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di Maria Rosa Logozzo

Un chilo di carote che costa meno di un sms

CaroteL’articolo di Carlo Petrini in prima pagina su La Repubblica di oggi, Quei nove centesimi nelle tasche dei contadini parla di agricoltura e agricoltori, argomenti lontani, dimenticati, che fanno capolino nell’informazione solo in caso di disastri o proteste organizzate.
Ma come mai un articolo su questi temi oggi in prima pagina? Questa curiosità mi ha invogliata a leggerlo. Con lo scorrere delle righe cresceva in me quel salutare senso di sofferenza che fa più coscienti delle ‘strutture di peccato’ che, volenti o nolenti, ci avviluppano tutti.

Un quintale di grano viene pagato agli agricoltori tra i 13 e i 15 euro, con una decrescita di valore del 30% circa nell’ultimo quinquennio.

Per un chilo di carote, che al consumatore costa un euro, all’agricoltore arrivano solo 9 centesimi, meno del costo di un sms. Ci sono esempi simili anche per il settore dell’allevamento.

È pazzesco, eppure è la norma e non fa più notizia. E non sono cose congiunturali: sono strutturali.” scrive Petrini.

Le aziende medio-piccole, che finora hanno preservato la biodiversità, la località e quindi la cultura dei nostri territori “hanno il futuro segnato se non ci saranno cambiamenti forti, con la capacità di guardare al lungo periodo. La nostra agricoltura per quanto originale nel contesto europeo non è immune dai processi di industrializzazione, centralizzazione e ancora di più concentrazione che hanno investito le agricolture dei Paesi del Nord Europa, della Francia, della Gran Bretagna, sul modello di ciò che è avvenuto negli Stati Uniti: è l´idea che si possa produrre cibo senza contadini. Tanto il cibo lo si fa viaggiare; tanto bastano pochi addetti che si trasformano in operai a cottimo per le grandi industrie o le catene di distribuzione.

Chi – se non gli immigrati – vuole sopportare la vita grama dell’agricoltore? “Nessuno, e il problema è proprio quello. Come si fa a vivere se il cibo viene pagato così poco? Se le campagne non hanno più uomini e donne che le popolano e le mantengono vive?

Sotto lo scintillìo degli scaffali nei nostri luoghi di spesa spesso c´è un commercio che tende ad avere le stesse caratteristiche di quello nei Paesi in via di sviluppo: sfruttamento, intermediari che fanno il bello e il cattivo tempo, infiltrazioni della malavita che fa viaggiare i prodotti a puro scopo speculativo, contadini che alla fine si riducono in miseria e devono mollare.

È la faccia triste del progresso, il risultato cui tutte le agricolture 'moderne' e 'competitive' saranno destinate se non ci si rende conto che il lavoro contadino va riconosciuto, rispettato, premiato, incentivato, protetto, portato in palmo di mano come base profonda e intelligente della nostra società.

(…)senza contadini sparirà anche il 'made in Italy' agro-alimentare: non basteranno le industrie a spacciare una menzogna, ovvero prodotti sempre più finti, di peggiore qualità, sempre più omologati su un livello medio-basso.

La colpa di questa situazione è di tutti noi, dell’oligopolio dei grossi gruppi di distribuzione - che, spartendosi il 98% del mercato, sono in grado di condizionare qualità, caratteristiche, prezzi alla produzione -, ma anche di noi consumatori. Noi “pretendiamo prezzi così bassi che non possiamo neanche più lamentarci se la qualità è scadente. (…) la qualità neanche la sappiamo più riconoscere. Insorgiamo per le zucchine a sei o sette euro d´inverno quando non ci rendiamo conto che è folle chiedere le zucchine d´inverno. (…)

Se noi per primi, come consumatori, piccoli ingranaggi indispensabili al sistema, non cominciamo a renderci conto che il cibo va pagato il giusto, che ha valore e non soltanto prezzo, che dobbiamo aiutare i contadini perché ‘mangiare è un atto agricolo’, allora non cambierà mai niente, e la nostra agricoltura morirà seriale, finta e omologata come in tanti altri Paesi del mondo che hanno già commesso questi errori.

L’autore ricorda poi le finalità solidaristiche con cui nacquero le Coop e le richiama a riconsiderarle, osservando come i sussidi a pioggia dei governi portano invece i singoli coltivatori a quell'individualismo che isola.

Domani sarà presentato alla Camera dei deputati uno studio-indagine dal titolo "La scelta verde: il consumo sostenibile come stile di vita", promosso proprio dalle Coop e da altre associazioni. Tra gli argomenti toccati dall’indagine anche il ruolo delle strategie di informazione e promozione all´interno dei punti vendita a riguardo delle scelte eco-solidali ed eco-sostenibili dei consumatori.

Forse l'interessante articolo di Petrini lo dobbiamo a questo.

E da domani, ricordando che 'mangiare è un atto agricolo', perché non acquistare frutta e verdura che sia di stagione e prodotta in loco, magari offerta nei colorati mercatini rionali? Continuano a nascere movimenti di eco-consumo in tutto il mondo 'ricco', nel nostro piccolo impegniamoci per aiutare questa ardua inversione di tendenza.