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di Maria Rosa Logozzo

Il cinema per una società senza chiusure: un appello

IoSonoLiRoberto Mazzarella, giornalista siciliano, direttore del Centro Studi e Documentazione sulle Migrazioni del Comune di Palermo e autore del libro L´uomo d´onore non paga il pizzo, oggi scrive sul suo blog che il Festival del Cinema di Venezia ha riportato alla ribalta il tema immigrazione.

«Il figlio di una "clandestina” nasce in una chiesa semidistrutta e in disuso, come si vede nel film di Ermanno Olmi, “Il villaggio di cartone”. Ma ancora, “Terraferma” di Crialese, “Io sono Li” di Andrea Segre che tratta i temi delle contaminazioni e delle crisi identitarie al centro di periferie multietniche.
A scorrere questo elenco si può dire: meno male che c’è il Festival del Cinema di Venezia!

Meno male, perché in questi giorni, in questi mesi, non si parla, non si vuole parlare, non si deve parlare di immigrazione, per una cretina idea di “politicamente corretto” che consiglia di mettere “la polvere sotto i tappeti” piuttosto che aggiungere problemi ad altri problemi.»

E ricorda che da Venezia è partito un appello alla politica e all’opinione pubblica «per contribuire con la nostra voce oltre che con i nostri racconti, alla costruzione di una società meno soggetta a chiusure e derive xenofobe e più preparata a comprendere i flussi di immigrazione e a dialogare con i nuovi cittadini».