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di Monica Margoni

Migrazione e Media

Mohammed Al Masmoudi A Bolzano il 25 novembre scorso, ha avuto luogo il terzo appuntamento del laboratorio “Comunicare il sociale”, dedicato al tema "Migrazione e media". Condivido alcuni appunti sui contenuti del laboratorio.

La regista Debora Scaperotta della Scuola di documentario ZeLIG e Mohammed Al Masmoudi, informatico del Marocco, hanno introdotto il film breve "Radio Simo" che presenta alcuni spaccati della vita di Mohammed in qualità di deejay nello studio di Radio Tandem, secondo la tecnica del video partecipato.

Il "video partecipato" è basato sullo scambio continuo tra regista e protagonista, uno scambio di espressione, di narrazione, di identità, affinché emerga il racconto del protagonista, che in questo caso è coautore del film. Una tecnica che presuppone la disponibilità del regista a mettersi in gioco, ad immedesimarsi in un altro punto di vista, a guardare la realtà con gli occhi dell'altro, a porsi in ascolto.

A questo proposito sono state lette sette regole che ognuno potrebbe tenere sulla propria scrivania per ricordare l'importanza dell'ascolto per entrare nella realtà dell'altro, soprattutto se è diverso da noi come lo straniero.

Nel corso del vivace dibattito sono stati toccati diversi aspetti, per esempio che quando si parla di immigrati non si parla di una categoria unica bensì di una molteplicità di culture, religioni, provenienze, non solo di islam. E' stato osservato che nel linguaggio si dovrebbe fare attenzione all'uso di espressioni come "clandestino" e parlare piuttosto di "migrante irregolare", in lingua tedesca si dovrebbe fare attenzione all'uso di "Ausländer" e parlare piuttosto di "Zugewandert" o "Neue Bürger".

E' stata ricordata la Carta di Roma promossa dall'Ordine dei Giornalisti, un protocollo deontologico riguardante i richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti.

Ci sono molti esempi positivi che potrebbero contribuire ad una percezione positiva dell'immigrazione, come il "Modello di sviluppo per l'integrazione dei migranti in Val Pusteria" ("Leitbild zur Integration von Migrant/innen in Pustertal") che ha coinvolto diversi attori della società nella pianificazione e realizzazione di progetti di integrazione.

Anche gli strumenti di comunicazione utilizzati dalle associazioni di nuovi cittadini possono contribuire ad una reciproca conoscenza. L'integrazione presuppone però la disponibilità di entrambe le parti.

Si è riflettuto sul concetto di "identità", oggi da intendere come "identità in continuo cambiamento": alla convivenza tra il gruppo italiano, tedesco e ladino si aggiunge la sfida della convivenza con cittadini di altre culture e nazioni.E poi, oltre alla nostra personalità, anche il mondo intorno a noi è in continuo cambiamento.

Sempre a proposito di "identità" è stato detto che è la società che si dà una nuova identità nel momento in cui accoglie l'altro. Spesso, però, la paura regna sovrana. Un esempio è un fatto di cronaca a Bolzano, dove si è verificata una rissa e un regolamento di conti tra due famiglie sinte a causa di una storia d'amore tra giovani delle due famiglie opposte.

I giornalisti che scrivono hanno una responsabilità: possono contribuire a far sì che i cittadini "accettino", non necessariamente "condividano" le abitudini o i comportamenti di altre culture, offrendo chiavi di lettura che aiutino appunto ad accettare, non a giudicare. Oppure possono limitarsi al racconto della cronaca, a tratti dura, che lascia sbigottiti e non aiuta ad andare a fondo. La sfida è di limitarsi al giudizio dei comportamenti, non delle persone.

Ci sono notizie che distruggono tanti piccoli passi compiuti nella quotidianità dagli operatori sociali. I media potrebbero aiutare a comprendere i fatti sul piano culturale, spiegando che la legge del taglione è presente in alcune culture. Far capire per andare al di là del fatto, pur agghiacciante, tralasciando l'aspetto emozionale per spostarsi su un altro piano, quello culturale appunto.

Accanto all'informazione, anche arte, musica, teatro, cultura possono avvicinare le culture.  Il tono e le caratteristiche della notizia dipendono molto dall'approccio che il giornalista ha. Si può sottolineare, per esempio, il clamore che crea l'intento di realizzare un luogo di preghiera per i musulmani, o si può invece puntare l'attenzione al fatto che la città che mette a disposizione un luogo di preghiera contribuisce a far sì che le persone musulmane presenti possano esprimere la loro religione, che abbiano un luogo dove possono vivere momenti che contribuiscono a conservare la propria cultura e lingua.

Certo, molto dipende dall'approccio, ma c'è comunque una tendenza a "etnicizzare" le notizie: per esempio, quando è uno straniero a commettere un furto, una rapina, spaccio di droga o a causare un incidente, la notizia assume caratteri cubitali, quando invece uno straniero salva una vita o contribuisce al bene comune, la notizia si ridimensiona notevolmente.

Figure che possono fare da ponte tra una cultura e l'altra sono i mediatori culturali. I media potrebbero dare spazio alla loro attività, al loro sforzo, anche ai punti critici da migliorare nel rapporto tra persone di culture diverse.