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di Maria Rosa Logozzo

Messaggio di Benedetto XVI per la XLII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 

intervista1 "I media, nel loro insieme, non sono soltanto mezzi per la diffusione delle idee, ma possono e devono essere anche strumenti al servizio di un mondo più giusto e solidale".

Così Benedetto XVI nel messaggio per la XLII giornata mondiale delle comunicazioni sociali, reso pubblico come ogni anno nel giorno che ricorda Francesco di Sales, proclamato da Pio XI nel 1923 "patrono dei giornalisti cristiani". 

Perché, quando si diffondevano le idee calviniste, egli si servì di semplici fogli settimanali per presentare il punto di vista cattolico sulle verità di fede, spiegandole in maniera comprensibile a tutti. Questi fogli venivano fatti scivolare come pieghevoli sotto le porte o affissi agli angoli delle strade come un giornale murale.

Ci sono tanti punti chiave in quello che Benedetto XVI scrive, segnalo alcuni stralci del testo: 

- Senza l'apporto dei media "sarebbe veramente difficile favorire e migliorare la comprensione tra le nazioni, dare respiro universale ai dialoghi di pace, garantire all'uomo il bene primario dell'informazione, assicurando, nel contempo, la libera circolazione del pensiero in ordine soprattutto agli ideali di solidarietà e di giustizia sociale".

- "Per favorire gli ascolti, la cosiddetta audience, a volte non si esita a ricorrere alla trasgressione, alla volgarità e alla violenza".

- Vi è la possibilità che "attraverso i media, vengano proposti e sostenuti modelli di sviluppo che aumentano anziché ridurre il divario tecnologico tra i paesi ricchi e quelli poveri".

- "Non manca, purtroppo, il rischio che essi si trasformino invece in sistemi volti a sottomettere l'uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti del momento".

- "Oggi, in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al potere e alla forza di suggestione che possiede. Si costata, ad esempio, che su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per ‘creare' gli eventi stessi".

- "Quando la comunicazione perde gli ancoraggi etici e sfugge al controllo sociale, finisce per non tenere più in conto la centralità e la dignità inviolabile dell'uomo, rischiando di incidere negativamente sulla sua coscienza, sulle sue scelte, e di condizionare in definitiva la libertà e la vita stessa delle persone. Ecco perché è indispensabile che le comunicazioni sociali difendano gelosamente la persona e ne rispettino appieno la dignità. Più di qualcuno pensa che sia oggi necessaria, in questo ambito, un' ‘info-etica' così come esiste la bio-etica nel campo della medicina e della ricerca scientifica legata alla vita". 

- "Essi possono - i media -e devono invece contribuire a far conoscere la verità sull'uomo, difendendola davanti a coloro che tendono a negarla o a distruggerla. Si può anzi dire che la ricerca e la presentazione della verità sull'uomo costituiscono la vocazione più alta della comunicazione sociale. Utilizzare a questo fine tutti i linguaggi, sempre più belli e raffinati di cui i media dispongono, è un compito esaltante affidato in primo luogo ai responsabili ed agli operatori del settore".

- "E' un compito che tuttavia, in qualche modo, ci riguarda tutti, perché tutti, nell'epoca della globalizzazione, siamo fruitori e operatori di comunicazioni sociali. I nuovi media, telefonia e internet in particolare, stanno modificando il volto stesso della comunicazione e, forse, è questa un'occasione preziosa per ridisegnarlo, per rendere meglio visibili, come ebbe a dire il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, i lineamenti essenziali e irrinunciabili della verità sulla persona umana".

 

Spesso questi stessi argomenti entrano nelle conversazioni, nei dialoghi, negli studi che NetOne ha promosso e promuove. Ci pare importante parlarne e divulgarli. Francesco di Sales lo faceva con i suoi volantini, noi oggi col web e con altri mezzi, i più adatti a garantire il diritto all'informazione di tutti nelle varie situazioni ambientali e sociali in cui ognuno si trova. Lo facciamo proprio per dare anche noi un contributo a quella "info-etica"  che può nascere solo attraverso la conversazione e il confronto  rispettoso con molti. Su questa base però, bisognerebbe arrivare a far fiorire delle buone pratiche, politiche ed economiche oltre che comunicative, che aiutino a trovare soluzioni concrete alla situazione odierna. Rimanere nel piano dei buoni principi non promuove cambiamento. Occorre rimboccarsi le maniche e far qualcosa anche piccolo ma innovativo. E farlo possibilmente presto.