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Bra, ottobre 2003

Internet:

opportunità e sfide per un'umanità connessa

Giornata " web4unity : in rete per un mondo unito "
Intervento di Maria Rosa Logozzo

Dovrei in questo mio intervento, dare un quadro d’insieme di quanto poi verrà approfondito nel corso della giornata.
Gli utilizzi odierni di Internet si possono schematicamente raggruppare in due filoni:
Internet come spazio informativo e Internet come comunità virtuale.

Spazio informativo

In Internet è venuto a costituirsi uno sconfinato spazio d’informazione – comunemente detto Web dal nome dell’architettura che lo supporta – costituito da ipertesti, documenti multimediali interconnessi tra loro attraverso dei richiami (link), cliccando sui quali si accede ad altre pagine – non solo dello stesso documento, ma pure di documenti diversi, collocati non importa dove nel mondo.

Comunità virtuale

Internet è anche una grande comunità composta da un insieme di comunità le più varie, in cui gli individui, spesso accomunati da specifici interessi, intrecciano relazioni utilizzando vari strumenti tra cui la posta elettronica, le chat (ambienti in cui si conversa attraverso messaggi scritti), i newsgroup (bacheche elettroniche dedicate ad uno specifico argomento). In queste nuove forme di socializzazione la comunicazione è prevalentemente scritta. Mancano quei messaggi non strettamente verbali come la mimica facciale o il tono della voce. Per l’individuo è più semplice inserirsi in una di queste comunità virtuali, non c’è il rischio di essere discriminati per l’aspetto fisico e si può mantenere l’anonimato, cosa non sempre da ritenere negativa perché, per esempio, esistono comunità che aiutano persone in momenti difficili e che sono frequentati proprio perché garantiscono l’anonimato. Di contro sono frequenti i casi di mistificazione dell’identità e non si è mai sicuri di conoscere i propri interlocutori.

Nuove frontiere

Il cammino di Internet è appena cominciato. Nei prossimi anni lo sviluppo delle tecnologie di connessione coll’auspicato abbattimento dei costi e il diffondersi di dispositivi più maneggevoli interfacciabili alla Rete, promuoveranno una diffusione più capillare di questo mezzo di comunicazione. È difficile avere, ad oggi, una visuale equilibrata dei nuovi scenari che si continuano ad intravedere, ma è ormai chiaro che i mutamenti provocati dalla pervasività della Rete in tutti i campi del vivere civile sono ben ”più che una semplice rivoluzione tecnologica“, inducendo ”il rimaneggiamento completo di ciò attraverso cui l’umanità apprende il mondo che la circonda“.1
Focalizzo l’attenzione su quelli che già ora ci interessano da vicino, più che su quelli che si prevedono in un futuro.

