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Caucaso
di Michele Zanzucchi
Tbilisi, Georgia. Nella giovane democrazia del Paese caucasico, il panorama mediatico deve fare i conti con una complessità etnica, religiosa e politica tra le più complicate del pianeta. In questo contesto, la società politica e civile georgiana è particolarmente sensibile al ruolo dei media nel favorire o nel combattere un reale dialogo.
Promossa dal presidente della Repubblica, dal
patriarca della Chiesa ortodossa georgiana e dal presidente dell'Unesco, il
convegno intitolato "Globalizzazione e dialogo tra le civiltà" ha permesso un
profondo confronto tra accademici, esperti e politici.
La globalizzazione fa paura a tutti, ma nello stesso tempo cresce ovunque - lo si è costatato anche a Tbilisi - la coscienza che la mondializzazione indotta dai media e dai trasporti non può esistere se non per l'armonizzazione delle caratteristiche locali. Indiani, russi, georgiani, statunitensi... hanno convenuto con il filosofo Michel Serres sulla necessità di «riappropriarsi delle buone notizie guardando la realtà, fuori dallo spettacolo»- Così la globalizzazione diventa più umana.
Più relatori - georgiani, statunitensi, turchi e italiani - hanno citato la "regola d'oro", presente in tutte le grandi tradizioni religiose, culturali e filosofiche del pianeta, come la via maestra da seguire per poter ottenere risultati apprezzabili sulla via del dialogo. Anche per i media.
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Annette Löw -
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