Il Movimento dei Focolari e i mezzi di Comunicazione Sociale
Chiara Lubich
Fondatrice e presidente del Movimento dei Focolari.
Saluto di cuore tutti voi, operatori ed esperti della
comunicazione, riuniti in questo convegno, al quale vorrei offrire il mio
contributo con una conversazione dal titolo "Il Movimento dei Focolari e i mezzi
di comunicazione sociale".
Faccio questo molto volentieri, perché i
"mass-media", oltre ad essere quel meraviglioso fenomeno che tutti conosciamo e
che in certo modo caratterizza la nostra epoca, sono anche particolarmente
vicini e di fondamentale importanza nella storia e nell’oggi del nostro
Movimento, come ho avuto occasione di sottolineare in un mio intervento a
Bangkok in Thailandia, nel gennaio 1997, quando la locale e prestigiosa St.
John’s University ha voluto conferire a me e, per me, al Movimento che
rappresento, la laurea honoris causa proprio in scienze delle comunicazioni
sociali.
Legami tra i media e il Movimento
C’è, in
effetti, una doppia affinità che lega profondamente a noi i mezzi di
comunicazione e che ci spinge a parlarne. Anzitutto una affinità relativa ai
fini.
La finalità del Movimento dei Focolari è di concorrere ad attuare
quello che i nostri giovani definiscono il sogno di un Dio, cioè l’accorata
richiesta che Cristo fece al Padre poco prima di morire: "Che tutti siano uno"
(Gv 17,21).
E quale è lo scopo dei mass-media? La loro vocazione collettiva è
palese: sono fatti anch'essi per far vivere gli uomini insieme.
Ma non è
soltanto lo scopo, per cui il Movimento lavora, che rende i mass-media tanto
vicini alla nostra vita. C’è una seconda affinità ed è relativa al metodo: la
spiritualità dell’unità, che è tipica del Movimento, non si vive solo in una
dimensione personale, ma comunitaria, collettiva. Ebbene, è nota la teoria
sociologica che vede nella nascita e crescita dei mezzi di comunicazione di
massa un nuovo passo nel disegno evolutivo dell’umanità, quasi il costituirsi,
per così dire, di un sistema nervoso che (analogamente a ciò che avviene nel
corpo umano) immette nell’umanità una tensione inarrestabile dalla complessità
all’uno, dalla frammentarietà alla ricerca dell’unità interna in tempo
reale.1
Cenni di spiritualità
Se prendiamo
in esame la nostra spiritualità, ci accorgiamo che, proprio perché essa è la via
dell’unità, è una via di comunione.
In un mondo pervaso di individualismo, in
una Chiesa che coltivava e proponeva antiche, ma sempre ammirevoli spiritualità
individuali, lo Spirito Santo ha spinto il nostro Movimento, vent’anni prima del
Concilio, a fare questa solenne sterzata verso gli uomini.2
Non è
questo il momento per una analisi approfondita dei vari cardini su cui poggia la
nostra spiritualità, ma possiamo affermare che in ognuno di essi c’è una
spiccata intonazione comunitaria. È dunque una via collettiva. Si va a Dio
attraverso l’uomo, anzi, si va a Dio insieme con l’uomo, insieme con i fratelli
che amiamo.
E poiché questo amore è reciproco, ecco la possibilità di vivere
sul modello della Trinità, divenendo uno come Dio è uno, senza essere mai soli
come Dio che è trino. E Cristo è in mezzo a noi, come ha promesso: "Dove sono
due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro"(Mt 18,20).
Questa
spiritualità si è rivelata nel tempo una spiritualità di popolo. È l'anima di
una rivoluzione d’amore evangelico capace di diffondersi velocemente in tutto il
mondo. E non solo tra cattolici, ma anche fra cristiani di altre Chiese, tra
fedeli di altre religioni, tra uomini di buona volontà che aspirano a un mondo
più unito. È un fenomeno di fraternità universale tra milioni di persone,
presenti ora in 184 nazioni e animate da una profonda esigenza: sentirsi "una
sola cosa" tra tutti.
I mezzi di comunicazione e il Movimento: la
stampa
Questa sete di sentirsi uniti è stata da sempre una nostra
caratteristica, fin dai primissimi tempi, quando una fitta rete di lettere
metteva in comune tra di noi il lavoro che Dio iniziava a fare nelle nostre
persone, un lavoro che cresceva quanto più veniva partecipato.
