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di Raffaele Cardarelli

Testimonials

UnaMammaPerAmicaA Napoli un uomo viene ucciso in pieno giorno tra l’indifferenza dei passanti nel maggio di quest’anno. Dopo 6 mesi (perché dopo 6 mesi?) le immagini dettagliate dell’omicidio sono su tutti i media, che non mancano di sottolineare l’indifferenza dei passanti: chi continua a fare la spesa, chi scavalca il cadavere riverso sul marciapiede…

Sul quotidiano “Repubblica” di domenica 1 novembre, Roberto Saviano cerca di spiegare le cause di questa indifferenza.
Di fronte al dilagare della criminalità e della sopraffazione e constatando la (volontaria?) perpetua latitanza/inadeguatezza dello Stato e delle istituzioni (quando “questi” non sono al soldo di “quelli”), il cittadino si sente completamente inerme.

La conseguenza, secondo Saviano, non è soltanto una  rassegnata accettazione di questa situazione. E’ anche il rifiuto di conoscere la verità (“Omertà non è più soltanto tacere…è soprattutto non voler sapere”).
E’ un caso che, dopo il (grande) clamore mediatico, non sia seguito un dibattito politico, un approfondimento sociologico sulle cause e i rimedi di questa situazione?

Riccardi, in un articolo al Corriere, ripreso da NetOne, parla di una forte responsabilità dei Media, riferendosi a “un bipolarismo dell’odio” all’interno di “un Paese agitato e arrabbiato”.
Certamente la responsabilità dei comunicatori, - che evitano l’approfondimento di tematiche importanti (il degrado dei valori e del senso civico, l’inadeguatezza di scuola sanità e giustizia, la corruzione a tutti i livelli, la disoccupazione, la mancanza cronica di servizi essenziali non solo al Sud, etc) per dedicarsi a violenti contrasti su tematiche di secondo piano come i rapporti tra il premier italiano e ragazze giovani, il caso-Boffo, il caso-Marrazzo, etc. – appare in tutta la sua evidenza.

Le conseguenze su comportamenti e opinioni dei cittadini sono evidenti: si litiga sempre più frequentemente e per futili motivi e, soprattutto, si ritiene – in misura progressivamente maggiore – che “errare è sempre più umano, quindi, normale”.

Forse dovremmo chiederci perchè comportamenti come l’adulterio, il consumo di droghe (siamo tra i più forti consumatori europei nell’uso di cocaina), rapporti sessuali sregolati, l’evasione fiscale e molti altri comportamenti illeciti sono ritenuti normali (non ho detto “tollerabili”) da una parte crescente di popolazione. E non soltanto nelle classi di età più giovane.

Io credo che la principale risposta a questa complessa domanda sia: perché sempre più personaggi famosi (politici, campioni sportivi, rappresentanti della pubblica amministrazione, star della TV e del cinema, protagonisti di film, cartoni animati e fiction, etc) – veri o inventati – trasmettono , con la loro vita/comportamento,  disvalori.

I pubblicitari – e non solo loro – sanno benissimo che uno dei metodi più efficaci per indirizzare il comportamento dell’”audience” è l’uso dei “testimonial”.
I personaggi famosi (o “divi”) rappresentano, per molte persone una sorta di “calamita” che attrae e indirizza i valori, e quindi gli stili di vita, verso ciò che essi rappresentano (agli occhi del proprio pubblico).

Perché sempre più film mostrano il/la protagonista (solitamente un divo/a) che tradisce la moglie, inganna l’amico, consuma alcol e droghe a volontà, ruba i soldi all’azienda dove lavora e poi (non sempre)…si ritrova solo e sconfitto?

Qual è il messaggio/stile di vita che la maggior parte degli spettatori recepisce?
Risposta: Anch’io voglio essere come lui o lei! Cioè vorrei tradire, bere, rubare, etc…

Questo perché il comportamento del divo/testimonial viene COMUNQUE imitato ed è ciò che resta nell’immaginario (messaggio emotivo) assai più forte del finale-moralistico (messaggio razionale).
Quanto diverso sarebbe il messaggio se il divo fosse un “eroe-positivo”…

Riccardi ha ragione quando attribuisce alla cultura una forte responsabilità sociale (“Credo che ci sia la responsabilità del pensiero in un Paese in cui tanti non trovano con chi discutere e restano prigionieri delle loro emozioni.”).
Abbiamo bisogno di registi cinematografici che  propongano mariti che, al corteggiamento della bella e giovane amica, preferiscano ricercare - con sofferenza - un rapporto più forte con la (matura e non-top model) moglie o mamme che non tentino di essere "amiche" delle figlie (pensiamo al serial RAI "Una mamma per amica"...) ma...mamme!, pubblicitari che creino spot in cui la bellissima testimonial-protagonista aiuta un disabile tra l’indifferenza degli amici.

Tutto questo in attesa di avere migliori comportamenti dai politici, giornalisti, conduttori TV…
Servono testimonials che possano scuotere l’indifferenza di (molte, forse troppe) persone confuse e intorpidite nei valori e, assieme a loro, comunicatori professionalmente preparati, coraggiosi e, soprattutto, consapevoli della propria responsabilità.