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di Maria Rosa Logozzo
Serata degli Angelus Awards alla Casa del Cinema di Roma
I quattro giovani registi e le loro storie
premiate con gli Angelus Awards sono stati i veri protagonisti della serata alla Casa del Cinema di
ieri, 27 febbraio.
I corti, oggetto delle loro tesi a conclusione dei rispettivi
corsi frequentati, erano diversissimi sia nelle tecniche che nei contenuti, ma
li accomunava una ricerca di contenuti valoriali condivisibili. C'era talento e
anche una certa maturità artistica.
Caterina D'Amico, amministratore delegato di RAI cinema,
introducendo la proiezione, ha evidenziato come il cinema, riunendo le
potenzialità di varie arti, sia il mezzo di comunicazione più potente oltre che
una forma di comunicazione contemporaneamente personale e collettiva: parla
diversamente ad ognuno ma si fruisce sempre in collettività. Questo ne accresce
l'impatto.
Chi fa cinema è bene abbia consapevolezza di questo, anche
perché, come tutti i mezzi potenti, anche il cinema può essere pericoloso e
recar danno. La D'Amico ha precisato che, negli anni in cui si è dedicata
all'educazione dei giovani cineasti, non ha mai esercitato alcuna forma di
censura, perché "i creativi vanno lasciati molto liberi". Ha però cercato
sempre di educarli facendoli riflettere sulle conseguenze delle scelte che facevano.
Ha detto ancora che le storie raccontate hanno efficacia
tanto in quanto chi le racconta ama i personaggi di cui parla e li comprende empaticamente.
I film con questa empatia, che darà la capacità di trovare espressioni di
maggiore efficacia, non solo saranno i più utili e i più ricchi - per questa
conoscenza ‘profonda' -, ma saranno anche i più belli e quelli maggiormente
capaci di emozionarci.
E qualche momento di vera emozione i corti ce lo hanno
regalato, come l'abbraccio tra i protagonisti di The Trojan Cow - un ragazzo e una ragazza che si sono trovati a
rischiare insieme - senza conoscersi
prima - il passaggio da Est a Ovest in tempi di cortina di ferro, chiusi nella
pancia di una mucca fantoccio. "Certe sfide riusciamo a vincerle solo unendo le
forze, affrontandole insieme": questo quanto Barbara Stepansky, giovane regista
polacca cresciuta in Germania, ha voluto passarci, rielaborando una storia vera
trovata su Internet.
In Mamitas Nicholas
Ozeki ha riprodotto gli stereotipi dei teenagers
negli approcci tra ragazzi e ragazze. Una ragazza, all'apparenza trascurata e
insignificante, porta il protagonista maschile a superare il culto
dell'apparenza tramite una conoscenza più interiore e vera.
The Little Gorilla
affronta il mondo dell'infanzia e le sue sfide, simboleggiate da una costruzione
di strutture di ferro e dalla paura di scalarle. Il regista attraverso un
linguaggio di sguardi, riesce a farci ritrovare nei panni del piccolo
protagonista che, alla fine, per ricuperare una palla volata in alto, ce la fa a
spuntarla. Harry Kellerman, che lo ha diretto, vuole dedicare la
carriera al cinema dell'infanzia, che ad Hollywood è quasi del tutto assente.
Il tema è arduo, sia per la difficoltà che i bambini hanno a ripetere più volte
le stesse scene, sia per questioni di tutela dei minori.
In between è
ambientato in Polonia. Il regista, Jose E. Iglesias Vigil, è spagnolo ma si è
formato in scuole di cinema polacche. Una coppia è in crisi perché lei aspetta
un bambino e lui aveva saputo di essere sterile, cosa che la moglie non sa. Salvando la vita ad un ragazzo che lo aveva deriso e imbrogliato e assistendo, spettatore non visto, al dolore dei genitori e ai loro alterchi, l'uomo decide finalmente di accettare la vita e salvare il suo rapporto di
coppia.
Dopo la visione dei cortometraggi, i giovani registi e
Monika Moreno, direttrice dell'Angelus
Film Festival , si sono intrattenuti in dialogo con i presenti in sala. Gli
autori hanno apprezzato questa possibilità di presentarsi, di parlare delle
storie che avevano mostrato, delle motivazioni che li hanno mossi, delle
tecniche che avevano scelto; cosa che in altri festival a cui hanno partecipato
non è mai stata loro offerta. Indicativo delle loro sensibilità e aspirazioni, è
stato quando due di loro hanno nettamente espresso il rifiuto di passare le
loro storie al piccolo schermo televisivo.
A programma concluso, quando era quasi mezzanotte, gli
incaricati hanno dovuto gentilmente far pressione per liberare i locali perché
a piccoli gruppi la conversazione continuava ancora.
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