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di David Naglieri (Traduzione di Ianua Punzi)

Una Mano di Pace - Papa Pio XII e l'Olocausto

David NaglieriDa regista  posso dire quanto possano essere stressanti i mesi di raccolta fondi, ricerca, pianificazione  pre-produzione, riprese e montaggio video che la creazione di un film documentario comporta.
Ciò che spinge un regista a completare l'operazione è la convinzione che il suo lavoro ha uno scopo più alto e il credere fermamenteche il film che sta facendo sarà utile all'umanità.

Come scrittore e produttore di film documentari, lavorando per Salt and Light Catholic Television di Toronto, ho potuto sperimentare tutto questo con il mio ultimo progetto: Una Mano di Pace - Papa Pio XII e l'Olocausto. Da tempo m’interesso al continuo aspro dibattito sulle azioni di Pio XII durante l'Olocausto nazista.

E’ da quando, nel 1963, il drammaturgo tedesco Rolf Hochhuth ha presentato la sua controversa opera Il Vicario - nella quale presentava Pio XII come un freddo burocrate, insensibile alle sofferenze degli ebrei - che si è sviluppata una "leggenda nera" che tuttora avvolge l'eredità di Pio XII.  Egli è stato accusato di tutto:  dall’essere un antisemita e in combutta con Hitler, all’essere un leader debole e inefficiente che ha ceduto alla pressione nazista.
In realtà, Pio XII è stato determinante nel salvare centinaia di migliaia di vite attraverso il rilascio di falsi certificati di battesimo, chiedendo che i monasteri e i conventi si aprissero ai profughi ebrei ed utilizzando gran parte del suo patrimonio personale per far uscire gli ebrei dall'Europa in navi dirette verso Palestina e Sud America.

Sono studente di storia e anche attivo nel campo delle relazioni interreligiose, quindi so bene che gli interrogativi riguardanti il ruolo di Pio XII durante la guerra hanno profonde conseguenze per il dialogo ebraico-cristiano e anche per la Chiesa e la sua influenza nella società.
Ho tentato di ricercare la verità su Pio XII trovando testimoni per il mio film che, non solo potessero presentare i fatti storici per quanto riguarda il suo coinvolgimento nella guerra, ma che potessero anche essere protagonisti di un dialogo fruttuoso.

Una Mano di Pace presenta due interviste con importanti rabbini e sostenitori del dialogo inter-religioso: il rabbino Joseph Ehrenkranz, fondatore del Centro per la Comprensione tra Cristiani e Ebrei (Center for Christian Jewish Understanding) dell’Università Sacred Heart di Fairfield nel Connecticut, e il rabbino David Novak, docente di Studi ebraici presso l’Università di Toronto, e uno dei più grandi esperti mondiali di relazioni Ebraico-Cristiane.

Entrambi, Ehrenkranz e Novak, delineano la loro convinzione che l'attuale infuocata tempesta mediatica che circonda Pio XII non dovrebbe essere usata per sottovalutare i molti progressi di questi ultimi decenni riguardo le relazioni ebraico-cristiane.
Come dice Novak nel film: "Credo che Pio XII era un uomo buono e rispettabile, di alti principi morali – il suo agire dice i suoi principi. Ma comunque, non credo che i rapporti ebraico-cattolici, attualmente, debbano essere determinati dalla qualità dell’agire di Pio XII durante la guerra. Oggi è  chiaro che la Chiesa cattolica ha ripudiato l'antisemitismo e ha fatto passi enormi riguardo agli ebrei. "

E' mia fervida speranza che Una Mano di Pace: Papa Po XII e l'Olocausto contribuisca non solo a giustificare il retaggio di Pio XII, ma anche favorisca la comprensione tra cristiani e ebrei.
Per questo mi sono commosso alla notizia che il Gabriel Awards, presentato anualmente dall'Accademia Cattolica per Professionisti della Comunicazione delle Arti, aveva scelto Una Mano di Pace come uno dei vincitori degli attestati di merito 2009. Il Gabriel Awards onora film e programmi televisivi che "elevano lo spirito umano" e che onorano la comunità, la creatività, la tolleranza, la giustizia e la compassione.
Senza dubbio spero che questo film sia all'altezza di tali nobili ideali.

(I primi 6 minuti del documentario)

 

Testo inglese originale:

As a filmmaker the months of fundraising, research, pre-production planning, filming and editing that go into the creation of a documentary film can be incredibly stressful and draining. What drives a filmmaker to complete the task is the underlining conviction that their work serves a higher purpose, and an unswerving belief that the film they are making will serve humanity.

As a writer and producer of documentary films, working for Salt and Light Catholic Television in Toronto, I was able to experience that reality with my latest project: A Hand of Peace: Pope Pius XII and the Holocaust. I had long been interested in the oftentimes acrimonious debate over the actions of Pius XII during the Nazi Holocaust. Since 1963, when German playwright Rolf Hochhuth unveiled his controversial play The Deputy, which presented Pius XII as a cold-hearted bureaucrat insensitive to the plight of the Jews, there has developed a “black legend” surrounding Pius XII’s legacy. He has been accused of everything from being an anti-Semite and in cahoots with Hitler to being a weak and ineffectual leader who caved under pressure. In reality, Pius XII was instrumental in saving hundreds of thousands of lives through the issuing of false baptismal certificates, by demanding that monasteries and convents be opened to Jewish refugees and by using much of his personal wealth to shepherd Jews out of Europe in ships bound for Palestine and South America.

As a student of history and someone active in the field of inter-faith relations I knew the questions swirling around Pius’s XII wartime role had deep-seated ramifications for Christian-Jewish dialogue and the Church’s position and influence in society. I attempted to search for the truth about Pius XII by seeking out voices for my film that not only sought to strongly present the historical facts regarding his wartime record, but which also could be agents of fruitful dialogue.

A Hand of Peace features two interviews with leading Rabbi’s and proponents of inter-religious dialogue: Rabbi Joseph Ehrenkranz, the Founder of the Center for Christian Jewish Understanding at Sacred Heart University in Fairfield Connecticut, and Rabbi David Novak, Professor of Jewish Studies at the University of Toronto, and one of the world’s foremost experts on Jewish-Christina relations.

Both Ehrenkranz and Novak outlined their conviction that the current media firestorm surrounding Pius XII should not be used to undermine the many positive steps taken in recent decades with regard to Christian-Jewish relations. As Novak says in the film, “I think Pius XII was a good and decent man of high moral principle who put his principles to work in terms of what he did, but I would say that I don’t think that Jewish-Catholic relations in the present should hinge upon whether the war time record of Pius XII is good or bad. Clearly the Catholic Church has repudiated Anti-Semitism has made enormous strides in relation to Jews.”

It is my fervent hope that A Hand of Peace: Pope Pius XII and the Holocaust will help contribute to not only a vindication of Pius XII’s legacy, but also to a furthering of Christian-Jewish understanding. That is why I was deeply moved to learn that the Gabriel Awards, presented annually by the Catholic Academy for Communication Arts Professionals, had selected A Hand of Peace as a 2009 “certificate of merit” winner. The Gabriel Awards honor film and television programs that “uplift the human spirit” and that celebrate community, creativity, tolerance, justice, and compassion. I certainly hope this film’s legacy will live up to those lofty ideals.

( The first six minutes of the film)