Informazione

Oggi chiunque può inserire qualsiasi contenuto su web raggiungendo una fascia più o meno ampia di fruitori. Questa ”sovrabbondanza di informazioni rischia di essere paralizzante“2, di divenire non-informazione.
Nell’architettura di Internet tutti i contenuti sono strutturalmente livellati, la pagina personale di un bambino è sullo stesso piano di un quotidiano di fama, c’è informazione di valore insieme a tanta informazione inutile.
Ma il fatto che chiunque, con una modesta abilità tecnica e pochissimi mezzi, può ”trasmettere al mondo il proprio messaggio e richiedere ascolto“3 è una garanzia per il pluralismo dell’informazione. Questo permette la nascita di fonti di informazione alternativa che cominciano ad incrinare quella comunicazione a senso unico, inquinata e distorta da interessi di parte, che finora l’ha fatta da padrona perché era l’unica ad aver i mezzi per farsi sentire.
Sul web però l’informazione è parziale, non c’è tutto, ma solo quello che a qualcuno è venuto in mente di mettere. Vi do un esempio capitato proprio a me. Cercavo chi fosse l’autore di una citazione. Su Internet risultava un imprenditore di supermercati di Hot Dog con una sua visione sociale, solo in una buona enciclopedia cartacea ho trovato il suo omonimo, un famoso filosofo ed era lui che mi interessava.
L’informazione su Internet ha alcune caratteristiche peculiari che la differenziano da quella veicolata da altri media: non c’è un tot di pagine da riempire come in un giornale; non deve uscire con scadenze di orari fissi come i telegiornali; è realmente multimediale potendo ospitare indifferentemente scritto o parlato o filmati.
Ma le due note di maggior rilievo sono l’immediatezza e l’interattività. La notizia su Internet esce subito, ”calda calda“ – ecco l'immediatezza – in un flusso continuo 24 ore su 24.
Ciò implica, però, che non c’è tempo per un approfondimento. L’accento si sposta sull’immediatezza più che sul contenuto. Io stessa guardando scorrere le news in un angolo del mio schermo – l’ora di uscita dell’agenzia e due righe di titolo – prima guardo l’ora poi il contenuto. E quando arrivo a casa le notizie del telegiornale mi paiono ’vecchie‘ pur avendone magari letto solo i titoli. L’interattività di Internet fa sì che la notizia possa non essere a senso unico, dalla fonte al fruitore, dando la possibilità al fruitore di dire la sua in tempo reale, magari in un forum virtuale. È una grossa opportunità ma ancora poco sfruttata. Dovremmo imparare a dare anche il nostro punto di vista all’opinione pubblica quando lo riteniamo opportuno; e qui occorre responsabilità da parte di ciascuno nel comunicare un qualcosa che riteniamo valido ed evitare di scrivere tanto per scrivere, facendo solo perder tempo a tutti! La notizia arricchendosi del contributo di più persone acquisterebbe in completezza e questo potrebbe stimolare un approfondimento a più voci.

Individualismo

Internet non si basa su ’teorie‘, ma è ”una grande palestra di improvvisazione creativa, di invenzione spicciola e locale, di soluzioni ad hoc (…) di bricolage“4, termine introdotto dall’antropologo francese Claude Lévy–Strauss per indicare la capacità associativa di popolazioni primitive, che riescono a creare utilizzando i materiali che si ritrovano attorno.
Il prender piede della cultura del bricolage è uno degli elementi che portano oggi l’uomo ad affermare che non esiste una realtà unica e conoscibile, ma solo realtà individuali, soggettive, che creiamo attraverso la nostra partecipazione e la nostra esperienza del mondo. L’uomo della Rete compone e ricompone il mondo in cui vive sulla sua attualità, provocando la crisi di tutte le forme di ’appartenenza‘ stabile, la crisi della famiglia per esempio.
Le stesse comunità virtuali, che nascono, muoiono e rinascono composte diversamente, secondo altri interessi, ne sono una testimonianza.
Ma c’è un altro aspetto di questa ampia, multiforme, libera possibilità di contatti in Rete ed è l’alto tasso di relazioni e scambi culturali tra esseri umani, così elevato come mai si è visto nella storia, perché è indubbio che Internet facilita il confronto, sempre che lo si voglia.
Mi chiedo: non potrebbe essere che promuovendo questo dialogo, migliorandolo nello spirito e nella metodologia, si possa innescare un processo di maturazione dell’umanità nel suo insieme, che apra la strada ad un riaffiorare di valori non imposti dall’esterno ma maturati dall’interno, scaturiti dal dialogo, dunque condivisi?

Transnazionalità

Siccome Internet è nata come territorio libero aperto a chiunque, non dovrebbe sussistervi nessuna forma di censura o di limitazione nell’accesso, come quella operata da Paesi quali Cuba, il Vietnam, la Cina o la Tunisia per motivi politici o culturali. Certo, anche in Rete come nel mondo di tutti i giorni ci sono delinquenti e organizzazioni a delinquere di vario tipo. In uno Stato esiste una legislazione e esistono organismi di controllo che vigilano affinché l’agire di ogni cittadino non leda il bene comune.

