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di Maria Rosa Logozzo

Non ridurre l'opinione a semplice presa di parte

Roberto Saviano "Cosa vuol dire libertà di stampa" Roberto Saviano lo scrive su Repubblica oggi, alla vigilia della manifestazione a favore di essa promossa dalla FNSI a Roma.

"Molti si chiederanno come sia possibile che in Italia si manifesti per la libertà di stampa. - scrive - Da noi non è compromessa come in Cina, a Cuba, in Birmania o in Iran.

Ma oggi manifestare o alzare la propria voce in nome della libertà di stampa, vuol dire altro. Libertà di poter fare il proprio lavoro senza essere attaccati sul piano personale, senza un clima di minaccia.

E persino senza che ogni opinione venga ridotta a semplice presa di parte, come fossimo in una guerra dove è impossibile ragionare oltre una logica di schieramento".

Prosegue distinguendo tra la responsabilità di un giornalista che fa il suo lavoro e quella delle Istituzioni. 

Il giornalista non fa domande "in nome della propria superiorità morale" ma "in nome del proprio lavoro e della possibilità di interrogare la democrazia. Un giornalista rappresenta se stesso, un ministro rappresenta la Repubblica. La democrazia funziona nel momento in cui i ruoli di entrambi sono rispettati".

"Il paese sta diventando cattivo. Il nemico è chi ti è a fianco, chi riesce a realizzarsi: qualunque forma di piccola carriera, minimo successo, persino un lavoro stabile, crea invidia.

E questo perché quelli che erano diritti sono stati ridotti quasi sempre a privilegi. È di questo, di una realtà così priva di prospettive da generare un clima incarognito di conflittualità che dovremmo chiedere conto: non solo a chi governa ma a tutta la nostra classe politica."

Poi racconta che l'Italia "È il paese europeo che nei soli ultimi tre anni ha avuto circa duecento giornalisti intimiditi e minacciati per i loro articoli. Molti di loro sono finiti sotto scorta. Ed è proprio in nome della libertà di informazione che il nostro Stato li protegge. Condivido il destino di queste persone in gran parte ignote o ignorate dall'opinione pubblica, vivendo la condizione di chi si trova fisicamente minacciato per ciò che ha scritto. E condivido con loro l'esperienza di chi sa quanto siano pericolosi i meccanismi della diffamazione e del ricatto."

A conclusione del suo articolo ricorda quei giornalisti che hanno perso la vita per il loro lavoro. " Vorrei che tutti coloro che scendono in piazza, lo facessero anche in nome di chi in Italia e nel mondo ha pagato con la vita stessa per ogni cosa che ha scritto e fatto a servizio di un'informazione libera".

I giornalisti che rischiano la vita in mondi meno liberi di quello italiano, guardano alla libertà di stampa dell'Occidente come ad un sogno da conquistare. "Facciamo in modo che in Italia quel sogno non sia sporcato".