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di Ismar de Oliveira Soares - Universidade de São Paulo

(Intervento tenuto al primo conglesso di NetOne in Brasile,  16/18  febbraio 2008)

Ismar de Oliveira SoaresEducomunicazione

1.Definizione

Educomunicazione è l'insieme delle politiche e delle azioni inerenti alla pianificazione, all'attuazione e alla verifica di processi e prodotti destinati a creare e rinforzare ecosistemi comunicativi negli ambienti educativi "in presenza" o "virtuali".

Tra queste azioni si includono preferenzialmente lo studio sistematico dei mezzi di comunicazione (Media Education) fra le pratiche educative, ed altrettanto ogni sforzo per migliorare il coefficiente espressivo e comunicativo delle azioni educative, comprese quelle destinate all'utilizzazione dei mezzi d'informazione nel processo di apprendimento (Information Literacy).

2. Un nuovo campo di intervento sociale

A San Paolo, nel mese di novembre del 1999, il Ministero dell'Educazione del Brasile, insieme ad altri organi della società civile e delle imprese di comunicazione, ha promosso un convegno sul tema Media e Educazione. Il documento conclusivo dell'incontro riportava che lo sviluppo tecnologico ha creato nuovi campi di azione e spazi su cui convergono varie scienze.

Tra l'altro affermava: "Nell'interazione tra comunicazione ed educazione riconosciamo un nuovo campo di intervento sociale e di esercizio professionale: l'informazione è un fattore fondamentale per l'educazione".

A partire da questa definizione il documento raccomandava alle università brasiliane la creazione di corsi (di laurea, di specializzazione e di dottorato di ricerca) per preparare il nuovo professionista, l'Educomunicatore, rispondendo così alla richiesta sia dei mezzi di comunicazione sia del sistema educativo.

3. Il concetto

Il concetto di educomunicazione, come nuovo campo di intervento sociale, ha attirato l'attenzione degli specialisti di vari paesi. Basta collegarsi ad Internet per constatare la varietà di contributi degli ultimi anni. In America Latina il I.o Congresso Internazionale "Comunicazione e Educazione" (San Paolo, 1998) e il Seminario Internazionale "Comunicazione e Educazione" (Bogotá, 1999) si sono impegnati per riunire gli specialisti di quest'area, ne è risultato un dibattito sul tema assai ricco.

In America Latina il concetto di educomunicazione è stato utilizzato spesso dal ricercatore uruguaiano Mario Kaplún e venne messo in discussione nel I International Congress on Communication and Education dalla ricercatrice francese Geneviève Jacquinot, professoressa dell' Università di Parigi 8, Sorbonne.

Nel suo intervento affermava che "l'Educomunicatore non è soltanto un professore specializzato con l'incarico del corso di educazione ai mass media, ma un professore del secolo XXI, capace di integrare i diversi mezzi nella sua pratica pedagogica".

L'educomunicazione, in realtà, si caratterizza per la ricerca permanente di risposte concettuali e pragmatiche alle complesse questioni presenti nelle condizioni di vita della società contemporanea. Il nuovo campo si trova nella fase di definizione della propria identità; ne sono elementi fondamentali il carattere interdiscorsivo e interdisciplinare del suo impianto teorico e il livello multiculturale del suo intervento sociale.

4. Qual é rapporto tra educazione e comunicazione?

Al momento tre sono le ipotesi sul tipo di rapporto esistente tra comunicazione e educazione. La prospettiva della piena autonomia tra i due campi.

Una corrente funzionalista crede che i due campi siano predestinati a svolgere ruoli sociali diversi e, molte volte, persino contraddittori tra loro. Questa concezione è responsabile, per esempio, della separazione tra i corsi e i programmi delle facoltà di Educazione e di Comunicazione Sociale.

La prospettiva dell'alleanza strategica tra i due campi (il rapporto tra i due campi si regge nella prospettiva di un reciproco scambio di servizi). Alcuni momenti di collaborazione avvicinano i professionisti dei due campi, in particolare quando vengono utilizzate le nuove tecnologie nell'insegnamento "in presenza" o "a distanza", o nella produzione di programmi educativi da parte dei grandi media.

La prospettiva dell'emergenza di un campo nuovo, l'educomunicazione. Un nuovo campo è già aperto, interdiscorsivo e interdisciplinare, con una giustificazione teorica propria; si concretizza coll'emergere della figura di un nuovo professionista, il cui profilo si sta costituendo nella pratica dell'azione comunicativa negli spazi educativi e /o nei media.

Carlos Eduardo Valderrama, nell'introduzione al libro Comunicación y Educación, Coordinadas, Abordajes y Travesías, riconosce l'esistenza di punti di vista diversi a proposito del rapporto comunicazione/educazione, ricordando la posizione dell'Universidad Nacional de la Plata, Argentina, contrapposta a quella sostenuta dal Nucleo di Comunicazione ed Educazione, dell' Università di San Paolo, in Brasile (NCE/USP-Brasile).

