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di Maria Rosa Logozzo

Il falcone sulla spalla diventato amico

Copertina libro MartiniHa avuto risonanza nell’opinione pubblica un colloquio a distanza tra Carlo Maria Martini ed Eugenio Scalfari attorno al tema della vecchiaia e della morte.

Il 31 ottobre scorso Repubblica ha pubblicato, qualche giorno prima dell’arrivo nelle librerie, un brano dall’ultimo libro di Martini, “Qualcosa di così personale. Meditazioni sulla preghiera”, intitolandolo “La preghiera fragile dei vecchi vicini a Dio”.

Il giorno successivo, giorno di Ognissanti, a sorpresa Scalfari abbandona i tanti problemi italiani - “Mi sentivo stanco di visitare e rivisitare problemi importanti ma ripetitivi, che per di più dimostrano un tale stato di degradazione da esser diventati ripugnanti per ragioni estetiche prima che ancora morali e politiche” - e decide di scrivere sullo stesso tema.

In "La preghiera del cardinale e quella di un laico" riprende lo scritto di Martini e staglia le posizioni dell’amico e quelle sue in proposito, così la conversazione, pacata, sincera e calda, poggia su una chiarezza di fondo che ne accresce il valore.

Martini è profondamente religioso,- scrive Scalfari - ad un punto tale da potere e volere colloquiare anche con i non credenti e mettere in comune esperienze così disparate. Io sono per l’appunto uno di quelli e meditare assieme a lui mi ha dato grandissima pace tutte le volte che tra noi è accaduto.

Il Cardinale poggia la sua riflessione su brani scritturistici.
So che posso dire come Isacco: «Io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte» (Gen 27,2), ma di questo non ho ancora tratto le conclusioni”, e sulla sua esperienza di ottantaduenne malato di Parkinson, donata con sincerità.La salute e l' età non consentono più di dedicare alla preghiera i tempi lunghi di una volta: si sonnecchia facilmente e ci si appisola. Mi pare quindi sia necessario imparare a utilizzare al meglio il poco tempo di preghiera di cui si è in grado di disporre. Non riuscendo più a dedicare alla preghiera lo stesso tempo di quando si avevano più energie, e sentendola spesso come un po' distante e poco consolante, è possibile che il proprio spirito venga catturato da un certo senso di scoraggiamento.”.

Ma la preghiera dell’anziano può divenire “la preghiera di qualcuno che ha raggiunto una certa sintesi interiore tra messaggio cristiano e vita, tra fede e quotidianità”, da cui possono “emergere tre aspetti: un'insistenza sulla preghiera di ringraziamento; uno sguardo di carattere sintetico sulla propria vita ed esperienza; infine una forma di preghiera più contemplativa e affettiva, una prevalenza della preghiera vocale sulla preghiera mentale.”
Entra nel dettaglio portando esempi, evidenziando che “la preghiera si colorerà soprattutto di pazienza e di abbandono nelle mani di Dio”, che veniamo “invitati a una lettura sapienziale della nostra storia e di quella del mondo da noi conosciuto. E beati coloro che riescono a leggere il proprio vissuto come un dono di Dio, non lasciandosi andare a giudizi negativi sui tempi vissuti o anche sul tempo presente in confronto con quelli passati!”.
Sarebbe ideale – conclude - arrivare a contemplare molto semplicemente il Signore che ci guarda con amore”.

Cosa ha suscitato tutto questo in Scalfari? Un articolo dei suoi più belli, che ce lo fa conoscere nell’intimo e ci fa comprendere la spiritualità di  “chi non crede in un altro mondo”, di chi sa che “con la morte tutto si concluderà”, di chi “non teme l’inferno e non spera in un paradiso.” .

Martini si poggiava sulle Scritture, Scalfari cita grandi autori laici sul tema della morte.
Ci si sente come sentinelle avanzate su un terreno incognito. Si assiste, sempre più dolenti e partecipi, alla scomparsa di tanti amici. Ci si allontana dal mondo e lo si vede più distintamente: la vista migliora con la lontananza; lo diceva Goethe e lo disse prima di lui Montaigne. Perciò può essere utile a noi stessi e a tutte le persone consapevoli meditare insieme su un tema così presente alla coscienza. La morte, diceva Montaigne con il suo sobrio linguaggio, è il fatto più rimarchevole della nostra vita. Bisogna pregare. Bisogna pensare.

Chi non crede sa “che la vita è priva di senso se il senso consiste nell’avere un fine che sorpassa il nostro transito terreno. E dunque: una vita che non ha ulteriore sopravvivenza e naturalmente senza senso alcuno perché capricciosamente finisce lasciando una traccia che si cancellerà nel giro di pochi mesi o di qualche anno in memorie altrimenti affaccendate: ebbene una vita così desertificata di infinità dovrebbe essere disperata nel veder avanzare la Donna oscura che verrà a prendersela.
Può esser serena, pacificata, confortata, una vita priva di fede? Avrà avuto un senso? Quale?

Richiama ancora Montaigne “quando diceva che bisogna portare il pensiero della morte come i signori dell’epoca sua portavano il falcone sulla spalla per abituare se stessi e l’uccello cacciatore a vivere insieme e prender dimestichezza l’uno dell’altro.” e arriva a scrivere - e non si può non riferire a lui quanto scrive - “Si può anche esser disperati con la fede nel cuore e non esserlo senza alcuna fede, con il falcone sulla spalla che ti è diventato amico.

Parlando della realtà come di un continuo divenire specifica cosa muove avanti noi umani: “siamo animati dal sentimento dell’amore, dal desiderio del potere e dalla coscienza morale. Le nostre vite individuali combinano come possono e sanno questi elementi e questo è il senso del nostro vissuto, queste sono le stelle che orientano il nostro viaggio. Non dico viaggio terreno ma soltanto viaggio perché non ne conosciamo altri.

Se oggi si straparla di dialogo, spesso a sproposito, tanto che questa parola ha quasi perso il suo senso, Martini e Scalfari ce ne fanno ritrovare la ricchezza e tutto il bene culturale e spirituale che può portare.

La conclusione di Scalfari, speciale, è da ascoltare col cuore e con lo stesso affetto che lui ha per Martini.E' un tesoro per la vita.

Oggi è il giorno di tutti i santi, ma non ci sono santi laici, ci sono soltanto anime amorose che lasciano lungo la strada il pomposo mantello dell’egoismo e indossano quello della compassione con il quale ricoprono sé e gli altri.
Lei, carissimo cardinale Martini, ha un amplissimo mantello di compassione, di passione per gli altri. Col suo mantello ricopre anche me talvolta come il mio può ricoprire anche lei. Per questo la Nera Signora non ci spaventa. È per questo sia lei che io sentiamo nel cuore il messaggio che incita all’amore del prossimo. A lei lo invia il suo Dio e il Cristo che si è incarnato; a me lo manda Gesù, nato a Nazareth o non importa dove, uomo tra gli uomini, nel quale l’amore prevalse sul potere.