Dovrebbe succedere analogamente per la società virtuale. Ma c’è un problema. La nozione di Stato è legata alla dimensione spaziale del territorio. Un cittadino è tale ed ha diritti e doveri nei confronti dello Stato se vive nel suo territorio. Internet, invece, non ha frontiere, è una comunità che non ha determinazione spaziale.
Nel dicembre 2003 a Ginevra ci sarà la prima fase del Summit ITU (International Telecommunication Union)–ONU sulla società dell’Informazione. Organizzazioni come Reporter Senza Frontiere (che è stata esclusa dal Summit) stanno levando le loro voci di protesta5 perché la libertà di espressione su Internet sia garantita a tutti e non venga sottoposta alla legislazione e alla censura di ciascun Paese.
L’attuale tecnologia richiede ”una cooperazione internazionale per stabilire modelli e meccanismi volti alla promozione e alla tutela del bene comune internazionale“6.
E qui entriamo in uno dei dibattiti più accesi di questo periodo: qual è il confine tra la tutela del bene comune e la tutela della privacy di ciascun individuo? ”Come garantire la riservatezza di individui e gruppi osservanti della legge senza impedire ai funzionari incaricati (…) di esercitare la sorveglianza dei criminali e dei terroristi?"7
Negli Stati Uniti, per esempio, dopo gli attentati dell’11 settembre, sono passate leggi come quella che autorizza la formazione di una banca dati unica per raccogliere informazioni personali sui cittadini di tutto il mondo, allo scopo di individuare comportamenti sospetti. Ora si comincia a ripensarci, a cercare soluzioni più equilibrate.
Questi progetti di controllo globale sono possibili anche perché, con la crescente informatizzazione, nella nostra vita quotidiana lasciamo, spesso senza rendercene conto, una serie continua di tracce digitali: dagli acquisti con carta di credito alla posta elettronica, alle navigazioni su Web, molte attività personali vengono registrate e archiviate. Da esse si ricavano informazioni sul genere di vita, le abitudini e le convinzioni di ciascuno di noi. Grazie alla interconnessione dei vari sistemi digitali questi dati si possono raccogliere e utilizzare come strumento di controllo legale e politico, o per confezionare offerte commerciali su misura, o per decidere quale personale assumere o per altro e altro ancora.

Politica

Si era cominciato a parlare di democrazia elettronica, comprendendo quanto la comunicazione bidirezionale propria di un mezzo come Internet, poteva favorire un contributo attivo del cittadino alla vita politica, con scambi di opinioni e pareri. Qualcuno si era spinto fino ad ipotizzare una consultazione popolare in real time per qualsiasi decisione politica da prendere, eliminando in questo modo ogni rappresentanza politica. Una proposta pericolosa perché l’opinione pubblica, difficilmente competente su tutti i temi in questione, potrebbe venire facilmente manipolata dalla notevole influenza dei mezzi di comunicazione di massa. C’è inoltre da colmare la diseguaglianza nell’accesso alle tecnologie telematiche. Questo anche in Italia dove attrezzature elettroniche sono presenti nel 42% delle famiglie benestanti e solo nell’11% di quelle disagiate. Siccome oggi lo sviluppo si gioca anche sulla padronanza di tecnologie, i Governi dovrebbero promuovere una diffusa alfabetizzazione informatica a partire dalle scuole (in Italia è stato appena approvato un disegno di legge in questo senso), senza scordare che l’alfabetizzazione va sempre integrata con un’educazione al mezzo.

