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di Chiara Bernasconiasino

A proposito di pensare insieme

In classe c'è uno di quei famosi momenti di "discussione sull'attualità" su un tema delicato e scottante.

Mi accorgo che ciascuno esprime con foga pareri a ruota libera ma molto spesso non sa letteralmente di cosa sta parlando. Allora fermo la discussione che sta diventando pericolosamente simile ai vaniloqui con esercizi di pugilato verbale tipici di certi talk-show tristemente noti. 

E a chi obietta che "c'è la libertà di pensiero" e che "bisogna rispettare l'opinione di tutti" rispondo in modo un po' colorito e paradossale (se no i diciottenni abituati a ragionare a ritmo di spot si addormentano), dicendo che ho alcuni importanti annunci da fare.

Annuncio numero uno: c'è differenza tra un'opinione e un raglio.

Un'opinione è un parere motivato, basato su conoscenze e riflessioni, maturato attraverso studi e confronti, e non consiste nel ripetere un sentito dire o nell'affidarsi ad ispirazioni estemporanee.

Un "raglio" invece è un semplice "secondo me", basato sul mio cervellino scambiato per la volta celeste (o perlomeno preso come sua unità di misura) che però non conosce un bel niente dell'oggetto di cui parlo.

Io posso dire che "secondo me gli uomini discendono dalle papere" e non prendermi neanche la briga di spiegare perchè, ma non posso pretendere che questa mia affermazione  (che in realtà è un oggettivo sproposito) sia considerata un'opinione e tanto meno che venga accolta con rispetto. Resto una persona da amare e rispettare anche se dico "asinate" in materia di scienze, ad esempio; ma non credo che la mia si potrebbe considerare un'opinione e tanto meno un'opinione rispettabile.

Annuncio numero due: pensare è un verbo che nella sua etimologia contiene un riferimento all'azione di "sentire il peso". Bisogna immaginare di prendere in mano con rispetto le cose di cui vogliamo parlare, soppesarle, rigirarle, osservarle, accorgerci che hanno una consistenza.

Solo dopo che abbiamo pensato avremo il diritto di chiedere agli altri che ascoltino la nostra opinione.

Annuncio numero tre (l'ultimo): il cammino verso la ricerca del vero (o almeno dell'oggettivo, che già sarebbe un buon primo passo) non finisce qui. Siccome il nostro cervellino - più o meno capace - non è comunque in grado di comprendere da solo tutti gli aspetti della realtà, se si vuole avvicinarsi alla verità è sempre utile e anzi necessario confrontarsi con gli altri, anche quando hanno opinioni molto diverse dalle nostre.

Mi obiettano: "ma se la verità è la somma delle opinioni, allora non c'è una verità oggettiva". (Sorvoliamo per ora sulla confusione tra verità e realtà...). E invece sì che c'è. Piuttosto siamo noi limitati nel percepirla, per cui abbiamo bisogno di mettere insieme umilmente (cioè intelligentemente) le nostre conoscenze per avvicinarci a lei il più possibile.

Qui più che i ragli ci soccorre la fotografia. Se quattro persone fotografassero il Cervino da quattro diversi versanti e poi mettessero a confronto i loro scatti resterebbero sconcertate: avrebbero quattro profili molto diversi tra loro. Se ciascuna di queste quattro persone pretendesse di avere fotografato in esclusiva il vero volto del Cervino e tutte si mettessero a litigare accusandosi reciprocamente di essere degli impostori, perderebbero l'occasione di scoprire il Cervino da altre prospettive. E' del tutto evidente che il Cervino esiste, che non è la somma di niente e che nessuna delle quattro persone mente. Ma è altrettanto evidente che nessuna di loro ne ha da sola la visione completa.

In altre parole: vedere e pensare anche attraverso gli occhi degli altri (quando a loro volta pensano e non ragliano, ovviamente) è solo un immenso guadagno. Essere gelosi di quanto si è scoperto o invidiosi di quanto hanno scoperto gli altri è in definitiva un'altra forma di... raglio.

Per finire: la parola conoscere - sorpresa delle etimologie - contiene la magica preposizione cum, e quindi suggerisce: sapere insieme. La verità è una, ma la si percepisce meglio pensando insieme.