Che stia emergendo un campo nuovo lo sostengono anche autori nordamericani, come Renée Hobbs, consulente di Channel One e professoressa della Clark University, Massachusetts, i quali affermano che non è più possibile pensare al rapporto tra comunicazione e educazione in modo dicotomico.

5. I Presupposti

Qualunque sia la prospettiva adottata, sorge una domanda sostanziale: qual è l'identità dei protagonisti dei processi educomunicazionali?

Per autori come Geneviève Jacquinot, gli educomunicatori sono gli insegnanti che sanno integrare i diversi mezzi nella loro pratica educativa.

Una recente ricerca (svolta in Brasile dal Nucleo di Comunicazione ed Educazione dell'USP) indica tuttavia che stanno emergendo nuovi attori sociali: sono presenti nei grandi mezzi, nelle televisioni e nelle radio educative, nei centri culturali, nelle organizzazioni non governative e, persino, nelle aziende.

Ciò che li caratterizza è la grande abilità che dimostrano, nel senso che lavorano a partire da concetti e metodologie di intervento sociale che mantengono assieme comunicazione, educazione e tecnologie dell'informazione. Il loro senso e scopo di lavoro è l'utopia della costruzione della comunità civile.

In altre parole, le pratiche educomunicazionali cercano di far convergere le loro azioni verso un unico, grande obiettivo: ampliare il coefficiente comunicativo delle azioni umane. I presupposti sono una teoria dell'azione comunicativa che privilegia il concetto di comunicazione dialogica; un'etica della responsabilità sociale per i produttori culturali; un ascolto attivo e creativo da parte dei destinatari; una politica che propone l'utilizzazione dei mezzi di informazione secondo gli interessi dei soggetti che intervengono nel processo di comunicazione (produttori, istituzioni intermedie e consumatori dell'informazione), con l'obiettivo di allargare gli spazi di espressione.

Così concepita, l'educomunicazione assume i caratteri fondamentali sia dei campi tradizionali dell'educazione e della comunicazione, sia di altri campi delle scienze umane e delle arti, superando così gli ostacoli epistemologici imposti dalla visione illuminista e funzionalista dei rapporti sociali, che vorrebbero mantenere isolati e incomunicabili i campi tradizionali della conoscenza.

6. Costruzione di "ecosistemi comunicativi"

In termini operazionali, quando si parla del rapporto tra comunicazione, tecnologie dell'informazione ed educazione, emergono immediatamente due ordini di problemi: uno, di tipo operazionale, con profonde implicazioni culturali ed economiche, investe il modo in cui la politica, le aziende e i vari modelli pedagogici integrano le tecnologie negli spazi educativi; l'altro, di carattere eminentemente culturale, deriva dal fatto che i bambini e i giovani convivono con un sistema dei mezzi di informazione e di comunicazione che non sempre accoglie quelli che sono i punti di riferimento culturali ed etici difesi dal sistema educativo formale.

Il primo ordine di problemi si colloca nell'ambito conosciuto come Infomation Literacy (la comprensione di come si produce e si diffonde l'informazione); il secondo, invece, è riconosciuto internazionalmente con il nome Media Education o, negli Stati Uniti d'America, come Media Literacy (la comprensione del ruolo dei mezzi o l'alfabetizzazione tramite i media).

Reneé Hobbs (1997) ricorda che all'inizio degli anni '90 specialisti del suo paese, riuniti nell'Aspen Institute, Colorado, hanno definito la Media Literacy come la capacità di accedere, analizzare, valutare e comunicare messaggi in un'ampia varietà di forme (ability to access, analyze, evaluate, and comunicate messages in a wide variety of forms), allargando, con l'introduzione della prospettiva dell'utilizzazione dei mezzi d'informazione, l'area di azione dei programmi in questo campo. Progetti simili giustificano l'adozione del concetto di Information Literacy: facilitare a tutti l'accesso e la conoscenza dei mezzi d'informazione.

Questa è la ragione per la quale abbiamo introdotto il concetto di Educomunicazione, come una sintesi degli scopi della Media Education e dell'Information Literacy. In realtà, l'Information Literacy e la Media Literacy, oggi presenti nei programmi scolastici di tutti gli Stati americani, sono state utili, in alcuni casi, come campi che consentivano l'educazione politica e civica degli alunni.

È ciò che stabiliscono i programmi di scienze sociali dall'8ª alla 12ª classe dello Stato della California, ove le due aree di analisi e di pratica pedagogica si completano in un insieme di attività che mirano portare gli allievi a valutare, assumere e difendere una posizione propria a proposito dell'influsso dei media sulla vita política americana, assumendo come punti da analizzare:

1) il significato e l'importanza della libertà di stampa nel paese;

2) il ruolo dei mezzi elettronici e di Internet come strumenti di comunicazione in America;

3) il modo con cui gli uomini pubblici utilizzano i media per comunicare con i cittadini.

