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editoria

di Maria Chiara De Lorenzo

Video education, per vivere un protagonismo positivo

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Raccolto l’invito di Luciano Di Mele ad esserci alla presentazione di “Video education” (Guida teorico-pratica per la produzione di video in ambito educativo – Di Mele, Rosa, Cappello), ieri pomeriggio ci siamo ritrovati a Roma, a confrontarci su un tema di vitale importanza, al confine tra la comunicazione e la pedagogia: l’educazione ai media, e in particolare all’uso dell’immagine. Non una materia accanto alle altre, ma uno strumento per l’educazione.

Se in questi giorni le immagini del gruppo di minorenni che filma l’azione di demolizione di un edificio pubblico fa il giro degli schermi, è più che lecita la riflessione sull’uso da parte degli adolescenti delle nuove tecnologie per esprimere il peggio di se stessi (vedi la miscela esplosiva videofonino+youtube).  

Ma è davvero così? L’intervento di Luciano Di Mele a illustrazione dei contenuti del libro partiva proprio sfatando una convinzione: non sempre i ragazzi sono esperti dei media, e non sempre vogliono veicolare messaggi negativi.

E’ in questo cuneo che si inserisce la video education, a partire dalla formazione dei docenti. Formare i formatori è quindi il primo obiettivo del volume che ci è stato presentato, con l’idea di fondo che l’educazione passa attraverso processi di scoperta e di condivisione. Le scuole stanno lavorando sul tema della produzione video, ma è un settore che ha un potenziale ancora inespresso: le ricerche condotte dagli autori di Video Education mostrano che negli ultimi anni la produzione è aumentata, e potrebbe aumentare ancora. Il libro è quindi un supporto per insegnanti, educatori, studenti universitari, videomakers, operatori dei media, che va a colmare una lacuna bibliografica in materia.

E ben vengano le sinergie, come quella fra produzione scolastica e i programmi educational, in particolare del terzo canale della televisione italiana - come il GT ragazzi, Trebisonda, Screensaver - curati da uno staff diretto da Maria Mussi Bollini, che ha scritto fra l’altro la prefazione del volume, ed è intervenuta ieri alla presentazione romana.

Mussi Bollini ha mostrato come è possibile far vivere ai ragazzi un protagonismo positivo: attraverso le proprie idee. Video education si muove proprio in questa direzione: di fronte ad una produzione video, non fermarsi all’esplorazione delle tecniche, ma chiedersi sempre che cosa si vuole comunicare e qual è il messaggio che si vuole dare. E’ il lavoro sui contenuti quello che più impegnerà le classi al lavoro. Modello tecnologico e modello socioculturale che si integrano. “Questo libro – afferma Mussi Bollini – accorcia il divario tecnologico fra adulti e ragazzi”. Anche se, precisa, con l’utilizzo di internet cambia pure la modalità di ripresa. La nuova tecnologia porta a ribaltare l’idea stessa di video.

Uno sguardo al futuro operativo è stato poi offerto dal Med Lazio , un’associazione di insegnanti, educatori, docenti, ricercatori e studenti impegnati a diffondere l’alfabetizzazione ai media.

E NetOne? Il tema trattato non può lasciare indifferenti, soprattutto se si tratta di mettere le basi, fin dall’infanzia, per una comunicazione positiva, che vada al cuore dei contenuti, che metta in moto la fantasia per offrire sempre maggiori stimoli alle nuove generazioni. C’è da auspicarsi che si avvii una collaborazione ancora più fattiva, creativa, fra formatori e comunicatori a vari livelli.