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Castel Gandolfo, 6/6/2003

"Maria e la comunicazione"

Seminario Internazionale sulla Comunicazione

intervento di Chiara Lubich

(E' possibile rivederlo  in video sul sito del Centro Chiara Lubich)

Carissimi professionisti della comunicazione,

si apre oggi qui, al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo, un seminario internazionale in preparazione d'un nuovo congresso, in futuro, sulla comunicazione.
Esso raccoglie in questa sala le persone dedite ad una di quelle che noi - mutuando una parola da san Giovanni Crisostomo - chiamiamo "inondazioni": l'inondazione delle comunicazioni.
Esse sono prodotto d'un particolare dialogo - il dialogo con la cultura - che il Movimento dei Focolari sta, da qualche tempo, intavolando fra la sapienza, che offre il carisma dell'unità, e i diversi ambiti del sapere e del vivere umano, come quello della filosofia, dell'educazione, delle scienze umane e naturali, dell'arte, della salute, del diritto e così via.
Qui della comunicazione.
Inondazioni che, non è difficile capire, si mantengono tali solo se costantemente animate, inondate dalla luce che promana dal dono di Dio, pena il ricadere nel pensiero e nell'azione semplicemente umani.
Ecco perché apriamo questo seminario con un messaggio spirituale che recita così: "Maria e la comunicazione".

La provvidenza di Dio ha fatto sì che il nostro seminario dei media si svolgesse durante l'anno che il Santo Padre ha voluto consacrare a Maria, la Vergine dolcissima, la Madre del Verbo, della Parola fatta vita. Ed è a Lei che da mesi ormai la Chiesa cattolica offre iniziative su tutto il pianeta, le più varie, per darle gloria.

Pure noi, come Movimento dei Focolari, abbiamo avuto l'intima gioia di innalzarle una lode tutta particolare, organizzando in questo stesso Centro un congresso interamente dedicato a Lei.

È stato in quell'occasione che gli stessi media hanno ancora una volta rivelato la loro straordinaria capacità di moltiplicare il bene, trasmettendo per tre giorni di seguito il congresso in diretta.

E ciò ha dato una grande gioia a noi, perché, come forse loro sanno, vi è un rapporto particolarissimo tra Maria e il nostro Movimento, che ambisce d'essere - per quanto è possibile - una sua presenza sulla terra e quasi una sua continuazione.
E, se nei sessant'anni di storia del Movimento, Ella ci ha manifestato molte sfaccettature del suo disegno eccelso, quale rara creatura incastonata, in un suo modo unico, nella Santissima Trinità, speriamo che ora ci apra qualche spiraglio di luce anche nell'attuale seminario di NetOne.

Gesù abbandonato

Tre anni fa la nostra attenzione si era soffermata in modo particolare sul mistero terribile e affascinante del grido di Gesù crocifisso: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mt 27,46). Il grande comunicatore, che aveva affascinato le folle, si trovava ora non solo tradito e ignorato dai suoi, ma abbandonato anche dal Padre suo, il cui rapporto l'aveva sempre sorretto. Cos'era successo?
Fatti suoi i nostri limiti, i nostri errori, la nostra separazione da Dio e dagli altri uomini, s'era offerto a provare Lui stesso simile condizione per risanare in noi la piaga della gravissima disunità.
E gridò. Gridò per l'abbandono del Padre. Ma nonostante ciò, con uno sforzo sovrumano, si riabbandonò al Padre, pagando così le nostre infedeltà, riunendoci come figli al Padre e come fratelli fra di noi. Ed ha operato, in tal modo, da divino Mediatore (medium) e comunicatore.