Ma il primo
vero "media" del Movimento fu un foglietto contenente un commento
teologico-spirituale ad una frase compiuta del Vangelo, scelta da meditare e
vivere periodo per periodo. È la ormai nota Parola di vita di cui anche oggi si
alimenta il Movimento. Ora è stampata in 3 milioni e quattrocentomila copie in
95 lingue o idiomi, e viene trasmessa da numerose radio e televisioni in tutto
il mondo con una audience che si valuta intorno a 14 milioni di persone.
Nasce poi nel 1956 il nostro periodico, Città nuova, dapprima in
ciclostile, poi a stampa. Finalità e linea sono espressi chiaramente in uno dei
primi editoriali: "(...)aiutare quanti hanno sensibilità e sete di unità a
realizzare questo ideale(...), essere un giornale popolare dove tutti possono
scrivere, dotti o indotti(...), non avere una veste appariscente o radunare
soltanto scrittori di grido(...), (perché) ciò che interessa è la verità detta
per amore del bene comune e dei singoli". 3
Oggi Città nuova è
pubblicato in 34 edizioni in 22 lingue diverse (da quelle europee al cinese,
all’arabo, all’urdu, al giapponese). Insieme ad esso hanno visto la luce via via
una decina di altre riviste per vari settori del Movimento.
Nel 1959 è
la volta dell’omonima casa editrice. I lettori della rivista chiedevano
insistentemente di poter avere la raccolta delle riflessioni spirituali che vi
apparivano. Così, col primo volume chiamato "Meditazioni", nasce l’editrice
Città Nuova, che poi si è moltiplicata nelle varie nazioni, sicché oggi il
Movimento dispone di 27 editrici, con collane di libri che spaziano dalla
spiritualità alla scritturistica, alla patristica, alla teologia, alla
saggistica, alle esperienze di vita, alle tematiche famigliari, sociali e
culturali, alla catechesi, alla scuola.
I "nuovi media"
Un capitolo a parte meriterebbe l’approccio e lo sviluppo dell’uso dei
cosiddetti "nuovi media". Anche qui, tutto nasce dalla vita. Nel 1952 ci
regalarono un magnetofono a filo metallico e qualche tempo dopo una cinepresa
amatoriale. Piccole occasioni… Ricordo che dicevamo: "Il passo spirituale che
facciamo noi qui ora, deve essere fatto da tutti i nostri fino agli estremi
confini della terra nello stesso momento".4 E il desiderio di
condividere ogni cosa, questo fuoco di comunione, ha fatto nascere, negli anni,
due Centri Audiovisivi, moltiplicatisi poi in varie nazioni, dedicati a santa
Chiara (la patrona della televisione), per gli audio e per i video, due
strutture produttive in continua evoluzione tecnologica per stare al passo con i
tempi.
Anche le vie dell'etere vengono sempre più percorse dal
Movimento, particolarmente per le grandi manifestazioni internazionali, con la
generosa collaborazione di vari partners tecnologici pubblici.
Il Familyfest
'93 ha visto collegati via satellite, in diretta da Roma, innumerevoli punti
d'ascolto, con 63 televisioni nazionali in diretta e moltissime locali, con
un'audience potenziale di 500 milioni di persone. È stata, nella storia delle
telecomunicazioni, la prima trasmissione televisiva con sette collegamenti
interattivi e con l’utilizzo contemporaneo di 13 satelliti. Il Genfest '95 è
stato trasmesso da 3 televisioni intercontinentali, 53 televisioni nazionali, e
288 locali.
Da circa due anni inoltre il Movimento ha un sito ufficiale nella
rete Internet, dove viene proposta una presentazione dei contenuti ideali, della
storia e della diffusione dei Focolari, con collegamenti a siti analoghi di
altre nazioni e pagine di notizie aggiornate.
Ma il Movimento ha un suo
modo tipico di utilizzare periodicamente i "media": il cosiddetto Collegamento.
Giacché siamo sparsi in tante nazioni, dal 1980 ci colleghiamo ogni mese via
telefono in conference con le capitali o altre città dove vi sono nostri
centri.
