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di Raffaele Cardarelli

Berlusconi, gli italiani e...

Raffaele CardarelliPer sintetizzare concetti, sentimenti, valori, etc (che non sono elementi concreti) i comunicatori si avvalgono di simboli (colomba = pace) o testimonials (Valentino Rossi = simpatico, birichino, vincente…).

L’efficacia di questa tecnica di comunicazione si basa sull’essenza stessa dell’essere umano che, tendendo naturalmente al (bene) infinito, all’assoluto, necessita di concreti simboli  - pensiamo alla croce per i cristiani: o agli dei (venere per la bellezza) per i pagani – per i propri valori di riferimento.

Nell’Italia del dopoguerra, in pieno sviluppo economico, il “comunismo” è stata una parola-chiave che ha diviso il nostro Paese, tra chi – per ideologia o interesse – credeva in una “stratificazione sociale gestita da uno Stato laico” e …gli altri (Peppone e Don Camillo sono 2 simboli/testimonials eccezionali!).

La Democrazia Cristiana, nel Paese dei Mille Campanili che, stremato e impoverito dalla guerra, correva (spinto dal piano Marshall) verso “il benessere e la modernità”, ha (con)vinto facilmente la maggior parte della popolazione, simboleggiando (chi non ricorda la falce e martello scagliati contro lo Scudo Crociato, dietro il quale trovano “protezione” alcune persone?) le 2 promesse/valori più “attraenti” per quegli anni : “protezione dal comunismo” (associato all’idea di frugalità ed egualitarismo…) e “cristianesimo” (= perbenismo di facciata; essere persone “a modo”): la sintesi perfetta, per la mentalità dell’epoca, tra modernità e tradizione.

Questi “slogan” si sono dimostrati altrettanto efficaci anche negli anni più recenti, per l’affermazione politica di Berlusconi, perché hanno sfruttato l’attrazione “mentale” (non seguita, necessariamente, dai comportamenti) di molti italiani verso l’affermazione “individuale”, anche molti anni dopo la caduta del “muro” di Berlino e in una società opulenta.

Bin Laden, a seconda dei punti di vista, è stato il simbolo della lotta all’espansione consumistico-imperialista USA (moderno Robin Hood) o del terrorismo (catturato lui, risolto il problema…), mentre Berlusconi ha rappresentato (sempre a seconda dei punti di vista) l’italianità sorridente-guascona-vincente e/o imbrogliona-maschilista-individualista.

Per gli italiani (pro e contro), Berlusconi ha assorbito, all’ennesima potenza, la proiezione dei valori/vissuti principali dell’italianità: è diventato un “simbolo”, un “testimonial” dell’Italia.

Così come un tifoso calcistico (pensiamo ai quaranta-cinquantenni che vanno alla partita, indossando una maglietta colorata sul cui retro è riportato il nome del proprio “idolo”, che....ha la stessa età di suo figlio!)  proietta nei successi della propria squadra (“abbiamo vinto ! “) i propri sogni, così i fan del PDL scaricano sul simbolo-Berlusconi le aspettative (“voto lui; quindi mi sento/sono? un vincente! Abbiamo vinto!”) e i comportamenti  (“mi faccio il balcone abusivo! Ho fatto carriera! Sono come lui!”) che, a loro avviso, sono coerenti con la Berlusconi-immagine.

Gli “altri”, allo stesso modo, scaricano sul simbolo-Berlusconi (pensiamo al “no-B day”) le negatività del proprio Paese (che, talvolta, sono anche le PROPRIE negatività).
“Mandare a casa” Berlusconi non significa solo lottare contro l’italianità “negativa”; è anche (soprattutto?) un modo (facile) di “purificarsi l’anima” senza fare alcuna auto-diagnosi (“dove sono le MIE responsabilità ? E io sono un cittadino-modello?”), scaricando sul Berlusconi-simbolo (l’aggressione di domenica 13 dicembre) anche tutte le proprie tossine .

Se questo atteggiamento è comprensibile per l’”italiano-medio”, lo è assai meno per la maggior parte dei comunicatori di entrambi gli schieramenti, perché ben diversi sono i gradi di responsabilità.

I “Contro-B” si dedicano (quasi) esclusivamente a criticare i comportamenti “forti” del Presidente del Consiglio: il conflitto di interessi, le frequentazioni con giovani e avvenenti signorine, etc. guardando, di sottecchi, il proprio “pubblico”, come a dire “guarda come sono bravo a rimproverarlo!”

I “Pro-B” si affannano a confutare gli “attacchi avversari”, spesso ben al di là dei desideri del loro “idolo”, non esitando (pensiamo al caso-Boffo) a cercare di screditare gli accusatori (potenzialmente) più pericolosi.

Risultato: un ping-pong accanito e (spesso) maleducato, che trascura le gravissime necessità del Paese, perché ogni tematica viene declinata sul simbolo-B, ma nessuna di queste viene risolta.

Qualche esempio? In occasione del decreto Gelmini, i 2 schieramenti (composti anche da studenti, ospitati nella trasmissione “Anno Zero”) si sono affrontati snocciolando tutti i mali delle scuole italiane: nepotismo, inefficienze, scarse risorse… dopo oltre un anno (ma anche prima del decreto) nessun organo di informazione si sta occupando dei disagi profondi (e inalterati) della scuola italiana. Passata la polemica…gabbato l’italiano.

Stesso discorso per il terremoto in Abruzzo (le oltre 20.000 scuole a rischio sismico non fanno più notizia…) o per la sicurezza negli stadi.

Sherlock Holmes potrebbe ipotizzare che questi scontri accaniti possono allontanare il rischio che vengano affrontate tematiche sgradevoli, quali: numerosità e stipendio dei parlamentari, la loro capacità di fare il bene del Paese, giustizia, evasione fiscale, scuole, disoccupazione, pensioni, sicurezza, corruzione… ma Sherlock Holmes è soltanto un simbolo…