La Desolata

Al pari di Gesù anche Maria ha il suo culmine: è la sua desolazione, il suo abbandono: è la Desolata. Quando, dall'alto della croce, Gesù, indicando Giovanni, che rappresentava tutti noi, le dice: "Donna, ecco il tuo figlio!" (Gv 19,26), quelle parole suonano in Lei come una sostituzione. Maria passa la prova di perdere Gesù non solo perché Egli sta morendo, ma anche perché un altro prende il suo posto. E accetta. E con questo suo nuovo fiat, ai piedi del Calvario, rinuncia a Gesù e così diventa madre di tutti, acquistando la maternità di innumerevoli uomini.
Maria Desolata è la Madre per eccellenza. Nella sua desolazione noi abbiamo sempre visto il disegno di Dio su di Lei completamente raggiunto, in un vertice di dolore-amore inesprimibile. Lì, ai piedi della croce, Maria diventa madre, non solo di Gesù, ma del suo Corpo che è la Chiesa. È la madre universale che tiene insieme, con il suo amore, tutti gli uomini suoi figli; li fa fratelli, come a loro modo fanno le mamme della terra.
È madre dell'unità, il vincolo d'unità con tutti i suoi figlioli.
Ed è per questo che noi abbiamo sempre legato la sua figura a quell'aspetto dell'amore che è la comunicazione, elemento indispensabile al conseguimento dell'unità, e abbiamo fatto della Desolata la protettrice dei nostri mezzi di comunicazione.
Nel congresso precedente, pensando a Maria, avevamo detto come i comunicatori che si ispirano al carisma dell'unità conoscono quali siano le qualità di una madre.
Essi comprendono come una madre, illuminata dall'amore, veda più in là di altri. E imparano da essa a capire meglio gli uomini e le situazioni, a dare quella comunicazione più vera, più approfondita, più ampia, che non sempre si sa dare, dove il negativo degli uomini e delle circostanze non si tace, ma dove viene dato più rilievo al positivo. perché così è l'amore: conosce la realtà, con le sue molte ombre, ma la sa trasfigurare per far trionfare il bene in tutti.
E se Gesù abbandonato ci era apparso quale pupilla dell'occhio di Dio aperta sul mondo, possiamo dire che Maria Desolata ci dà l'impressione di essere come una specie di camera oscura che raccoglie tutto il negativo del mondo. Ma, come dalla pellicola negativa si sviluppa un'immagine al positivo, Lei sa trasformare le situazioni in modo tale che in quello che è negativo si può vedere anche il positivo.

Maria è il tipo e la forma della Chiesa, ed è perciò evidente che in tale sublime creatura possono trovare il proprio modello tutti i cristiani; ma in Lei Desolata, penso, che i professionisti della comunicazione possono trovare in modo particolare il modello della propria perfezione.

A noi Maria è apparsa, sin dall'inizio, in una duplice veste: come monumento di virtù e come l'Icona della legge più profonda del Vangelo: il saper perdere. "Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà" (Lc 9,24).

La Desolata - monumento di virtù

Maria ai piedi della croce, nello straziante stabat che fa di Lei un mare amaro di angoscia, è l'espressione più alta, in umana creatura, dell'eroicità di ogni virtù. In Lei è il trionfo delle virtù della fede e della speranza per la carità che l'accese durante tutta la vita, e qui la infiammò nella partecipazione così viva alla Redenzione.
La sua figura di madre che regge Dio morto nelle sue braccia e ancora crede, e spera e ama, può essere il modello e il sostegno dei comunicatori che spesso devono assistere - per trasmetterne, poi, la notizia - ad eventi che ricordano in modi diversi l'abbandono del Figlio di Dio in croce.
Una fede simile a quella della Desolata e una speranza contro ogni speranza improntata alla sua, consentiranno loro di non sfuggire ai drammi dell'umanità e di farne partecipi i più con il massimo rispetto della verità, ma soprattutto delle persone. Essendo loro stessi amore, come Lei è stata, essi potranno trovare il filo d'oro che passa fra gli esseri e dischiudere a tanti quella visione più vera e più profonda della realtà capace di scorgere l'Amore di Dio al di là della trama complessa delle vicende umane.
La loro parola allora assomiglierà a quella di Maria, che nel Magnificat vide più in là degli eventi e profetizzò le meraviglie che Dio avrebbe compiuto per mezzo del Figlio, vincendo al contempo con l'amore ingiustizie e soprusi.

La Desolata è la mansueta per eccellenza, la mite, la povera fino alla perdita del suo Figlio che è Dio: tutte qualità oltremodo necessarie ai comunicatori che possono spesso svolgere in modo discreto, ma efficace una funzione di dialogo e di "mediatori" nel loro modo di trasmettere le notizie e anche nei molteplici ambienti dove sono chiamati ad operare.

Maria Desolata è la giusta che non si lamenta d'essere privata di ciò che le appartiene per pura elezione; la pura nel distacco affettivo a tutta prova dal suo Figlio Dio, la forte che ha resistito - è rimasta in piedi - pur vedendo Gesù morire in quella maniera... Il suo esempio aiuterà i professionisti della comunicazione a guardare con oggettività gli eventi, a rimanere fermi nel servizio alla verità anche quando essa è scomoda, e talvolta potrà chiedere loro di pagare di persona.

Maria, nella sua desolazione che l'ammanta di ogni virtù, insegnerà ancora ai comunicatori a munirsi di pazienza, di perseveranza, di semplicità e di silenzio, perché nella notte dell'umano che è in loro, brilli per il mondo la luce di Dio che abita in loro.
Sempre, infatti, la parola ha da poggiare su un silenzio, come un dipinto sullo sfondo. Facendo tacere la creatura in loro, e lasciando parlare su questo silenzio lo Spirito del Signore, i professionisti della comunicazione assomiglieranno sempre di più a Maria, trasparenza di Dio.
Allora la loro parola non sarà mera parola, ma Parola col Silenzio! Parola con l'Essere! Sarà Amore.