Multiculturalità

Su Internet ci troviamo gomito a gomito non solo con quelli del nostro gruppo sociale, ma anche con persone di altre culture che non avremmo mai potuto incontrare altrimenti. Si potrebbe pensare che le possibilità tecnologiche di per sé accrescano la conoscenza e la familiarità tra gli uomini. Però, ”se il mondo è un ’villaggio globale‘ in quanto a tecnologia, non lo sarà mai sul piano sociale e culturale. Si arriva anzi a un destino contrario: più le distanze sono abolite, più si vede con facilità quello che separa le culture (…). E più occorre sforzo per tollerarsi reciprocamente.“8

C’è anche il rischio di un nuovo imperialismo culturale perché si sta imponendo la cultura secolare occidentale con i suoi valori ”a persone e società che in molti casi non sono in grado di valutarli e di confrontarli“9.
Internet d’altro lato può aiutare il mantenimento di una identità culturale, perché permette, per esempio, ai cittadini di un Paese che sono residenti all’estero, di mantener vivo il legame con il Paese di origine frequentandone i Siti e leggendone in rete i quotidiani.
Un antidoto all’appiattimento dei sistemi culturali – che ”hanno molto da imparare l’uno dall’altro“10 – è il dialogo tra di esse, oggi particolarmente necessario.
Internet che si era cominciata a ideare in periodo di guerra fredda, oggi può essere territorio di un nuovo tipo di guerra elettronica ad opera di cyber terroristi – si sono addestrati reparti speciali a combatterla anche nel corso dell’ultima guerra in Iraq11 – solo un rinnovato e deciso impegno nel dialogo tra le culture può far sì che Internet si evolva come strumento di pace e condivisione.

Famiglia

Il diffondersi dei computer nelle case, nelle scuole e nei luoghi di ritrovo, rende la famiglia più permeabile e aperta all’influenza di agenti esterni. Questo è un pericolo non solo per i figli, ma anche per i coniugi. Internet è un media che attira, assorbe al punto tale che è difficile staccarsene. Così il tempo per la famiglia si assottiglia. I contatti in rete sono stimolanti, hanno quel fascino del non quotidiano e il comunicare virtuale può sembrare più schietto e profondo di quello che si raggiunge con il coniuge immersi nei problemi di ogni giorno. È spesso una chimera, ma è un reale indice di instabilità delle coppie. Internet è una struttura paritaria, senza un centro di responsabilità o di comando. Ne deriva il diffondersi di una mentalità insofferente a qualsiasi principio di autorità. I genitori, che hanno difficoltà tecniche e culturali nel loro approccio alle nuove tecnologie, perdono il ruolo di guida e di controllo nei riguardi dei figli, il rapporto diviene più difficile che in passato. Riscontriamo quotidianamente la connaturalità dei ragazzi con Internet e non possiamo negare che desti in noi qualche preoccupazione in più. I mezzi d’informazione riportano spesso storie di pedofilia, o danni psico-fisici indotti dai nuovi media, in realtà accentuando di molto situazioni che esistono da tempo anche fuori dalla Rete. I minori, specie i bambini più piccoli, non dovrebbero mai esser lasciati da soli in Rete. Se proprio la navigazione non può essere condivisa con un adulto è meglio utilizzare accessi ad Internet filtrati, che però non sostituiscono la preziosità del farsi compagni nel viaggio virtuale, stimolando un confronto e un dialogo che aiuti la formazione di una capacità critica.

Conclusioni

Come per ogni grossa innovazione tecnologica del passato, l’uomo anche oggi deve interrogarsi su quanto gli succede attorno per fornire un’etica all’evoluzione. Certo davanti a ogni mutamento la paura dell’ignoto si avverte, ma ”(…) eliminare completamente lo shock del trapasso culturale, significherebbe paradossalmente vivere in un mondo sempre uguale, che non ci dà nessun nuovo stimolo, nessuna nuova possibilità di conoscenza e anche di emozione“12.

