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di Maria Rosa Logozzo

La profondità è morta, il senso è in superficie.

CopertinaIBarbariIl 26 agosto scorso, Alessandro Baricco scrive per Wired  "I nuovi barbari”, un'analisi ardita – ma estremamente lucida – sulle mutazioni del nostro tempo; un'analisi che fa bene proprio dove urta, sconvolge e pare assurda.
Il connubio Baricco - 'Barbari' risale al 2006 quando l'autore pubblica a puntate su La Repubblica il libro che sta scrivendo, "I barbari. Saggio sulla mutazione".

L'editrice Feltrinelli ha messo su Youtube, suddividendola in otto clip, una conversazione sul libro fatta dall'autore il 22 maggio 2008 al cinema Anteo di Milano.  “Volevo capire dove siamo cambiati.- così motiva la genesi del libro -. In generale la trasformazione che è accaduta con un'accelerazione violenta in questi ultimi anni, è percepita come una sorta di apocalisse, lenta ma irrefrenabile.  (...) Sono arrivati i barbari! (…).  ho pensato quasi da subito che quello era esattamente il modo di dare la risposta sbagliata alle domande che avevamo. (...) scrivendo il libro con sempre maggiore consapevolezza, ho pensato di capire che non è una invasione di barbari ma è una mutazione che riguarda tutti noi. (…) non è che siamo un po' cambiati - prima aveva i capelli lunghi, poi se li è accorciati, un nuovo look - no, non è quello, è che i capelli non esistono più, i parrucchieri hanno chiuso. Siamo mutati in alcuni punti che reggevano tutto l'impianto, non in qualche zona periferica. La civiltà ha cominciato a ruotare e non si è più fermata, e ruotando ha sradicato tutto un mondo dalle radici che noi conoscevamo, lo sta prendendo, lo sta alzando e lo sta poggiando su altri punti.”

Nell'articolo di agosto, Baricco è tornato sull'argomento immaginandosi di scrivere nel 2026. Tanti punti fermi, tanti dei barbari di prima, con gli anni hanno ceduto: “L'ultimo che ho visto crollare, dopo aver vacillato a lungo con grande lentezza e dignità, mi ha emozionato, perché lo conoscevo bene. (...) Più che uno, è una: la profondità.

Le sue righe, limpide e coinvolgenti, sono state per me come uno shock. Ho continuato a ripensare a quelle riflessioni, perché l'analisi mi pareva esatta, il mondo sta muovendosi nel senso da lui indicato, ma qualcosa in me si rifiutava di sottoscriverle. Scusate se riempio il post di citazioni, ma meglio non riassumere certi concetti.

la passione per la profondità. (…) l'ostinata convinzione che il senso delle cose fosse collocato in una cella segreta, al riparo dalle più facili evidenze, conservato nel freezer di una oscurità remota, accessibile solo alla pazienza, alla fatica, all'indagine ostinata.(...) questo modo di vedere le cose ha iniziato a sembrarci inadatto. Non falso: inadatto.

(...) ci è accaduto di mettere in dubbio che esistesse poi davvero un "senso ultimo e profondo delle cose".

(...) l'errore non era tanto credere in un senso ultimo quanto il relegarlo in profondità. Quel che cercavamo esisteva, ma non era dove pensavamo.

(…) avevamo creato un Eldorado dello spirito, la profondità, che in realtà non sembra mai essere esistito, e che alla lunga sarà ricordato come una delle utili menzogne che gli umani si sono raccontati. Piuttosto scioccante, non c'è santo.
(…) Da qui l'istintiva inclinazione a interpretare gli eventi in termini apocalittici: l'invasione di un'orda barbarica che non disponendo del concetto di profondità stava ridisponendo il mondo nell'unica residua dimensione di cui era capace, la superficialità. Con conseguente dispersione disastrosa di senso, di bellezza, di significati - di vita. Non era un modo idiota di leggere le cose, ma ora sappiamo con una certa esattezza che era un modo miope: scambiava l'abolizione della profondità con l'abolizione del senso. Ma in realtà quello che stava accadendo, tra mille difficoltà e incertezze, era che, abolita la profondità, il senso si stava spostando ad abitare la superficie delle evidenze e delle cose. Non spariva, si spostava.

(...) Sulla carta, la possibilità di ricomporlo non coincideva più con una discesa ascetica nel sottosuolo, regolata da un'élite di sacerdoti, ma da una collettiva abilità nel registrare e collegare tessere del reale.