Oggi siamo arrivati a 83 in contemporanea alle quali sono collegati
altri 79 punti di ascolto. È un vero momento di profonda unità, dove una
famiglia disseminata ormai su tutto il pianeta condivide gioie, dolori e
l’impegno nel comune Ideale.
Come detto, i nostri "media" sono nati da
concrete esigenze, da piccole occasioni, come il desiderio di mantenersi in
contatto o la necessità di aggiornare quelli che non erano presenti ad
avvenimenti da noi ritenuti importanti, o dal dovere di sostenere spiritualmente
quelli in difficoltà.
Per molti anni non abbiamo dato pubblicità al Movimento
e alla sua entusiasmante diffusione, e tuttora quella che c'è non è tanto opera
del Movimento, ma viene spontanea.
A noi importa soprattutto che ogni cosa
continui a fiorire dalla vita, pur essendo sempre più convinti che i mass-media
sono, per così dire, fatti apposta per noi5, data la loro vocazione
all’unità dei popoli. Del resto ricordiamo che i primi cristiani non avevano i
media. Avevano il cuore che traboccava del messaggio di Cristo, e passava di
bocca in bocca a tal punto che, come disse Tertulliano, pur essendo nati ieri,
avevano già invaso il mondo. Gesù ha usato la sua bocca e non ha scritto niente,
salvo sulla sabbia.
Sguardo sull’oggi mondiale della
comunicazione
Se diamo ora un rapido sguardo all’oggi dei mezzi di
comunicazione, non possiamo nasconderci che, insieme ad un incalzante sviluppo
che ce li rende ogni giorno più utili e affascinanti, essi presentino una serie
di nuovi e grandi problemi per le società, le famiglie e i singoli. È quindi un
panorama fatto di luci ed ombre.
Per citare solo alcune di esse: la
globalizzazione che omogeneizza le culture soffocandone le ricchezze; il
relativismo etico che mescola messaggi autorevoli con altri superficiali o
faziosi; la spettacolarizzazione dell’esistenza, che strumentalizza la
sofferenza e il privato; l’eccessivo clima di competitività dentro le strutture
produttive dei mezzi di comunicazione; l’invadenza eccessiva sul pubblico...
Come usare i media senza esserne usati?
Luci ed ombre, dicevo... I mass-media
oggi sono o accolti acriticamente, o biasimati per l’amoralità, la violenza, la
superficialità che propongono, o sopravvalutati come infallibili strumenti di
potere, quasi nuovi idoli di una umanità senza altre certezze. Noi sappiamo che
sono semplici mezzi, ma intendiamo apprezzarne tutto "l’enorme potenziale
assopito"6; secondo una felice espressione del Papa, vogliamo ed
invitiamo tutti a farne un uso buono, fedele al messaggio profetico che
contengono.
Tensione universale all’unità
Questo
messaggio dice: "unità". E qui vorrei elevare un grande grazie a Dio per come
Egli non è assente nemmeno dalle moderne scoperte e dalle nuove tecniche, per
come Egli conduce la storia.
Ecco, infatti, che proprio ora in cui l’umanità
sembra vagare nel buio dopo il crollo di forti ideologie e l’offuscamento di
tanti valori, e d’altra parte proprio ora in cui si anela ad un mondo più unito,
si reclama la fraternità universale, proprio ora ci troviamo tra le mani questi
potenti mezzi di comunicazione, un segno dei tempi che dice "unità". E non vi è,
forse, in tutto ciò il dito di Dio?
L'apostolo Paolo, il primo cristiano
che in una cultura ostile ha avuto il coraggio di farsi, per così dire, mezzo di
comunicazione del messaggio di Cristo, se vivesse ora, se ne servirebbe
certamente. Ad Atene prese la parola in mezzo all’Areopago (cf Atti, 17, 22), in
certo modo la Tv di allora. "I mezzi di comunicazione sociale – dice Giovanni
Paolo II – sono di fatto il nuovo areopagus del mondo di oggi, un grande forum
che, operando al meglio, rende possibile lo scambio di informazioni autentiche,
di idee costruttive, di valori sani e in tal modo crea la comunità.(...) La
comunicazione sociale ha il compito di unire le persone e arricchire la loro
vita".7
Alla radice della comunicazione
Qualcuno di voi mi ha posto una domanda: "Ma come arrivare ad una
comunicazione così? Dov’è la radice della comunicazione che arricchisce ed
unisce l’umanità?"
