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varie

di Daniela Maccari, dal Forum di Quito

Il migrante, protagonista di cambiamento

Social-Forum-1In eventi come un Social Forum celebrato in America Latina si tocca la grandezza dei piccoli, la forza dei deboli, l’energia dei chiamati a capire il mondo in cui viviamo e a impegnarsi più di altri per cambiarlo in meglio. Il tutto, in un mondo globalizzato dagli interessi e dal lucro, ma anche dalla solidarietá e dalle opportunità di tessere reti di lotta per i diritti di tutti e il bene comune.

Popoli in Movimento per una Cittadinanza Universale; Abbattendo il modello, costruendo soggetti (attori)”, questo il tema del IV Social Forum sulle Migrazioni che si svolge a Quito, in Ecuador, dall'8 al 12 ottobre. Un tema, ha detto il primo relatore, che ricalca possibilità e limiti del nostro tempo, perché in passato si vedeva il migrante come un beneficiato, oggi invece é visto come un attore, un protagonista di cambiamento. E’ un concetto che é attivo, quello di abbattere il muro di un modello passato, anche se la nostra societá continua ad alzare pareti e muri.

I tre interventi della mattinata sono stati a carico di: Stephen Castles, che dopo uno sguardo globale alla situazione del mondo con tutte le contraddizioni a livello economico, sociale, politico e informatico in relazione ai popoli in movimento, e con una speciale attenzione alla condizione della donna e dei bambini migranti, ha invitato  a creare nuove associazioni come pure ha invitato  le chiese e altre istituzioni a inventare nuove strategie democratiche, perché in questo mondo che cambia rapidamente si possano cogliere  le opportunitá che esistono per globalizzare la solidarietá.

Il secondo intervento é iniziato con un saluto in lingua Mixteca, da parte di Rufino Dominguez Santos, leader di varie organizzazione indigene dello Stato di Oaxaca e del Messico che ha approfondito la condizione di chi lascia il suo e il proprio Paese per andare a cercare quello che non ha e si imbatte in una strada piena di violazioni dei propri diritti. Si é dilungato anche sul massacro dei 72 migranti avvenuto a Tamaulipas il 24 di agosto scorso, accusando il suo governo e quello di altri paesi centroamericani per il loro silenzio. E ha continuato con testimonianze di violazioni di migranti e di assassinii compiuti da paramilitari contro membri della resistenza indigena messicana.

Aurora Javate de Dios, filippina, con un lungo percorso di leadership e ricerca in campo di migrazione e di donne, é stata la terza ad intervenire, proponendo di abbattere la distanza con cui la nostra societá globalizzata allontana sempre più le persone con opportunitá da quelle che sono vittime di abusi, discriminazioni, sottolineando e particolareggiando la dimensione e prospettiva  di genere della migrazione che non deve continuare ad essere qualcosa di marginale, ma entrare nelle agende della sfera política.

Dalle piu’ o meno 500 persone presenti all’inizio dei lavori, si é passati a 2000 o forse di piu’, quando alle 11:30  sono iniziati una serie di panels, che hanno permesso ai partecipanti di scegliere tra una numerosa gamma di tematiche.

La prima conferenza stampa é stata interessante sia per le persone che l’hanno tenuta, tra cui la segretaria tecnica del Forum, Nelsy Lizarazo, che per l’interesse dei comunicatori presenti, che hanno posto numerose domande ai relatori, tra cui di forte impatto la testimonianza della palestinese Leyla Khaled, dei bambini/e, ragazzi/e per il diritto alla libertà di mobilità umana.
Negli interventi ai panels, dei partecipanti di diversi Paesi si é sentita la presenza “carismatica” del SJRM, il Servizio Gesuita per i Rifugiati e migranti, come pure é stata toccante la condivisione di tanti dispalzados colombiani  che hanno saputo comunicare le ragioni della loro migrazione, la terribile violenza che li ha obbligati ad abbandonare la loro terra. 

Termino con le parole di un displazado colombiano che dopo la triste e coraggiosa condivisione della sua esperienza ha detto: “Siamo il continente della speranza, lottiamo per lo sviluppo dei nostri Paesi, senza dover emigrare”.
Nella più bella piazza del centro storico di Quito, Plaza San Francisco, é in atto questa sera l’Evento Inaugurale per dare il benvenuto a tutti i partecipanti, con l’Orchestra Andina, ritmi e voci delle Ande, musica afroecuatoriana, fotografie con effetti speciali sul grande schermo.

NB – Mi fermo qui perché é notte e domani la giornata comincia presto. Arrivederci da Quito, Daniela Maccari

Secondo reportage da Quito