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di Raffaele Cardarelli

Le guide alpine

guidaalpinaLe guide alpine sono in grado di capire i cambiamenti del clima, il rischio di una valanga, nel momento in cui scalatori di pluriennale esperienza e turisti occasionali stanno organizzando escursioni e passeggiate a lungo raggio. Ma non sempre la loro competenza è tempestivamente compresa. Così capita che magari si lanci un allarme quando la valanga sta già precipitando verso le prime case.

Nella nostra società, le “guide alpine degli stili di vita”, dei valori di riferimento sono gli istituti di ricerca (come il Censis, che ha recentemente pubblicato il Rapporto 2010 sulla situazione sociale del nostro Paese), i quali, periodicamente, analizzano e interpretano i comportamenti dei diversi gruppi sociali (definiti “cluster” da alcuni addetti ai lavori). Le ricerche, condotte da eccellenti professionisti (sociologi e psicologi) che si avvalgono di metodologie sofisticate, sono in grado di individuare i primi, minuscoli segnali di modifiche nei valori della nostra società.

Qualche tempo fa,  ho assistito al seminario “Quale (immediato) futuro?”, organizzato da Eurisko, l’istituto di ricerca più autorevole nel campo del largo consumo e della comunicazione pubblicitaria.
Tra le altre, queste mi sono sembrate le principali evidenze:

 

1) A fronte di una "società in ritiro" (riduzione del welfare, sgretolamento delle visioni morali, disimpegno dai ruoli tradizionali), gli individui avvertono crescenti difficoltà nell’affrontare i nuovi e sempre più complessi percorsi della vita. Si sta sviluppando una sensazione di solitudine, di inadeguatezza e, conseguentemente, l’esigenza di trovare riferimenti forti (servizi, politici, aziende…), detentori di progetti e capacità in cui identificarsi.

2) Il mondo dei media sta costantemente disattendendo queste crescenti tensioni, perché propone contenuti risibili. Mancano comunicatori esperti e contenuti profondi, per l’evidente inadeguatezza dei grandi gruppi editoriali. La conseguenza è un profondo distacco tra i “lettori/ascoltatori” e i “fornitori dell’informazione”.

3) Il malsano legame tra politica e informazione sta impedendo lo sviluppo economico e sociale del Paese. Le imprese, in difficoltà, sono concentrate su obiettivi di breve termine; i giovani, sentendosi emarginati, si rifugiano in un mondo protetto, fatto di relazioni virtuali (social networks).

Il senso di impotenza/solitudine denunciato da questa ricerca, aggravato dal perdurare della crisi economica, rischia di portare ad un’esasperazione che, forse, non è ancora pienamente compresa dalla parte “sana” della comunicazione.

Programmi come Report (RAI3),  Presa Diretta (RAI3) e Le Iene (Italia 1) denunciano la quotidiana frustrazione di cittadini che, colpiti da uno Stato assente, iniquo e privilegiato, sono alla (vana) ricerca di un riferimento, di un valido aiuto. E se, da una parte, le “istituzioni preposte” (vigili, funzionari pubblici, politici…) sono indifferenti o inadeguate, dall’altra la maggior parte dei media tende a stigmatizzare i linguaggi e i comportamenti (spesso eccessivi) della protesta, più che le pesanti responsabilità di coloro che hanno gravemente mancato (lucrato?) nella gestione di tali situazioni.

La conseguenza è un pericoloso impasse a tutti i livelli, che impedisce non solo lo sviluppo (culturale, economico, sociale) del Paese, ma anche la corretta percezione di questa crescente esasperazione, che potrebbe avere pesanti conseguenze se non sarà tempestivamente compresa e segnalata dai media, al momento prevalentemente assorbiti da scandali pruriginosi e frivoli litigi.

Durante la sua prima e ultima navigazione, il Titanic ricevette, dai comandanti di altre navi, 6 avvertimenti sulla presenza di grandi iceberg nella sua zona di navigazione. Il sesto avvertimento arrivò alle 22.30 di quel fatidico 14 aprile 1912 dalla Rappahannock, una nave da carico britannica che transitava poche miglia più a nord con il timone danneggiato dal ghiaccio. La risposta testuale dal Titanic fu: “Messaggio ricevuto. Grazie. Buona notte”. E la gigantesca nave proseguì il suo viaggio, a velocità sostenuta, in un’atmosfera di festa e spensieratezza.

A quasi un secolo di distanza, le “guide alpine della comunicazione” hanno identificato e comunicato segnali di cambiamento importanti, all’interno di una situazione economica e sociale assai delicata. Segnali che potranno trasformarsi in opportunità se saranno tempestivamente e proficuamente interpretati da comunicatori “nuovi” .