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di Michele Zanzucchi

L'innovazione dell'amore

Michele Zanzucchi(Intervento tenuto nel corso dell'undicesimo meeting online di Comunicare per un mondo unito del 27 marzo 2010)

La politica è spesso vista come un ostacolo alla vera comunicazione mediatica, perché “sfrutterebbe” i mezzi di comunicazione di massa per i propri fini, cioè per convincere e modellare a proprio piaci-mento l’opinione pubblica.

Ci sono tante teorie che indicano come la politica possa usare i mass media come “proiettile magico” per colpire la gente. Ad esempio, si è provato come nella Prima guerra mondiale la “propaganda” era riuscita a convincere le opinioni pubbliche dei diversi Paesi occidentali sulla necessità di scendere in guerra.

Ma già nella Seconda guerra mondiale questa certezza si è vanificata, anche se i mass media sono stati usati sia dai vinti che dai vincitori. Oggi si ritiene invece che i mass media siano sì degli strumenti indispensabili per fare politica, ma con risultati sempre incerti.

Ma la politica non ha e non deve avere solo questo ruolo nei confronti dei mass media. In una visione aperta e alta della politica, il ruolo che essa ha da avere nei confronti dei mass media è quello di farsi garante della loro indipendenza, di redigere leggi che sappiano proteggerli, ma anche che sappiano garantire la libertà e la riservatezza di coloro di cui i media parlano.

La politica potrebbe e dovrebbe essere ispiratrice di progetti per il bene comune, soprattutto nei confronti del servizio pubblico, che non deve essere “appiattito” sul potere, ma deve farsi portavoce del sentire della società civile, della società economica, delle comunità esistenti in un Paese, della comunità internazionale.

La politica potrebbe inoltre avvalersi dei media per favorire l’integrazione degli stranieri in un dato Paese, stimolare la conoscenza reciproca tra etnie, popoli e religioni diverse, diventando un fattore straordinario di rapporto, di incontro tra civiltà, mentre oggi purtroppo i media troppo spesso, anche perché “istigati” da certe fazioni politiche, diventano fattori di “scontro” tra le civiltà.

La politica dovrebbe essere gelosa del fatto che i mass media hanno da essere al servizio della verità, in tutte le sue sfumature. Deve vigilare perché non si esageri nella frammentazione delle conoscenze, portando ad una frammentazione del sapere globale che in realtà si rivela stupidità teleguidata.
La politica, insomma, deve essere il foro, l’agorà nel quale tutti gli attori della vita civile, economica e politica si incontrano, conoscono le loro diversità e le valutano come ricchezze, concordano i dati comuni e s’impegnano per il bene comune. I mass media possono e debbono essere strumenti che accompagnano queste quattro fasi della vita delle comunità.
Essi, infatti, sono “luoghi virtuali” d’incontro, sono la “piazza” del XXI secolo (basi pensare a Facebook, che ha superato Google in questi giorni in quanto a contatti giornalieri), sono vie e autostrade d’incontro tra persone singole, ma anche tra comunità d’ogni gene-re.
I media permettono inoltre ai vari attori presenti sulla scena pubbli-ca di conoscere le proprie diversità e di valutarle come ricchezze e non come fattori di divisione solamente, fino a contribuire a dirime-re “pacificamente” gli eventuali contrasti. È un mix fatto di conoscenza, di confronto, di supporto alla giustizia, di spinta e stimolo alla reciproca stima.

Concordano i dati comuni: i mass media sono strumenti che, se usati correttamente sia dalla politica e dall’economia che dagli stessi operatori, servono a mettere sul tavolo quello che unisce, quello che è condivisibile, il minimo comune multiplo e il massimo comune denominatore entro i quali situarsi e “negoziare” la convivenza civile.

Infine, i mass media sono i migliori strumenti che esistono per convogliare tutte le forze costruttive verso il bene comune. Pensiamo solamente allo stimolo alla solidarietà internazionale per le grandi catastrofi naturali di questi ultimi tempi: lo tsunami in Indonesia, i tornadi nei Caraibi, i terremoti in Haiti e Cile… Senza i mass media, queste enormi azioni di azione politica, economica e civile insieme non sarebbero mai state possibili.

Parallelamente, ovviamente, i media potrebbero svolgere le funzioni opposte a quelle appena sottolineate: potrebbero cioè favorire lo scontro, esaltare le diversità fino al conflitto, sminuire i dati comuni e ingigantire quelli opposti, operare per un totale disimpegno per il bene comune ma solo per l’interesse particolare.

Questo dipende da chi opera nella politica e da chi opera nei mass media. Il loro apporto può far pendere la bilancia da una parte o dall’altra. Quanto Chiara Lubich sottolinea –: «Far incontrare i bisogni con le risorse, le domande con le risposte, infondendo in tutti fiducia gli uni negli altri» – è il compito della politica, e della politica in rapporto collaborativo e fiduciario col mondo dei mass media.

E’ questa l’innovazione che possono portare i mass media quando incontrano la vera politica, quando creano nuove opportunità di condivisione e comunione, quando sanno essere “strumenti per un mondo più unito”.