I comunicatori acquisteranno così la prudenza necessaria per valutare bene le situazioni sulle quali devono esprimersi e verificare le fonti delle loro informazioni.
Anche stando a lungo sotto i riflettori, che facilmente possono abbagliare, si manterranno umili e sapranno riconoscere i limiti della loro conoscenza.
Possederanno la Sapienza indispensabile a chi deve amplificare notizie e avvenimenti senza distorcere la realtà.
Saranno di buon consiglio e avranno il dono del discernimento per comunicare solo quello che merita, soprattutto in un momento come quello attuale dove il flusso della comunicazione è imponente e tumultuoso.

Il Vangelo ci presenta Maria come colei che "serbava tutte queste cose nel suo cuore" (Lc 2,51). Eppure nessuno ebbe mai parola come Lei che diede alla luce il Verbo incarnato che poi perse sul Golgota.

Maria Desolata, sospesa nel vuoto al pari di Gesù abbandonato, è in certo modo comunicazione allo stato puro, quella in cui il comunicatore è talmente e solo medium che quasi scompare. È trasparenza, cioè qualcosa che sembra non esistere, ma che è. È perché non è, come l'amore. E non è forse questa una delle qualità massime del mediator, del comunicatore? E i media, non sono perfetti quando ci si dimentica della loro esistenza?

Icona del saper perdere

Come ho già detto, nella nostra storia Maria non ci è apparsa solo come monumento di virtù, ma anche come l'Icona della legge più profonda del Vangelo: il saper perdere. Ma l'amore evangelico sa perdere perché sa dare. E proprio perché dona, riceve.
La Desolata ha perso, per fare la volontà di Dio, cioè per Dio, persino Gesù…: la sua Opera. Ma, proprio perché l'ha perso, l'ha ritrovato moltiplicato. Per Gesù che ha donato non poteva avere in cambio molti Gesù a metà, ma "altri Gesù" autentici, con la sua luce e con il suo amore. Come Lui.

La "desolazione" di Maria però non è avvenuta solo all'ultimo istante della vita di Gesù. Ne ha fatto un intenso tirocinio durante tutta la sua vita.
Nell'Annunciazione sembra dover cambiare il proprio progetto di vita. E sarà Madre di Gesù, rimanendo vergine.

Più tardi presenta Gesù al Tempio dove sente l'annuncio della propria via crucis: "E anche a te una spada trafiggerà l'anima" (Lc 2,35). Parole che le tolgono la gioia che le aveva dato la nascita del Figlio. Camminerà tutta la vita accompagnata dall'eco di quelle parole, che diedero ad ogni suo atteggiamento un insolito distacco.

Quando Gesù è dodicenne lo perde a Gerusalemme. Angosciata, con Giuseppe lo cerca e lo ritrova nel Tempio. Ma la spiegazione che Egli dona loro: "perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" (Lc 2,49) le manifesta chiaramente che Egli non le appartiene.

Nelle nozze di Cana, Gesù la tratta apparentemente con durezza: "Che ho da fare con te, o donna?" (Gv 2,4), chiamandola ad un amore più grande ancora.

Poi Maria segue Gesù nelle dure lotte della vita pubblica, ricca di frutti, stellanti di gloria, amareggiati dal fiele dell'ingratitudine umana.

E ai piedi del Calvario - come abbiamo visto - pronuncia il fiat finale della "desolazione" in un abisso di dolori più grandi di ogni umana capacità, dove stabat per una grazia singolare meritata per l'esercizio a lungo durato in attesa di quell'ora.

Ed è così che Maria, preparandosi ad essere sola tutta la vita, è diventata Madre di ognuno di noi, di tutti al mondo.

È guardando a Lei, Icona della legge più profonda del Vangelo che è il sapere perdere, che gli esperti della comunicazione potranno compiere a pieno la loro vocazione.

Per accogliere veramente in sé gli altri e gli eventi bisogna, infatti, sapere sempre perdere tutto, tutto come Maria Desolata, farsi vuoto di fronte ad ogni cosa e ad ogni fratello, essere nulla. E solo il nulla raccoglie tutto in sé.

Per essere canali, puri trasmettitori, veri comunicatori, la figura di Maria Desolata sarà dunque di sprone e di esempio.

Chiedo nuovamente a Lei, il cui cuore s'è fatto spazio di comunicazione, dove l'Amore ha potuto dire la sua Parola, di fare di ciascuno di voi, in quest'anno speciale, mariano, uomini nuovi capaci di far nascere e crescere una comunicazione secondo il cuore di Dio.


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