Educomunicazione non è, perciò e soltanto, una "lettura critica dei mezzi" d'informazione, come spesso si vuole far credere. È invece un nuovo campo che mira alla costruzione di veri ecosistemi comunicativi negli spazi educativi, siano "in presenza" o "virtuali", con il proposito di migliorare il coefficiente espressivo e comunicativo delle azioni educative.

7. L'ambito di azione dell'educomunicatore

rbe - rede brasileira de educomunicadoresA partire della proposta dell'NCE/USP- Brasile , il professionista dell'educomunicazione agisce come consulente e coordinatore di progetti in aree come quelle che seguono:

- La gestione della comunicazione entro spazi educativi, siano spazi formali o non formali, "in presenza" o "a distanza" o, ancora, negli spazi della produzione culturale dove intervengono i mezzi di comunicazione. Come "gestore della comunicazione", l'educomunicatore si interessa essenzialmente della qualità dei rapporti comunicativi.

- La mediazione tecnologica nei processi educativi (Information Literacy). In questo caso, il compito dell'educomunicatore è di rendere disponibili le risorse necessarie per l'effettivo esercizio interattivo e collaborativo della comunicazione da parte dei soggetti coinvolti nel processo educativo.

- Gli studi relativi alla ricezione dei media e all'educazione per la comunicazione, basata sulla prospettiva delle mediazioni culturali (Media Education).

- Il sostegno alla produzione e all'espressione artistica di professori e studenti, facendo tesoro degli sviluppi compiuti nel campo dell'educazione all'arte.

Ogni azione educomunicativa presuppone uno sforzo permanente di dialogo sia con le scienze umane, in particolare l'educazione, la comunicazione e l'arte, sia con le istanze poste dalle conquiste tecnologiche, così da assicurare un servizio di consulenza e di intervento professionale aggiornati. In questo modo l'educomunicazione si propone di facilitare la produzione e la diffusione dell'informazione in un ambito educativo, promuove l'interatività nel processo di insegnamento/apprendimento e fornisce i riferimenti teorici e metodologici necessari all'analisi della produzione culturale dovuta ad una formazione capace di interagire con il sistema dei mezzi di comunicazione di massa, assicurando la formazione di persone creative ed attente ad una utilizzazione democratica dei mezzi dell'informazione a beneficio di tutta la collettività.

Si possono trovare degli educomunicatori nelle organizzazioni non governative di piccole dimensioni, nella scuola e nei centri di produzione mediale. Ciò che li caratterizza è l'apertura ad un processo continuo di apprendimento e la permanente disponibilità al dialogo multiculturale.

8. Rapporto tra educazione e giornalismo

Tra i vari ambiti della pratica comunicativa, il giornalismo quando è sviluppato con senso etico e responsabilità verso i lettori, sembra definirsi come il più prossimo al concetto di educomunicazione.

Se è evidente a molti che il giornalismo educa, il diritto del pubblico a una informazione corretta e affidabile, obbliga i professionisti a rispettare le norme tecniche di ricerca e le norme etiche di costruzione del testo in accordo con la verità dei fatti. Tra il giornale e i suoi lettori si forma una comunità virtuale.

L'educomunicazione si impegna a sviluppare le potenzialità educative di questa comunità. In Brasile, un’organizazione non governativa chiamata ANDI - Agenzia Nazionale per i Diritti dell'Infanzia, con la sua sede nella capitale, Brasília - organizza delle ricerche semestrali per conoscere la quantità di articoli e di altre informazioni editoriali che sono dedicati ai banbini, ai giovani e al mondo dell'educazione in generale. La qualità di questo materiale viene analizzato e tutti gli interessati ricevono i risultati.

Molti periodici hanno cambiato la loro posizione dopo aver ricevuto una valutazione negativa della loro performance. Nel campo educativo, nell'esperienza della pratica educomunicativa promossa dal Segretariato per l'Educazione della Città di São Paulo, mediante il progetto chiamato Educom.radio (educomunicazione attraverso le onde della radio), i bambini si vedono proprio come piccoli giornalisti, attenti al ritmo della vita moderna e a tutto quello che succede attorno a loro.

Con l'aiuto di professionisti e di professori di comunicazione, insegnanti e bambini insieme si trasformano in produttori di informazioni. Il mondo ha bisogno di professionisti della stampa e dei media con la mente aperta ai bisogni dei bambini e degli adolescenti.

I membri della rete dei giovani giornalisti dell'UCIP in Brasile si autodefiniscono "amici dei bambini" e lavorano per fare conoscere ai loro lettori o al pubblico che li ascolta attraverso la radio o la televisione i bisogni e i fatti che sono in relazione con la vita di bambini e adolescenti. Aiutano il popolo a riconoscere i diritti e le caratteristiche della vita dei piccoli. Si comportano come veri educomunicatori.