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di Maria Rosa Logozzo

Luciano Violante

Torno su una notizia di qualche giorno fa.

La Commissione Affari Istituzionali della Camera da tempo sta conducendo un'indagine conoscitiva sullo stato della sicurezza in Italia. Alcuni studiosi hanno sottolineato che, ad un tasso di criminalità in linea di massima costante negli ultimi anni, ha corrisposto un elevarsi della percezione di insicurezza dei cittadini.

Tra i quattro fattori causa di questo fenomeno è indicata la crescente incidenza, in Italia come in tutti i paesi democratici, della informazione televisiva nella formazione dell´opinione pubblica.

E' per approfondire anche questo aspetto, che Luciano Violante, presidente della Commissione affari istituzionali, ha invitato lo scorso 10 gennaio i direttori di Tg e di Rete ad esporre alla Commissione il loro punto di vista sulla questione.

Non sono mancate critiche all'iniziativa, interpretata dai più come se Violante addebitasse all'informazione TV l'intera responsabilità della sensazione di insicurezza che affligge il Paese.

Leggendo quanto Violante scrive sul suo sito così non pare. Egli parla della convocazione come di una seduta di ordinario lavoro parlamentare. Ancora una volta traspare la parzialità con cui il mondo dell'informazione presenta la realtà all'opinione pubblica, estrapolandola dal suo contesto, generando polemiche e steccati che non giovano a nessuno.

E' mancanza di tempo per approfondire (perché volendolo oggi si riesce a pervenire a conoscenze dei fatti un po' più accurate) o sono strumentalizzazioni a vario fine le cause di queste messe a fuoco distorte?

Comunque ho letto con un certo interesse quanto ha scritto Ilvo Diamanti su Repubblica dello scorso 13 gennaio in un articolo dal titolo: Criminalità, quando la percezione diventa reale.
Il divario fra la misura e la percezione della criminalità, a nostro avviso, esiste. Ma spiegare l´insicurezza come un prodotto dell´informazione televisiva è sicuramente sbagliato - questo il suo punto di vista come quello di molti - e poggiandosi su dati statistici, analizza tale senso di insicurezza indicando tra le sue probabili cause (riporto solo quelle più legate al mondo dei media):

-  non solo lo spazio dedicato dai telegiornali alla "nera", ma anche quello dato ai rotocalchi di approfondimento, ai programmi che miscelano informazione e intrattenimento, alle trasmissioni popolari del pomeriggio e del mattino. E´ qui che i delitti di vita quotidiana occupano maggiore spazio. Al punto da divenire sequel di successo;

-  gli altri media, i quotidiani e i settimanali, che, da quando si è affermata l´informazione su Internet, intervengono sui fatti, in tempo reale. (...) i giornalisti televisivi impostano i notiziari incalzati (e influenzati) dalle edizioni on-line dei quotidiani e dai tg delle reti satellitari (Sky e Rai-News 24, in primo luogo) incalzati dall'informazione su Internet;

- Il rarefarsi delle reti di solidarietà, dei contatti personali, della fiducia(...)quando non conosciamo chi abita intorno a noi, viviamo chiusi in casa, blindati (porte, finestre, mura), armati, difesi da cani da guardia che ci separano dagli altri; quando il territorio circostante diventa inguardabile e inospitale. Allora, è difficile non sentirsi inquieti, impauriti. Sperduti. Allora i media diventano sempre più importanti, perché costituiscono il principale, spesso unico canale di relazione con il mondo. E trasferiscono in casa nostra il mondo, con i suoi molteplici motivi di tensione e di paura;

- la politica, che usa la sicurezza e l´insicurezza come armi improprie, per catturare consensi. Alimentando e usando le paure come bandiere e, spesso, come clave.

E continua:

Dietro allo scarto fra le misure e la percezione dell´insicurezza, quindi, non ci sono i tg o la tivù in sé. Ma il diverso rapporto fra comunicazione, informazione e vita quotidiana. Che è divenuto diretto e immediato. Le informazioni fluiscono in tempo reale e raggiungono le persone in ogni momento. Per cui, viviamo in un eterno presente. Gli eventi fluiscono, senza soluzione di continuità. Qualcuno sovrasta gli altri. Per una settimana, un giorno, magari un solo minuto.
Il ruolo di chi fa informazione, nel mondo dell´iperinformazione, per questo, è determinante. Nella babele di notizie, che fluiscono senza sosta, i media fissano il punto su cui si concentra l´attenzione di tutti. Come una torcia nella notte - ha suggerito Zygmunt Bauman - illuminano un fatto, un evento, una persona. Assecondati, anzi, sollecitati dal sistema politico, che da tempo ha sostituito la partecipazione con la comunicazione. E ha bisogno di dare un volto, un´identità, un nome all´incertezza incerta che alita nell´aria. E inquieta tutti. Certo, la realtà conta, ci mancherebbe. Ma, per "imporsi", deve bucare la notte. Incendiare il buio. Altrimenti la notte, dopo un po´, cala di nuovo e inghiotte tutto e tutti. E' questo il pericolo da evitare: che la "percezione" sia l'unico "fatto" significativo.

Fin qui Diamanti.

La responsabilità grande di chi fa informazione è riuscire a  "bucare la notte" senza distorcere la realtà, senza modificarne gli equilibri e allo stesso tempo aiutandone la percezione da parte del cittadino comune, senza puntare solo sull'emotività che spiazza il cervello.

Ma se il diverso rapporto fra comunicazione, informazione e vita quotidiana è oggi divenuto diretto e immediato, se con gli strumenti attuali e con Internet ognuno di noi può essere in qualche modo agente di informazione, allora crescono le responsabilità dei fruitori in questo processo. Responsabilità di controllo e di intervento.

Senza attenzione a quanto ci viene comunicato, senza dedicare del tempo alle necessarie verifiche, non potremo che continuare a bere come verità apparenze e opinioni parziali o manipolate.

A nostra discolpa bisogna però considerare le carenze educative di cultura dell'informazione, materia che solo qualche élite ha approfondito in passato, ma che oggi sarebbe importante far rientrare in tutti i piani di studio scolastici, di ogni ordine e grado.