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pubblicità/marketing
Dall’Advertising all’Invertising
di Donata Schiavoni
Quando qualche settimana fa, su queste pagine, la dott.ssa Bazzini dall’ospedale di Fontem in Camerun ha condiviso la soddisfazione di usufruire finalmente di una connessione Internet così importante per il suo lavoro e per l’aggiornamento professionale, ho pensato che anche per me, grafico, l’emozione a volte è la stessa, anche se non vivo nella foresta.
Molto spesso mi è impossibile partire per partecipare a convegni dove approfondire temi di comunicazione o design e confrontarmi con esperti del campo (è già difficile alzarmi dalla sedia di lavoro…); per questo trovo fantastica l’opportunità di rivedere interventi e relazioni messi a disposizione di tutti in rete.
C’è sempre da imparare e spesso queste fruizioni sono per me momenti importanti e tonificanti per ritrovare motivazioni e idee da applicare nel mio quotidiano.
Mi fa piacere notare che parole come responsabilità, etica e partecipazione emergano oggi come esigenza anche per il lavoro dei designer.
Recentemente, ad esempio, ho ascoltato alcuni dei relatori del Convegno Internazionale svoltosi a Firenze dal titolo “Più Design Può”, dedicato al valore sociale della comunicazione visiva.
In un mondo dove l’accesso alle informazioni è divenuto un diritto inalienabile per tutti i cittadini, con l’aumento della complessità degli aspetti relazionali, cresce la necessità di un design della comunicazione sviluppato secondo i principi di leggibilità, accessibilità e sostenibilità.
A "Più Designo Può" sono stati illustrati progetti di comunicazione visiva messi in atto da enti, associazioni, università, organizzazioni volti proprio a promuovere un sostanziale avanzamento nella qualità dell’informazione e della partecipazione.
Ho trovato poi interessante conoscere la proposta di contrapporre all’Advertising l’Invertising fatta dall’Art director Paolo Iabichino nel corso dell’ultimo Festival dell’Economia di Trento.
Se gli investimenti pubblicitari sui media tradizionali e la qualità delle campagne sono in crisi, se oggi sono le persone destinatarie dei messaggi che stanno ridefinendo i paradigmi della comunicazione, Iabichino (con l’aiuto di alcuni contributi visivi) si chiede: “Perché non si può fare comunque una pubblicità nuova e buona, che non sia 'inquinante' per le nostre città, ma divertente nonché utile? Perché non si può trovare insieme alle aziende un modo diverso di parlare e di considerare le persone come una risorsa e non come target?” (il suo intervento è su http://www.lwg.it/video/gitn/festivaleconomia09/ - è il terzo video).
Certo, occorre valutare poi l’effettiva sincerità di certe operazioni, però mi sembra positiva la consapevolezza del fatto che occorra prendere una posizione, coinvolgendo e dialogando direttamente con le persone, considerandole come interlocutori che vogliono scegliere con consapevolezza.
Scrive Annamaria Testa nel suo volume ''La pubblicità': "I brand non possono prosperare senza il consenso del pubblico. Possono ottenerlo o persuadendo il pubblico a condividere i loro interessi e ad adottare stili di vita funzionali a un’espansione quantitativa dei consumi, o allineandosi alle istanze espresse dai gruppi più avvertiti e impegnati a diffondere stili di vita fondati su un miglioramento qualitativo dei consumi. I risultati, in termini di modello di sviluppo, sono sostanzialmente diversi. Il fatto che oggi essere cittadini responsabili sia così complicato non è un buon motivo per rinunciare a capire, e a provarci”.
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Annette Löw -
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