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varie

di Nedo Pozzi

Giordani comunicatore

(Conversazione tenuta il 18 aprile 2009 nel corso del convegno di NetOne Italia )

Ventinove anni fa Igino Giordani lasciava questa terra.
Giordani è un personaggio estremamente poliedrico, ma oggi lo guardiamo soprattutto come comunicatore a servizio di un grande ideale: l’umanità come famiglia.

Il suo impegno come uomo dei media è impressionante: 4000 articoli su 49 organi di stampa italiani e di altri paesi, fondatore di varie testate, direttore di due quotidiani e di 10 periodici, autore di oltre 100 libri (una media di quasi due all’anno) per un totale di 26000 pagine, tradotte nelle principali lingue, senza contare i saggi, gli opuscoli, le lettere, i discorsi.

Per un trentennio è rimasto nel vivo del fermento politico e culturale, nazionale e internazionale, accendendo luci profetiche sugli avvenimenti spesso drammatici del XX secolo. Oltre alla penna, di scrittore di razza, la sua dote mediatica più coinvolgente era la parola, il dono di una conversazione che attraverso la bellezza e la proprietà dell’eloquio e una sottile ironia veicolava idee controcorrente, di insolita altezza.

Il 6 giugno 2004 fu avviato il processo di beatificazione nella Chiesa cattolica. La notizia non passò inosservata: L’Espresso ci fece un trafiletto dal titolo: “Igino proteggici tu”, che diceva” Era ora. Anche l’ordine dei giornalisti avrà il suo beato: Igino Giordani, direttore de Il Quotidiano e de Il Popolo, deputato dc, cofondatore dei Focolarini, detto ‘foco’ per il fervore e padre di Brando, ex potente Rai. Il viatico per la beatificazione dà un bel po’ di lustro alla vituperata categoria”…

Inoltre, un grande comunicatore come Gaspare Barbiellini Amidei, recentemente scomparso, scrisse su un periodico nazionale: “Dunque non tutti noi giornalisti andremo all’inferno... Molti santi patroni pregano Dio per il perdono dei nostri peccati. Non solo. Un giorno non lontano uno di noi potrebbe diventare ufficialmente santo, e se lo meriterebbe. La strada per gli altari per un grande giornalista cristiano è già ufficialmente cominciata e propone alla memoria uno dei personaggi più belli di cui possono vantarsi i mass-media: Igino Giordani". "Di lui – ha detto ancora Barbiellini Amidei in altra occasione – mi colpì soprattutto il rabdomantico intuire cose che ancora non facevano parte dell’attualità… Al giornalismo manca troppo spesso questa capacità serena di guardare lontano, partendo dalle notizie del tempo presente.”

Il suo scrivere – dice Tommaso Sorgi, già deputato e docente universitario, oggi il maggiore esperto di Giordani – è sempre un agire in coscienza per servire l’uomo. Per lui lo scrittore è un ‘portatore di fuoco’… Egli considera lo scrivere come una missione, una testimonianza della verità e dei valori, da compiere con purezza d’animo e con coraggio. Lo fa in politica, in modo davvero eroico…

Sorgi ricorda come, dopo l’assassinio di Matteotti, nel 1924, Giordani scrisse su Il Popolo un violento articolo contro Mussolini, profeticamente intitolato ‘Nemesi’. E ci voleva davvero del coraggio perché erano tempi in cui, per molto meno, socialisti e popolari erano già stati malmenati e uccisi.
Ma questa “purezza d’animo” Giordani la applicò anche nei confronti del proprio partito, il partito popolare di Sturzo. Questo lo rende ancora più vicino ed esemplare per i comunicatori di oggi.

Nel 1946 succede a Gonella come direttore de Il Popolo, ma vi rimane solo un anno perché – racconta Sorgi – “pressato dai dirigenti politici del partito ad usare trattamenti discriminatori verso i loro oppositori interni, si rifiuta, dimostrando fermezza ed onestà professionale…” e invia una forte e chiara lettera di dimissioni, che si concludeva così: ‘Io non so fare il direttore diretto!’… "E questa è una espressione splendida!” sottolinea Spadolini. Ed è splendida anche per noi.

Vorremmo concludere con qualche pensiero di questo artista della parola, questo comunicatore inondante e profetico, questo politico “ingenuo” e “troppo cristiano”. Ecco qualche perla scelta dai suoi scritti sulla comunicazione:

Cominciamo con un brano tratto da un articolo del 1921. Giordani ha 27 anni, è reduce dal fronte nella prima guerra mondiale, dove è stato ferito, decorato, riconosciuto grande invalido, vivendo una esperienza fondamentale per la sua formazione:
Noi non siamo con quelli che per esaltare la propria patria han bisogno di umiliare la patria degli altri. Non occorre per amare la famiglia altrui vilipendere la propria, né per amare la propria disprezzare la patria altrui. Così, con questo sentimento eleviamo ed allarghiamo l’amore patrio all’amore dell’umanità.

Più tardi sulla comunicazione:
Se per l’uomo essere è pensare, vivere è comunicare.

Il comunicatore è chiamato ad illuminare, non oscurare. …Dovrebbe rinnovarsi ogni giorno, rifornirsi d’idee ogni momento. … Il comunicatore può non avere un soldo in tasca, ma se ha un’idea in testa, una fiamma in cuore, vale sul mercato più d’un finanziatore…

L’amore è tutto; senza l’amore tutto è niente: la comunicazione può e deve alimentare questa verità che è il solo cemento sociale durevole, prima che la paura, madre dell’atomica, abbia il sopravvento.

Il comunicatore è il più diretto costruttore di una città nuova.

L’umanità si svena sempre per le stesse ragioni… Per esempio dice: ‘Si vis pacem, para bellum’. Ma per noi la verità è altra. Se vuoi la pace prepara la pace. Se prepari la guerra, i fucili ad un certo momento spareranno da soli… Se vogliamo arrivare alla pace, dobbiamo cominciare a costruirla tra di noi… perché la pace comincia veramente da ciascuno di noi.” E queste stesse parole le ha pronunciate in parlamento il 21 dicembre 1950.

E per finire, cosa direbbe oggi Giordani se gli chiedessimo cosa dobbiamo praticamente fare?

Aprire il cuore come una conchiglia a raccogliere la voce dell’umanità e mettere a circolare l’amore e la ricchezza – il bene e i beni – sopprimendo gli sbarramenti di razza e di classe, le dogane dello spirito, i pedaggi della felicità… Vedere nell’uomo, chiunque esso sia, un fratello…

E’ una proposta ed un invito che risale al 1961 ma che personalmente sento sempre attualissimo, e che mi interroga ogni mattina, ogni volta che incontro qualcuno o che mi siedo al computer per fare il mio… e il suo mestiere.