Non sono una esperta in mass-media, come in molti altri
campi, e potrei rispondere, con lo stesso san Paolo: "Ritengo di non sapere
altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso"(1 Cor 2,2). Anzi
aggiungerei: "Crocifisso e abbandonato", secondo il particolare aspetto della
passione di Gesù che si è rivelato alla nostra spiritualità.
Ma proprio in
Lui, forse, si può trovare una risposta, anche se il cuore vacilla e la mente si
smarrisce solo a sfiorare le singolari analogie tra il Figlio di Dio,
Verbo-Parola e la tematica della comunicazione.
Gesù era un grande
comunicatore: "Mai un uomo ha parlato come lui..." (Gv 7,46), "Il popolo pendeva
dalle sue parole..." (Lc 19,48) ammettevano i contemporanei.
E soffermiamoci
un attimo sulla sua ultima esperienza personale. Gesù terminò l’esistenza
terrena ucciso nella maniera più ignominiosa possibile allora (la crocifissione,
riservata agli schiavi), un supplizio che, inoltre, significava separazione
dalla comunità, rifiuto, cancellazione dell’appartenenza del condannato al
contesto sociale e religioso.
Il grande comunicatore che aveva affascinato le
folle, si trova ora solo, tradito, ignorato: "Non conosco quell’uomo..." (Mc
14,72) dice di lui il discepolo più autorevole. Ma non basta. Anche Dio-Padre,
di cui diceva di conoscere ogni segreto (cf Gv 5,20) ed il cui rapporto l’aveva
sempre sorretto, pare interrompere ogni comunicazione con lui, ed è questo
"abbandono" certamente la notte più oscura, l’agonia più straziante; e grida:
"Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mt 27,46).
Il suo grido, che
riassume il nulla di tutte le cose 8, ha da sempre percorso la storia
dell’uomo. Possiamo citarne due icone sicuramente presenti al nostro
immaginario: chi non ricorda l’angoscia de Il grido del pittore norvegese Edvard
Munch, simbolo della solitudine dell’uomo senza rapporti?; o il terrore della
piccola vietnamita Kim Phuc, colta dallo scatto casuale del reporter mentre
avvolta dalle fiamme del napalm fugge urlando dalla sua terra bruciata, immagine
di una umanità bambina senza più radici? Segni atroci che riconducono al baratro
dell’abbandono di Cristo-Parola che grida verso il silenzio, verso "l’assenza"
di Dio.
Gesù crocifisso e abbandonato, mediatore (medium) tra l’umanità e
Dio, che, caduto l’ultimo diaframma, a unità raggiunta, scompare, si fa nulla, è
un mistero terribile che affascina. È un vuoto infinito, quasi pupilla
dell’occhio di Dio, finestra attraverso la quale Dio può guardare all’umanità e
l’umanità in certo modo vedere Dio.9
Egli aveva parlato e agito,
aveva insegnato per tre anni, e quelle sue parole, dette "per sempre", erano già
e lo saranno in eterno, "via, verità e vita"(Gv 14,6). Però la fede ci insegna
che il suo essere "se stesso" ha attinto il culmine proprio nel momento della
massima donazione, quando offrì la sua vita nel modo sopraddetto.
Allora,
possiamo chiederci, il suo grido dell’ora nona è l’espressione massima del suo
essere Parola? È, per così dire, il vertice della comunicazione?
Sì. È in
questo suo annientarsi nell’abisso dell’individualità, dove ogni relazione è
morta, che Egli ci fa dono della sua realtà di persona capace di incontrare Dio
e le altre creature.10 Proprio in questo darsi senza limiti Egli si
rivela Parola che comunica infinitamente se stesso e ci introduce nel mistero
della redenzione e della vita di Dio11, nel vortice dell’Amore tra il
Padre, il Figlio e lo Spirito.
Se ogni relazione umana riflette ed ha a suo
modello le relazioni trinitarie, può forse la comunicazione, relazione umana per
antonomasia, sfuggire a questa dinamica, a questa legge inscritta nel suo DNA?
Uomini nuovi per una comunicazione nuova
Quanto ho
appena detto, sono solo intuizioni verso una ricerca sulla comunicazione che
occuperà numerose discipline, a cominciare dalla teologia, una ricerca ancora
tutta da fare, o meglio, ancora da vivere.