Con l’avanzare della realtà virtuale si rischia che i rapporti tra gli uomini e anche con il mondo si smaterializzino. Nell’illusoria perfezione dell’universo virtuale si fa fatica a pensare l’uomo fatto di carne ed ossa, perché significherebbe ammettere il limite, l’errore, il dolore, la morte tutte cose che si vogliono ignorare. Si pensa che le relazioni nel mondo virtuale siano di più alto livello, perché danno una conoscenza interiore dell’altra persona. In pratica si lede l’unità della persona umana e ne conseguono anche danni psicologici perché siamo uomini e non puri spiriti. Lo testimonia il fatto che più una relazione nel virtuale si approfondisce, più cresce il desiderio di incontrarsi di persona. Sentiamo il bisogno di guardarci negli occhi, di abbracciarci. Abbiamo bisogno di un contatto diretto anche con la natura e l’ambiente che ci circonda. E se possiamo fare viaggi virtuali in luoghi lontani e vicini, in musei, in parchi naturali… ciò non toglie che appena possibile vogliamo recarci lì di persona.
Per tutto questo è importante che l’esperienza virtuale sia integrata nel contesto della realtà quotidiana con le sue lotte, le sue conquiste, le sue disfatte.
Ma il virtuale è anche una grossa opportunità di crescita di una coscienza comune dell’umanitàs. Lo ha intuito – mezzo secolo prima di Internet! – Theilhard de Chardin, che qualcuno vorrebbe oggi proclamare patrono di Internet. Egli l’ha preconizzata nel suo libro Il fenomeno umano parlando della noosfera: ”Una collettività armonizzata di coscienze, equivalente a una sorta di supercoscienza, in cui la Terra non solo si ricopre di grani di pensiero a miriadi, ma si avvolge in un solo involucro pensante, sino a costituire, funzionalmente, un unico e vasto Grano di Pensiero, su scala siderale. Mentre la pluralità delle riflessioni individuali si raggruppa e si rafforza nell’atto di una sola Riflessione unanime“. Egli afferma ancora ”possiamo prevedere il tempo in cui gli uomini sapranno cos’è desiderare, sperare, amare tutti insieme, come d’un solo cuore, la stessa cosa allo stesso momento“. Un germe di questo sviluppo di coscienza comune l’abbiamo visto nella nascita, spontanea e diffusa, di tante iniziative in Rete a favore della pace in Iraq. Theillard de Chardin ci suggerisce anche un metodo per andare verso questa unità d’intenti: ”Solo l’amore, per la buona ragione che prende e collega gli esseri dal loro profondo, è capace di perfezionare gli esseri in quanto tali, riunendoli”13. E precisa ”L’unione differenzia“. L’amore perfeziona riunendo e differenziando. È iniettando questo amore nelle maglie della Rete, mezzo tagliato su misura per stringere le fila della famiglia umana, che contribuiremo a rimettere in luce, con rispetto e apprezzamento, le identità di uomini e culture, perché nel loro armonioso comporsi l’umanità si perfezioni, maturi, fino a giungere a una nuova era di collaborazione e di pace, alla ’civiltà dell’amore‘14.

Maria Rosa Logozzo
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1 Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Istruzione Pastorale Aetatis Novae, n.4
2 Aldo Carotenuto, La mente smarrita in una folla di segnali,
http://www.fub.it/telema/TELEMA3/Caroten3.html
3 Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica in Internet, n.7 4 Giuseppe O.Longo, Progresso e responsabilità: il passaggio dalla scienza alla tecnologia,
http://www.fondazionebassetti.org/02/docs/longo-relazione.pdf
5 http://www.rsf.org/article.php3?id_article=7971 6 Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica in Internet, n.38
7 Ibidem, n.17
8 Dominique Wolton, Internet: une chance pour la Planete?, Label France, Janvier 2000, n. 38,
www.france.diplomatie.fr/label_france/france/dossier/2000/18internet.html
9 Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica in Internet, n. 11
10 Ibidem
11 http://punto-informatico.it/p.asp?i=43045
12 Antonio Caronia, I nuovi media cambiano le emozioni?,
http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=234
13 http://perso.wanadoo.fr/jacques.abbatucci/lephenom.htm#noosphere
14 Paolo VI, Messaggio per la giornata mondiale della pace 1977

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