(…) La superficie è tutto, e in essa è scritto il senso. Meglio: in essa siamo capaci di tracciare un senso.

(...) La profondità sembra essere diventata una merce di scarto per i vecchi, i meno avveduti e i più poveri.
Vent'anni fa avrei avuto paura a scrivere frasi del genere. Mi era chiaro perfettamente che stavamo giocando col fuoco. Sapevo che i rischi erano enormi e che in una simile mutazione ci giocavamo un patrimonio immenso. Scrivevo I barbari, ma intanto sapevo che lo smascheramento della profondità poteva generare il dominio dell'insignificante. E sapevo che la reinvenzione della superficialità generava spesso l'effetto indesiderato di sdoganare, per un equivoco, la pura stupidità, o la ridicola simulazione di un pensiero profondo. Ma alla fine, quel che è accaduto è stato soltanto il frutto delle nostre scelte, del talento e della velocità delle nostre intelligenze. La mutazione ha generato comportamenti, cristallizzato parole d'ordine, ridistribuito i privilegi: ora so che in tutto ciò è sopravvissuta la promessa di senso che a suo modo il mito della profondità tramandava.

Il 2 settembre Eugenio Scalfari replica a Baricco: “Io non credo nella contrapposizione tra profondità e superficialità come una conquista e un avanzamento”: quello era anche  il mio sentire e mi ha consolato.

Oggi, 21 settembre, Baricco scrive a Scalfari, precisando che non abbiamo ancora il giusto concetto di 'superficialità' (“è una dimensione per cui non abbiamo ancora nomi, e che comunque ha poco a che fare con la superficialità intesa come limite, come soglia inattraversata del senso delle cose, come facciata semplicistica del mondo”).
Nonostante questa chiarificazione utile, il contrapporre profondità e superficialità mi pare solo un'estensione della scissione anima (interiore) - corpo (esteriore) che ci ha offuscato la vista per secoli.

Nella vita quotidiana profondità e superficie vanno sempre a braccetto, nel singolo e nelle collettività. Scalfari stesso osserva che “profondità e superficialità hanno sempre convissuto, quali che fossero le epoche e le latitudini, e sempre convivranno”. 

L'errore – osservo io – forse sta nel tenere queste due dimensioni in un perenne antagonismo. E' vero che spesso il loro equilibrio è precario. Ma non sarà che il senso delle cose si aprirà quando la profondità darà luce alla superficie e – cosa che è più ardito pensare – la superficie evidenzierà la profondità? Il Verbo fatto carne ci ha portato questa chiave di lettura della realtà, indicandoci l'amore come possibilità di attuazione. E nell'amore che tale è, non si può eliminare né la profondità né la superficie. E' proprio necessario che un luogo di senso come la superficie escluda l'altro, la profondità? Se un'epoca cerca il senso più in una direzione e un'altra in una direzione diversa, poco cambia, quello che ci fa uomini credo sia il cercarlo un senso.

Nel tardo pomeriggio Scalfari ha nuovamente replicato a Baricco.

Leggere con attenzione e di seguito i quattro articoli è ricco di stimoli di riflessione. Io ho messo il focus solo su uno degli aspetti ma ce ne sono altri, tra cui un'interessante disquisizione sulla differenza tra barbari veri (creativi, innovatori in rottura col vecchio non per politiche esplicite ma come conseguenza del loro avanzare nel nuovo) e alone di imbarbarimento che è tutt'altra roba. Poi sono citati esempi di mutazione come il geniale algoritmo di ricerca di Larry Page e Sergei Brin, ideatori di Google e 'barbari' D.O.C. .

Dal dialogo traspare sincerità di ricerca, e questo resta un valore per i nuovi barbari come per i vecchi umani della modernità.
Tra l'altro Scalfari indica come lascito della modernità, da arricchire e preservare, “il senso come lo concepiscono i laici non credenti: conoscenza e responsabilità." e osserva che questo lascito "attraversa oggi un assai brutto momento e merita per quanto possiamo tutta la nostra cura.
Conoscenza e responsabilità: c'è proprio da salvaguardarle con impegno, laici e credenti insieme.

Ecco i link ai quattro articoli:

1)  “I nuovi barbari” di Baricco.
2) “I barbari non ci leveranno la nostra profondità” di Scalfari.
3) “Il mondo senza nome dei nuovi barbari” di Baricco.
4) "La bandiera di Ulisse per il futuro" di Scalfari.

In rete ci sono varie rezioni a questo botta e risposta Scalfari - Baricco, un riassunto di opinioni lo fa Wired.