Non è pensabile infatti che una
nuova comunicazione possa essere proposta dall’alto, da una qualche agenzia
internazionale o istituzione. Nascerà dal vissuto di comunicatori che hanno
Dio-Amore come modello comunicante e come paradigma di relazioni professionali.
Principi guida della nostra comunicazione
Ed è
proprio a Lui che cercano di attingere quelli fra noi che si occupano di
comunicazione.
Essi hanno tratto dalla loro esperienza storica un modo
originale di fare comunicazione. E lo esponiamo qui come un piccolo contributo
che offriamo alla comune ricerca di questi giorni.
Prima considerazione:
per essi il comunicare è essenziale. Il tendere a vivere nel quotidiano il
Vangelo, l’esperienza stessa della Parola di vita, è sempre stata ed è unita
indissolubilmente al comunicarla, al raccontarne i passi ed i frutti, dato che è
legge amare l'altro come sé. Si pensa che ciò che non si comunica vada perduto.
Così sul vissuto si accende la luce, per chi racconta e per chi ascolta, e
l’esperienza pare fissarsi nell’eterno. Si ha quasi una vocazione al comunicare.
Seconda considerazione: per comunicare, sentiamo di dover "farci uno" -
come noi diciamo - con chi ascolta. Anche quando si parla o si svolge un tema,
non ci si limita ad esporre il contenuto del nostro pensiero. Prima sentiamo
l’esigenza di sapere chi abbiamo dinanzi, conoscere l'ascoltatore o il pubblico,
le sue esigenze, i desideri, i problemi. Così pure farci conoscere, spiegare
perché si desidera fare quel discorso, che cosa ci ha spinti, quali gli effetti
di esso su noi stessi e creare con ciò una certa reciprocità. In tal modo il
messaggio viene non solo intellettualmente recepito, ma anche partecipato e
condiviso.
Una terza considerazione: sottolineare il positivo. È sempre
stato nel nostro stile mettere in luce ciò che è buono, convinti che sia
infinitamente più costruttivo evidenziare il bene, insistere sulle cose buone e
sulle prospettive positive, che non fermarsi al negativo, anche se la denuncia
opportuna di errori, limiti e colpe, è doverosa per chi ha responsabilità.
Infine: importa l’uomo, non il media, che è un semplice strumento. Per
portare l'unità, occorre anzitutto quel mezzo imprescindibile che è l’uomo, un
uomo nuovo per dirla con san Paolo, che ha accolto cioè il mandato di Cristo ad
essere lievito, sale, luce del mondo.
E per essere così, i nostri
comunicatori volgono sempre lo sguardo a Gesù e vedono come anch'Egli ha tutto
comunicato a noi di quanto il Padre gli ha detto ("...le parole che hai dato a
me io le ho date a loro" - Gv 17,8). Come ha dato tutto nell'abbandono per noi,
fino a farsi nulla per arricchire noi. Come in quel grido, estrema espressione
del nostro riscatto, abbia generato come una madre - così affermano i teologi -,
quasi per un parto divino, gli uomini a figli di Dio.
E anch'essi vogliono
far proprio questo modello. Conoscono quali siano le qualità di una madre, come
essa sia capace di tutto credere, di sperare ogni cosa per il figlio, anche il
più scapestrato, di capire, di sopportare ogni travaglio che lo riguarda.
E
comprendono come lei, illuminata dall'amore, veda più in là di altri. E imparano
da essa a capire meglio gli uomini e le situazioni, a dare quella comunicazione
più vera, più approfondita, più ampia, che non sempre si sa dare, dove il
negativo degli uomini e delle circostanze non si tace, ma più in rilievo è il
positivo. perché così è l'amore: conosce la realtà ma la sa trasfigurare per far
trionfare il bene negli altri.
Tanti di essi stanno operando attivamente da
tempo, e in tutto il mondo, su questa linea. Sono magari ancora esperienze
circoscritte, in ambienti forse ostili o apparentemente impermeabili; sono nuovi
rapporti costruiti all’interno di redazioni o strutture produttive, o sprazzi di
una nuova coscienza nel gestire e nel fruire i mass-media. Sembrano episodi
modesti ma non lo sono, perché la testimonianza di coerenza ai propri ideali
depone sempre un seme, destinato a far lentamente crescere una nuova
cultura.
