Text Size

di Rebecca Helm-Ropelato (in collaborazione con Franco Ropelato)

I come e i perché della situazione attuale

(segue un secondo articolo e un terzo articolo)

Rebecca Helm-RopelatoNegli USA il sistema sanitario è organizzato col sistema delle compagnie private di assicurazioni e questo provoca tutta una serie di problemi. E’ da diverse decadi che ci sono tentativi di riforma, l’ultimo fu di Hillary Clinton negli anni ’90, durante il primo mandato di Bill.
Esperti economici dicono che, se non verrà gestito, questo sarà un fattore di crisi per l'intera economia degli USA e c'è una richiesta montante di intervento da parte del pubblico.

Il presidente Obama in campagna elettorale ha promesso una riforma (la più grande tra le promesse relative alla politica interna) che ne risolva almeno i problemi più scottanti:

•    il costo dei premi assicurativi che sta aumentando più dell'inflazione;

•    la mancanza di regole che impediscano comportamenti abusivi da parte delle compagnie di assicurazione, come la cancellazione dell'assicurazione o gli innalzamenti spropositati dei premi proprio quando i clienti cominciano ad averne bisogno; l’alta litigiosità nel momento di ottenere i rimborsi previsti dai contratti (a questo proposito si stima sull’80% la percentuale dei cittadini insoddisfatti);
•    la mancata copertura universale: a gennaio 2008 l’ente statistico governativo ha pubblicato un report, secondo il quale nel 2006 c’erano già 47 milioni di cittadini senza assicurazione (pari al 15,8% del totale dei circa 300 milioni di cittadini USA) e tale numero sta crescendo di anno in anno (occorre tenere conto che, senza assicurazione, oltre a doversi pagare i medicinali, è difficile anche avere le stesse visite mediche, perché i medici si rifiutano di cominciare la cura e l'alternativa che rimane è il pronto soccorso, che comunque va pagato di tasca propria).

Durante la campagna elettorale Obama disse che, per calmierare i prezzi, è necessaria la concorrenza tra le assicurazioni tramite il cosiddetto meccanismo della "public option".

L’ipotesi è che, accanto alle attuali compagnie di assicurazione, ne venga creata un'altra, un’agenzia federale con il mandato di negoziare con i fornitori di sanità (ospedali, dottori, case farmaceutiche) il prezzo migliore per gli iscritti. Se un cittadino è contento della sua attuale assicurazione non dovrà cambiare, altrimenti potrà rivolgersi, sul libero mercato, anche a questa e sceglierla, se la riterrà conveniente.

Obama ha stimato che solo il 5% dei cittadini sceglierà la "public option", e anche se altri dicono che saranno di più, il fatto è che pur con percentuali basse, il numero dei clienti di questa nuova compagnia pubblica di assicurazioni sarà grande abbastanza da darle forza nelle trattative, spuntando buoni prezzi e spingendo al ribasso l’intero settore.

Secondo i sondaggi, la "public option" piace al 65% della gente e esperti, tra cui Paul Krugman, affermano che, senza la PO, le assicurazioni non caleranno mai i prezzi.
I sindacati e tutta la parte progressista del partito democratico, compresi i principali leader, approvano l'idea della PO come la parte principale della riforma del sistema della sanità.

Per quel che ne capisco, Obama, cominciando l’iter, era ben conscio di quanto era accaduto ai Clinton, che avevano preparato un riforma e l’avevano presentata al congresso a scatola chiusa. Non aveva funzionato e allora Obama ha deciso di lavorare insieme al congresso; però così adesso le due camere del congresso stanno producendo 5 diverse proposte di legge.

Ovviamente ci sono le voci contrarie: le compagnie assicurative che stanno spendendo enormi quantità di denaro in attività di lobby contro la PO, i repubblicani che si oppongono perché come strategia hanno deciso di opporsi a tutto quello che Obama decide di fare, e ci sono anche diversi democratici che si oppongono alla PO perché pensano che è un'idea "socialista".

C’è stata una grande campagna mediatica in cui per mesi c'erano tante voci che dicevano: la PO è morta! Poi, però, è partita una grande mobilitazione pubblica e così Obama ha ripetuto la sua approvazione alla PO, anche che se ha usato un termine un po’ ambiguo, affermando che la PO è una "sliver" (piccola parte forse non essenziale) dell’intera riforma del sistema sanitario.

Comunque il movimento politico di base (il “grassroot movement”) sta spingendo molto i senatori e i deputati approfittando del fatto che l'anno prossimo ci saranno le elezioni intermedie e di questa mobilitazione se ne vedono già gli effetti; un esempio: recentemente il majority leader al senato Harry Reid ha affermato con forza che ci sarà la PO dentro la legge che il congresso manderà a Obama per essere firmata entro il prossimo Natale.

Detto questo, il punto è che oggi la situazione è molto fluida: è una grande battaglia combattuta giorno per giorno con tutte le armi della politica, compresa la disinformazione, e di certo non si riesce a venire a sapere tutto quello che succede dietro le scene.

Come molti che oggi seguono i media e la politica, nemmeno io accetto le informazioni che provengono da una sola fonte. Se voglio capire veramente “quello che è successo” e lo status-quo di una data situazione portata all’attenzione del pubblico, leggo in media almeno una dozzina di notizie da fonti diverse. Ciò detto, la confusione e la polemica in questi giorni è onnipresente on-line, sulla stampa e in TV e cercare di trovare un reportage completo ed accurato di un dato evento è proprio una sfida.

E se oggi questa deplorevole situazione è la base di quasi tutte le notizie e degli opinionisti, a parer mio essa è dilagata spropositatamente in rapporto al processo attuale della riforma sanitaria, in corso al Congresso USA, in questi ultimi mesi.

Un mucchio di soldi, grandi poteri e grandi politiche si sono interconnessi così inestricabilmente al riguardo di questa questione che l’informazione data al pubblico è come una “supernova” di chiacchiere giornalistiche. 

Posso dire che, se può essere di conforto al pubblico che è fuori degli USA e che cerca di trovare un senso a quanto sta avvenendo là, il cittadino medio americano in patria è altrettanto confuso.

Se si volesse proprio capirci un po’, comunque, raccomanderei di collegarsi a tre link riguardanti altrettante fonti di notizie e reportage apparsi questi giorni, che trovate in fondo a questo post.

Uno riguarda un giornale tradizionalista, ma altamente rispettato (Christian Science Monitor), uno quello di un nuovo giornale on-line (Washington Independent) e l’ultimo è quello di un influente e importante blog politico fatto da semplici cittadini (Daily Kos).

Se si leggono e si guardano (c’è anche un video) questi tre, penso che ci si possa fare almeno una pallida idea su quel che sta avvenendo, dalle previsioni sui dibattiti alle eventuali decisioni che si prenderanno circa la riforma sanitaria negli USA.

"Senate panel defeats public healthcare option. Is it dead?" by Gail Russell Chaddock, Christian Science Monitor, Sept 29, 2009

"Senate Panel Shoots Down Public Option, Twice" by Mike Lillis, Washington Independent, Sept 23, 2009

"Harkin-Guarantees-A-Public-Option" Daily Kos, Sept 29, 2009