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varie

di Daniela Maccari, comboniana in Ecuador

Voce al mondo indigeno

SocialForumMarchaSeduta su una panca di pietra della Plaza S. Domingo, nel cuore del “più bel centro storico d’America” spinta a destra e a sinistra da donne campesinas che vengono dal Perù e che si riposano dalla Marcia che le ha portate fino a qui (foto su Flickr), dove risuonano gli slogans e sventola un mare di coloratissime bandiere e dal palco si stanno susseguendo gli esponenti dei diversi movimenti indigeni e rurali, in questo ambiente e circondata da questo clima popolare, indigeno, con una partecipazione in gran parte femminile, butto giú alcuni appunti che hanno caratterizzato la prima metà di questo mese di ottobre.

I primi dodici giorni del mese di ottobre, a partire dal 30 settembre, sono stati di un’intensità particolare che ha toccato ed è “esplosa” su vari fronti della variegata realtà politica, sociale, culturale, etnica, religiosa... del piccolo paese andino, l’Ecuador.
I fatti del 30 settembre, iniziati con la rivolta della Polizia di Stato a livello nazionale, trasformata nell’idea di un “golpe di Stato” che il governo ha venduto al mondo attraverso una “catena ininterrotta e indefinita” che ha obbligato tutti i mass media a interrompere la copertura dei fatti di quanto succedeva nel paese.

Bisogna vivere qui, giorno dopo giorno, per capire queste contraddizioni alle quali una gran parte della popolazione, attiva e pensante, e i media indipendenti si oppongono, esprimendo la loro opinione e indignazione per qualunque violazione del diritto alla libertà d’espressione. E bisogna trovarsi dentro a realtà come queste per capire il “potere” dei media nell’influenzare l’opinione pubblica con la diffusione dei fatti visti con i loro occhi e interpretati dai loro interessi.

Dalla stessa sera del 30 settembre ad oggi non ha fine e non dà tregua, nei mezzi di informazione, il dibattito e la discussione sull’imposizione di quella “catena nazionale” per le conseguenze e reazioni che ha prodotto e continua a produrre. Prima di tutte le manifestazioni di appoggio al presidente Correa da parte di diversi capi di Stato, informati anche loro da un’unica visione e comunicazione dei fatti.

E cosí continua, oltre che da parte dei professionisti della comunicazione e dell’opposizione parlamentare, l’opinione diversa di un’ampia fetta di gente che non ci sta alla versione “ufficiale” dei fatti e cioè che il 30 settembre, in Ecuador, ci sia stato l’intento di un “golpe”.
Sul fronte della società civile, tre eventi hanno dato e danno a Quito il look di capitale di un mondo alla rovescia, di un altro mondo possibile, nel quale un popolo senza frontiere lotta e avanza verso una cittadinanza universale rispettata in tutti i suoi diritti.

Dal 8 all' 11 ottobre si è celebrato il IV Forum Sociale delle Migrazioni. Le conclusioni (si attende la pubblicazione online della Dichiarazione finale nel sito del forum) sono state votate all’unanimità nell’Assemblea dei Movimenti sociali, ieri mattina con il rifiuto di una proposta di datarle con il giorno 12 ottobre, riconoscendo che proprio l’11 ottobre è stato l’ultimo giorno di libertà delle popolazioni dell’Abya Yala (il nome che gli indigeni hanno sempre dato al loro continente), e battezzato poi con il nome di America dagli “invasores e conquistadores”. Con un minuto di silenzio si sono ricordati i tanti migranti che hanno perso la vita. Nell’Assemblea è stata scelta la Corea del Sud come sede del V Forum delle Migrazioni ed è stata approvata la proposta di più di 30 organizzazioni, di impegnarsi ad organizzare in data 18 dicembre 2010 e 1° maggio 2011, uno sciopero e manifestazioni, nella giornata della Protezione e Diritti di tutti i Lavoratori Migranti e delle loro Famiglie. 

La Marcia in atto, oggi 12 ottobre, partita dal Parque del Arbolito fino a Plaza Santo Domingo, nel centro storico, ha unito il IV Social Forum delle Migrazioni con la Cloc Via Campesina formata da organizzazioni campesine di tutti i continenti, donne migranti, gente senza terra, rifugiati e “desplazados” con il fine di riaffermare e rafforzare l’identità di Abya Yala e l’organizzazione per la difesa della terra, dell’acqua, della vita del pianeta.
Sono 800 i delegati internazionali e 400 gli ecuatoriani attesi per partecipare, dal 13 al 16 di ottobre al V Congresso della Cloc-Via Campesina (Coordinatrice Latinoamericana delle Organizzazioni del Campo).

Un terzo evento che ha dato voce al mondo indigeno, oltre agli spettacoli, mostre fotografiche, pubblicazioni e attività culturali presentati durante il Social Forum e fuori di esso,  è il X Festival Internazionale del Cinema dei Popoli Indigeni, celebrato dal 6 al 11 di ottobre, con l’obiettivo, tra altri, di promuovere e  diffondere le tradizioni, i valori, la cosmovisione, le sfide dei popoli indigeni e favorire il dialogo e la comprensione interculturale.

Nel campo religioso, oltre alle celebrazioni ancestrali e tradizionali che animano anche i grandi eventi e che rivelano la profondità e dimensione spirituale della vita dei Popoli della Abya Yala, popoli che vivono in armonia e nel rispetto e protezione della natura, ottobre è anche il mese missionario. Sono davvero tante le iniziative che animano la Chiesa locale e che impegnano in particolare gli istituti missionari, tra cui la famiglia comboniana, sollecitata ad animare e coscientizzare centinaia di studenti e comunità cristiane di diverse città, dalla sierra alla costa.

Domenica prossima, 17 ottobre, “DOMUND”, come viene chiamata in America Latina la Giornata Missionaria Mondiale, una grande Fiesta Misionera radunerà laici, religiosi/e, famiglie, missionari/e, gruppi e movimenti della Chiesa locale.
La copertura a tutti questi eventi da parte dei grandi media locali è quasi nulla. Da qui il valore di tante piccole voci e delle reti sociali che danno voce e visibilità all’avanzare di un altro mondo possibile che c’è e cresce, soprattutto in America Latina, il continente della speranza.

Reportage precedenti:

Forum sociale delle migrazioni - 2

Forum sociale delle migrazioni

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