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di Maria Rosa Logozzo

Restituire senso alla parola vergogna

Gianrico CarofiglioUn sintomo del grado di sviluppo della democrazia e in generale della qualità della vita pubblica si può desumere dallo stato di salute delle parole, da come sono utilizzate, da quello che riescono a significare. Dal senso che riescono a generare.

(…)Se le nostre parole non funzionano - per cattivo uso o per sabotaggi più o meno deliberati - è compito di una autentica cultura civile ripararle, come si riparano meccanismi complessi e ingegnosi: smontandole, capendo quello che non va e poi rimontandole con cura. Pronte per essere usate di nuovo. In modo nuovo, come congegni delicati, precisi e potenti. Capaci di cambiare il mondo.

Questo bel brano è tratto da “Il peccato di essere senza vergogna”, un articolo del senatore e scrittore Gianrico Carofiglio. L'autore prosegue provando a ridare senso e valenza alla parola ‘vergogna’, attraverso citazioni, concordanze e dissonanze.“Il dolore fisiologico è un sintomo che serve a segnalare l´esistenza di una patologia in modo che sia possibile contrastarla con le opportune terapie. La ritardata o mancata percezione del dolore fisiologico è molto pericolosa e implica l´elevato rischio di accorgersi troppo tardi di gravi malattie del corpo.

Così come il dolore, la vergogna è un sintomo, e chi non è capace di provarla - siano singoli o collettività - rischia di scoprire troppo tardi di avere contratto una grave malattia della civilizzazione.

Qualsiasi professionista della salute mentale potrebbe dirci che le esperienze vergognose, quando vengono accettate, accrescono la consapevolezza e la capacità di miglioramento, e in definitiva costituiscono fattori di crescita. Quando invece esse vengono negate o rimosse, provocano lo sviluppo di meccanismi difensivi che isolano progressivamente dall´esterno, inducono a respingere ogni elemento dissonante rispetto alla propria patologica visione del mondo, e così attenuano il principio di realtà fino ad abolirlo del tutto.

Come ha osservato una studiosa di questi temi - Francesca Rigotti - l´azione del vergognarsi è solo intransitiva e non può mai essere applicata a un altro. Io posso umiliare qualcuno ma non posso vergognare nessuno. Sono io che mi vergogno, in conseguenza di una mia azione che avverto come riprovevole. Pertanto la capacità di provare vergogna ha fondamentalmente a che fare con il principio di responsabilità e dunque con la questione cruciale della dignità.

Peccato che l’articolo – di ampia applicazione - sia stato ristretto focalizzandolo sul personaggio Berlusconi. Le denunce a suo carico in questi giorni sono certo pesanti e importanti per la salvaguardia della nostra democrazia. Si può capire il continuo rivangarle di molti giornali, italiani e non, per cercare di far arrivare all’opinione pubblica quelle notizie al riguardo che i principali telegiornali - oggi unica fonte di informazione popolare insieme a certo infoentertainment  - nascondono. Però “il troppo stroppia” e la dignità di ogni uomo, anche del peggiore criminale, va salvaguardata. Certi particolari non essenziali potrebbero essere dignitosamente taciuti.

A continuare così c’è da provar vergogna su ambo i fronti, seppur in diverso grado.