Da questo palco, in questi giorni, ve ne saranno offerte alcune di
queste esperienze, ma ci saranno spazi opportuni di dialogo per scambiarvi la
ricchezza e complessità della vostra vita.
L’importante, però, è che tutti
insieme possiamo partire da qui con la comune determinazione ad usare i
mass-media per quello che devono essere: strumenti per realizzare un mondo più
unito.
Abbiamo accennato prima alla suggestiva immagine mistica di Gesù
crocifisso e abbandonato, quasi pupilla dell’occhio di Dio. Se la pupilla – mi
si perdoni l’analogia - è un vuoto dove le immagini si rovesciano (analogamente,
noi infatti entriamo in Cristo peccatori e ne usciamo redenti)12,
proviamo a guardare attraverso questo divino "media" sui problemi di cui abbiamo
parlato, immaginando un numero crescente di operatori della comunicazione che
amano l’umanità come Cristo l’ha amata. Osserveremo che le situazioni si
capovolgeranno, o meglio, si raddrizzeranno:
- vedremo mezzi di comunicazione
non invadenti, ma attenti ad aumentare la socializzazione dell’uomo;
-
strutture produttive non lacerate dalla competitività, ma guidate dalla ricerca
di un rapporto autentico col pubblico;
- l’informazione non strumentalizzerà
il dolore e l’intimità delle persone, ma saprà fermarsi davanti alla presenza di
Dio in ogni creatura;
- i mass-media sapranno impegnarsi chiaramente per
valori veri e condivisibili, aiutando l’uomo nel suo cammino di ricerca verso la
verità;
- la globalizzazione non soffocherà i popoli, ma si trasformerà in
una comunione mondiale tra le civiltà e le culture13, dove tutte le
ricchezze spirituali e materiali diventeranno patrimonio comune, senza
mortificare ma sottolineando la singolarità di ciascuno, in una continua
dinamica di unità e distinzione.
Conclusione
Carissimi operatori ed esperti del mondo della comunicazione, a questo
vi chiama oggi Dio, questo si aspetta da voi, oggi più che mai,
l’umanità.
Chiedo a Maria, il cui cuore s’è fatto spazio di comunicazione
dove l’Amore ha potuto dire la sua Parola, di fare di ciascuno di voi, in questo
anno giubilare, uomini nuovi capaci di far nascere e crescere una comunicazione
secondo il cuore di Dio.
1. Cf C. Lubich,
Colloqui con i Gen, Roma, 3a ed. pp.163-165
2. Cf H. Blaumeiser, Un mediatore
che è nulla, in Nuova Umanità, maggio-agosto 1998, pp. 405-406.
3. Idem,
p.37.
4. Cf G.M. Zanghì, Che cos’è pensare? Una riflessione alla luce di Gesù
Abbandonato, in Nuova Umanità, settembre/ottobre 1999, p.566.
5. Cf C.
Lubich, Risposte ai gen, Rocca di Papa, 20 aprile 1978, inedito.
6. Giovanni
Paolo II, Vivificati dallo Spirito Santo, Ad un gruppo di Vescovi polacchi, 14
febbraio 1998, La Traccia, marzo 1998, p.157.
7. Il ruolo dei mezzi di
comunicazione, Messaggio per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali,
La traccia, febbraio 1998, pp.75-76.
8. Cf C. Lubich, Conversazione coi
focolarini/e alla Mariapoli Araceli, Brasile, 17 maggio 1991, inedito.
9. Cf
C. Lubich, Discorso in occasione del conferimento del premio UELCI "Autore
dell’anno", Milano 9 marzo 1995.
10. Città Nuova , 5 marzo 1957.
11. Cf
Come un arcobaleno, Roma 1999, p.685
12. Cf G.M. Zanghì, Alcuni cenni su Gesù
Abbandonato, in Nuova Umanità, gennaio-febbraio 1996, p.36.
13. Cf R.
Bertacchini, Bit selvaggio?, Roma, 1985, p.103.
|
- Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
- Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
- E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam. Cose del genere verranno cancellate.
- Assicurati di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice.
- Ovviamente questo accade se hai inserito il codice errato.
|
Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6 AkoComment © Copyright 2004 by Arthur Konze - www.mamboportal.com All right reserved |