individuo da ciò di cui lui è in ogni caso ansioso di liberarsi: la responsabilità verso gli altri per le conseguenze delle sue azioni. E nel momento in cui lo fanno ottenebrano la sua coscienza politica, sociale e morale, lo trasformano in un materiale docile alle manipolazioni da parte di chi controlla i mezzi di comunicazione e di altri. In altre parole lo trasformano in massa. (...) È questo il messaggio dei mass media: un ricambio rapido, tanto che talvolta sembra che non siano le informazioni a essere significative e importanti ma il ritmo con cui si susseguono, la cadenza nevrotica, avida, commerciale, seduttrice che creano. Secondo lo spirito del tempo il messaggio è lo zapping.
* * *
La letteratura non ha rappresentanti influenti nei centri di potere globali che ho appena descritto, e fatico a credere che sia in suo potere apportarvi qualche cambiamento. Può però proporre un diverso modo di vivere: secondo un ritmo interno, una coerenza personale più adatta ai nostri bisogni spirituali e naturali di quanto ci venga prepotentemente imposto da apparati esterni.
Io so che quando leggo un buon libro qualcosa dentro di me si chiarisce. La mia percezione di essere una creatura particolare si fa più netta. La voce precisa, distinta, che mi giunge dall´esterno risveglia in me altre voci, alcune delle quali erano mute in precedenza. E anche se migliaia di altre persone leggono lo stesso libro nel momento in cui lo sto leggendo io, ognuna lo vive in modo diverso. Per ognuno quel libro è una cartina tornasole di tipo particolare.
Un buon libro - e non ce ne sono molti perché la letteratura, naturalmente, è sensibile alle lusinghe e ai trabocchetti della comunicazione di massa - fa sì che il lettore si distingua dalla massa. (...)»

Non commento. Perché quello che Grossman dice a prosito di un buon libro  «Io so che quando leggo un buon libro qualcosa dentro di me si chiarisce» e «Per ognuno quel libro è una cartina tornasole di tipo particolare» possa succedere a noi che leggiamo questo suo brano

Donata Schiavoni ci ha segnalato che l'intero testo pubblicato su Repubblica si trova qui

Franco Ropelato ci ha segnalato che l'originale integrale in inglese si trova qui 

 





  Commenti (1)
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 1 Scritto da Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , il 18-09-2007 21:59
Un ritratto fedele quello di Grossman, che descrive ciò che la contemporanea società mediatica ha prodotto: l'uomo-massa.Una società privata della sua più profonda radice semantica:l'uomo accanto all'uomo.L'embrione mutilato della comunità, produce in questo modo un corpo sociale ormai fragile, vulnerabile, privo di identità, inconsapevole di costituire un corpo, inconsapevole di esistere. 
L'invadenza dei mass media, (ossia quando questi cessano di essere utilizzati come mezzi),all'interno dei  
rapporti interpersonali, delle relazioni fungono da protesi omologate che ci allontanano dalle persone, dalla vita, dalla realtà, sino ad accontentarsi di guardare dalla poltrona il reality della propria esistenza, senza gustare il rischio e l'ebrezza di viversela! 
Ciò nonostante, la sete di bellezza, di purezza appare a volte come un miraggio lontano nela vita delle persone.E smuove qualcosa dentro, stupisce, ti riporta alla vita, facendo riscoprire la freschezza, la profondità e la leggerezza di un respiro! 
Se proviamo ad inviare dei segnali un pò meno anonimi, più carichi di noi, delle nostre emozioni, esperienze, e se accogliamo questi,tuffandoci nell' altro,tramite un libro, un film, una poesia, un articolo, daremo un volto nuovo alla nostra società! Grazie a chi leggerà questo commento

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