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di Maria Rosa Logozzo

E' tempo di cambiare ...un anno dopo

Annalisa Insardà"Chiedo a tutti di starmi vicino perché il film è difficile e ho bisogno che mi 'pensiate' tanto", così Fernando Muraca  aveva chiuso una sua mail ad ottobre scorso, quando iniziava appena le riprese del film.

Oggi il film esiste e ha avuto una buona accoglienza sia al Fiuggi Family Festival  che al Tropea Film Festival,  dove la protagonista femminile del film, Annalisa Insardà, ha ricevuto il premio  Migliore Attrice Lungometraggio.

Su Myspace si possono godere alcune scene del film.

Tra gli articoli sul film pubblicati da vari giornali e siti web, riporto una parte dell'intervista a Muraca di Giovanni Zambito per Clandestinoweb:

La pellicola italiana "E' tempo di cambiare" è una storia d'amore fra due ragazzi ambientata in Calabria e in Sicilia che tocca temi importanti come mafia e 'ndrangheta, ma che fornisce allo spettatori parecchi spunti di speranza per un riscatto del nostro meridione, da cui si nota un'assoluta assenza dello Stato. Ilaria Serrato

La maggior parte degli interpreti sono attori dilettanti e Alfredo Ribassi, Tommaso Perri, Ilaria Serrato e Annalisa Insardà sono i protagonisti. Bellissime le naturali ambientazioni, le musiche di Enrico Sabena e le due canzoni interpretate da Chiara Grillo.

"L'idea è nata a Tropea - dichiara Fernando Muraca a ClandestinoWeb - dove mi trovavo per un festival di cortometraggi: il budget a disposizione era di 80mila euro quando invece per la realizzazione del film ne servivano almeno 3 milioni".

Chi ha scritto il soggetto?

“La storia è stata scritta da una ragazza di 13 anni e poi è stata letta da uno sceneggiatore ebreo di Torino e poi sono intervenuto anch’io”.

E' un film sulla mafia?

“Non volevo fare un film sulla mafia: questi in genere sono pubblicità alla mafia stessa. I mafiosi, per esempio, si costruiscono le case come quelle de 'Il padrino'. L’unico morto ammazzato nel film è un mafioso ed è quello che succede realmente visto che la vita media dei mafiosi è di 35 anni; è una guerra civile che si risolve in due modi: o con lo sterminio di una parte (cosa non possibile) o innescando dei meccanismi di riconciliazione".

Dal film lo Stato risulta del tutto assente: è una denuncia?

"Sì, una guerra civile non si risolve con la repressione anche se è importante che lo Stato faccia la propria parte, però bisogna innescare meccanismi di riconciliazione, un concetto più alto moralmente e che si può ottenere pure con una preghiera finalizzata a questo scopo. I cristiani al sud sembrano aver perso la speranza che le cose possono cambiare: per questo dicono 'se lo meritava' quando vedono uno morto ammazzato per strada. I mafiosi nel film non vengono mai trattati male perché anche loro sono necessari perché avvenga la riconciliazione: sono persone e come tali spero possano cambiare”.

Ma c'è una speranza?

“La speranza nel film è espressa nei gesti personali della famiglia che sostanzialmente si tira fuori dalla realtà mafiosa e con eroismo. La donna, pur di rimanere fedele ai propri ideali cristiani, rinuncia a curarsi e questo viene rappresentato quando brucia i soldi illecitamente guadagnati dal marito accanto alla lapide che ricorda la strage di Capaci”.

Progetti in cantiere?

"In questo momento in mente ho una storia che si svolge tra l'Italia e la Spagna: la storia di due donne, una madre e una figlia che non si sono mai conosciute. Ho amato tantissimo il film di Almodovar "Tutto su mia madre" che mi è rimasta dentro e mi ha ispirato".

Quanto sei figlio nelle tue idee delle suggestioni artistiche altrui?

"Ci sono diversi tipi di suggestioni: c'è quella del tuo corpo artistico. Quando sei passato attraverso le opere di grandi autori ti rimangono dentro. In 'E' tempo di cambiare' è citato più volte il monologo del 'Grande dittatore' di Chaplin e la citazione 'Odia soltanto chi non ha l'amore di nessuno', che ormai è un patrimonio che è in me. Quindi oltre alla memoria tua c'è la suggestione di un'opera d'arte che rappresenta qualcosa di eterno che entra in contatto con te. Io sono un artigiano e anche se finora non ho fatto nulla di significativo cerco di creare qualcosa che non finisce comunicando il senso dell'animo umano".

Da cattolico come fai a conciliare la tua fede con lo spettacolo?

“Storicamente la fede e la spiritualità sono state viste quasi in contrapposizione con l’esperienza umana. Io sono credente ma i miei migliori amici non lo sono: riusciamo a condividere valori umani universali senza timbro di fabbrica”.

In che modo un’ispirazione può essere inficiata dalle regole e dai tempi di una produzione?

“Tantissimo. Ho fatto delle scelte radicali nella mia carriera perché mi rendevo conto nel sistema di fare tante di quelle mediazioni che alla fine dell’ispirazione iniziale non rimane niente. È anche vero che un’idea cresce nel rapporto con gli altri: dipende dall’atteggiamento delle persone con cui lavori. Se hanno la preoccupazione come te di non depauperare quell’idea che hai ricevuto in dono e di coltivarla e annaffiarla insieme a te e non appiccicarci sopra la propria esperienza e il proprio modello culturale, viene fuori qualcosa di bello. Se invece vogliono tirarla dalla loro parte, l’idea muore”.

Anche l'Osservatore Romano ha citato il lungometraggio:

[…] In realtà c’è stata anche un'altra segnalazione non prevista, ma particolare e significativa: un gesto di attenzione verso gli spettatori più giovani. Alla cerimonia di premiazione, sabato sera, sono infatti state invitate a prendere la parola anche due ragazzine di dodici anni che hanno partecipato alle proiezioni di tutti e nove i film in concorso. Alla fine hanno scelto il loro vincitore; non un cartone animato o un film di avventura, ma significativamente una pellicola di impegno civile: È tempo di cambiare del giovane regista Fernando Muraca, al suo primo lungometraggio. Girata con un budget esiguo raccolto da commercianti e piccoli imprenditori calabresi che volevano produrre un film sulla mafia fuori dagli schemi, la pellicola, commovente e con richiami a una fede esigente, lascia intravvedere spiragli di speranza. E punta soprattutto sui giovani, sulla loro voglia di cambiare, di rompere con una cultura di illegalità e di violenza nella quale non vogliono più riconoscersi. […]  

 Attendiamo Fernando Muraca a Intermediando2008. Sarà lui a curare il laboratorio di cinema/TV