Text Size

di Maria Rosa Logozzo

La finanza, pianta non potata, sta invadendo il giardino

LuiginoBruni_2Le notizie di quest'ultima settimana vertono in gran parte su temi di economia e finanza che i giornalisti, con l'aiuto di esperti, cercano di rendere comprensibili a noi comuni mortali. Ce la stanno mettendo tutta, ma gli argomenti sono ostici e la terminologia pure.

Ieri, mi sono imbattuta in un editoriale di Luigino Bruni  sulla situazione di grave crisi finanziaria che il mondo sta vivendo (L'abbraccio mortale, Avvenire, 07/08/2011). Mi è piaciuto, così ho cercato se ne avesse scritti altri di recente sulla stessa testata e c'erano: il 2 agosto ha trattato di ceto medio e crisi del capitalismo (Noi e le mucche della finanza) e, in precedenza, il 24 luglio, si era occupato della situazione italiana (Un Giubileo per l'Italia).

Bruni ha una dote particolare, la capacità di accostare il linguaggio di  economista competente ad esempi quotidiani di genere vario, riuscendo così a rendere le sue argomentazioni più 'vicine' al lettore e piùassimilabili. Vorrei qui riportare solo alcuni esempi di questo suo scrivere, ma gli editoriali sono molto più ricchi e consiglio di prendersi il tempo per leggerli con cura.

L'Italia è un malato grave, afferma, “non si tratta ancora di una malattia mortale, ma neanche di una semplice influenza stagionale: è un secondo mini-infarto che se non produce un cambiamento degli stili di vita può portare a conseguenze fatali. Nell’intervallo tra le due crisi il 'paziente Italia' ha continuato a comportarsi di fatto come prima, tranne per qualche passeggiatina pomeridiana o alcune pillole, senza aver però dato un segnale forte di inversione di tendenza”.

Circa la terapia che  tutti propongono, il rilancio della crescita economica, essa  “richiede molti ingredienti, tutti co-essenziali: investimenti pubblici (soprattutto in istruzione e ricerca), creatività, innovazione e, soprattutto, entusiasmo e passioni nei cittadini”.
E racconta: “Nel mio ultimo viaggio in Kenya, più della miseria materiale, mi ha colpito vedere giovani studiare la sera ammucchiati sotto i lampioni delle strade: è questa fame di vita e di futuro che domani può sconfiggere la fame di cibo e dar vita a sviluppo e benessere. Se oggi l’Italia e l’Europa non ritrovano questo entusiasmo, nessuna finanziaria potrà rilanciare la crescita”.

Nella finanza speculativa accade come nella vicenda del calcio scommesse: "alcuni giocatori (grandi fondi) scommettono sull’esito delle partite (valore futuro di titoli) e poi giocano in modo che le loro previsioni (scommesse) si avverino".

Nel nostro sistema capitalistico siamo cresciuti troppo e male, incentivando disuguaglanze e problemi ambientali: è il “frutto di una mungitura eccessiva delle mucche della finanza, che però oggi rischia di uccidere le bestie per sfinimento”.

La novità di questi giorni è il rendersi conto che non è più possibile separare l'economia dalla geo-politica e dalle politiche dei singoli Stati (ndr: e dalla comunicazione), “esiste un rapporto talmente stretto da non poter individuare dove finisce il Mercato e inizia la Politica”. Questo richiede di “guardare assieme e in maniera sistemica finanza, economia e politica, in un’ottica globale ma molto attenta alle dimensioni regionali (vedi Grecia)”, invece “la finanza è cresciuta come una buona pianta che, in mancanza di potature e di cura, sta invadendo l’intero giardino”.

Se riproponessimo tassi di crescita come quelli precedenti il 2008 faremmo l'errore di chi “scopre di avere un diabete alimentare e per curarlo cerca di aumentare un po’ l’attività fisica, continuando però a mangiare dolci come prima della diagnosi: ci si cura seriamente cambiando globalmente stile di vita, e facendo sacrifici, una parola antica e impopolare, ma sempre cruciale quando la storia si fa seria”.

La crisi finanziaria è come tutte le altre crisi della vicenda umana, individuali o collettive esse “sono sempre ambivalenti: possiamo uscirne migliori o peggiori, e l’esito dipende soprattutto da noi, dal nostro sguardo sul mondo. Un errore mortale da evitare durante le crisi è non prendere sul serio i segnali che ci provengono dall’esterno”. Chi ne ha vissute lo capisce bene.
Dunque bisogna stare attenti a sottovalutare crisi di Stati come la Grecia perché: “può essere un bambino a mostrare che il re (l’euro) è nudo”.

Secondo Bruni “il momento che stiamo vivendo è forse il più grave dopo la stagione del terrorismo”  ma “questa crisi sarà una felix culpa se ci farà dar vita ad una economia di mercato oltre il capitalismo iper-finanziario cui abbiamo dato vita, perché stiamo pagando gli aumenti di benessere economico con la moneta della fragilità e dell’insicurezza, di tutti ma in modo speciale dei più deboli (persone e Stati).
Ecco perché dobbiamo seguire tutti con grande attenzione e responsabilità ciò che accade in questi giorni: non sono in gioco soltanto le sorti dei mercati finanziari e dei detentori di titoli, ma la qualità dell’economia di mercato che uscirà da questa crisi, e quindi della libertà, dei diritti e della democrazia”.

Facciamolo.

(Segue seconda parte)