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di Maria Rosa Logozzo

Schermarsi dall'imperfezione

altAlla Casa Bianca non piacciono le cose che fanno sembrare il presidente meno che perfetto”. Così si chiude un'intervista di Seymour Hersh a Repubblica.
Possibile che ancora crediamo che esistano uomini perfetti? Tanto marketing lavora tutt'oggi su queste illusioni.

Ci pensa la vita, se noi l'ascoltiamo, a farci capire che di “imperfezioni” ne abbiamo tutti . Anzi, di quanto prendiamo coscienza di questo nostro stato - iniziando da noi stessi - di tanto cresciamo in saggezza e riusciamo a darci una mano gli uni con gli altri.
La Rete e i suoi luoghi, dove una situazione o un personaggio è spesso osservato da più punti di vista, può fornire qualche anticorpo alle credenze di perfezione.

Disilluderci circa la perfezione però, non vuol dire cedere le armi e non cercare di migliorare nei nostri comportamenti e nelle nostre scelte quotidiane, lo dobbiamo fare innanzitutto per chi ci sta vicino.

Non vuol dire altresì non fidarsi più – ad esempio (guarda caso) – di personaggi politici o leader.

Disilluderci può essere invece di stimolo alla ricerca, a indagare tutte le possibilità che ci sono date per tentare di avvicinarci alla realtà di situazioni e persone, per poi presentarle con verità e con giustizia unita a misericordia (sono i nostri sbagli che ci insegnano la misericordia). Il compito non è facile, ma redentivo e promuovente.

Un presidente da appoggiare allora è giusto quello che ha più coscienza di non essere perfetto, quello che sa di aver bisogno di confronto e aiuto perché uomo come noi. Il marketing politico negli USA si era avviato per questa pista, ma l'imperfezione genera un senso di insicurezza, così si torna a schermarsi da essa appigliandosi a illusioni rassicuranti. Invece è giusto la conoscenza dell'imperfezione che può metterci i piedi ben saldi in terra, nella posizione più favorevole a spiccare un buon salto in avanti.

Seymour Hersh è atteso al festival del giornalismo di Perugia sabato 4 aprile alle 11:30; tratterà di come l'amministrazione Bush ha scavalcato la Costituzione Americana con la collaborazione della stampa.

Nell'intervista rilasciata a Repubblica (di seguito qualche risposta) apre già alcune piste.

La crisi dei giornali e la mancanza di risorse non mettono in crisi quella funzione di controllo del potere che la stampa dovrebbe avere?
"L'idea che i giornali ci possano salvare è morta con le armi di distruzione di massa che George Bush sosteneva avesse Saddam. Abbiamo deluso la gente: non siamo riusciti a scoprire cosa stesse facendo Bush e così abbiamo perso credibilità e peso. Se ci sarà una rivoluzione sociale in America farà bene a non contare sulla stampa. Anzi non sapremo neanche che è in corso per almeno sei mesi. Siamo molto più burocratici e convenzionali di quello che i lettori credono".
(...)

Qual è la ricetta per fare buon giornalismo e salvarsi?
"Essere curiosi, affidabili, trasparenti e corretti. Mai cercare scorciatoie: se una fonte ti racconta una cosa e ti chiede di non scriverla tu non lo puoi fregare. E se fai un errore devi ammetterlo e correggerlo il prima possibile".

Come si fa un buon reportage?
"Devi leggere tantissimo, vedere molta gente, fare decine di interviste e prendere tanti appunti, devi avere una quantità eccessiva di materiale. Poi devi trovare il modo di comunicarla nel modo più semplice possibile. Se hai in mano una storia fantastica non lo devi dire, ma devi trovare il modo di farla parlare da sola".

Il festival del giornalismo si può seguire anche online.