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di Maria Rosa Logozzo

Più vicini alle stelle

Casa del FloreroBogotà con i suoi 2640 metri è, a detta dei suoi abitanti, la città dove si è più vicini alle stelle. Lì siamo atterrati Michele Zanzucchi ed io, provenienti da Roma, e Alberto Barlocci, da Buenos Aires. Come per il viaggio in Argentina, così anche stavolta l'occasione era il lancio pubblico di NetOne in Colombia. 

E' stata una settimana molto intensa, di cui scriverò per ora solo una veloce sintesi, promettendo di aggiungere dell'altro non appena avremo tradotto dallo spagnolo alcuni interventi interessanti.

Il 20 novembre, giorno successivo al nostro arrivo, abbiamo fatto i turisti ma cercando di vivere la città, di penetrarla e diventarne cittadini come tutti, anche se solo per pochi giorni.

E' stata l'unica mattinata di sole del nostro soggiorno, poi è piovuto sempre.

Bogotà traspira religiosità, un cristianesimo popolare, che fa parte della sua cultura. Le Chiese, ad ogni angolo, quelle più antiche spesso con gli interni dorati e adornate di statue di innumerevoli santi, sono piene di gente che prega a tutte le ore.

La città brulica di gente ingegnosa e di vita. Molti lavorano sulle piazze e sulle strade, specie quanti arrivano in città inseguendo la speranza di un’esistenza migliore; vendono di tutto, anche ‘minutos’ cioè minuti di conversazione su un cellulare, oppure lustrano scarpe o si trasformano in statue che adornano le vie… ma ogni servizio è condito da un particolare calore umano.

Il traffico è impossibile, per questo gli orari fissati per gli appuntamenti godono di un ampio margine di tolleranza.

Abbiamo dedicato qualche ora al famoso Museo dell'Oro, ma ci sarebbe voluto almeno un intero pomeriggio per visitarlo con accuratezza, entrando nella storia, nella cosmologia, nell'universo simbolico di civiltà millenni più antiche di quella europea, che lavoravano il metallo con cunei e attrezzi primordiali, ottenendo monili e oggetti di particolare pregio. Il museo, appena restaurato, è bellissimo.

Il presidente Uribe pare portare avanti il Paese con uno stile liberista filo-statunitense, in realtà la situazione politica è particolare e complessa a causa della guerra interna che dura da un cinquantennio.

Immaginavo di trovare una società più povera di quella che ho incontrato, ma è che alcuni luoghi a sud della città non è consigliabile visitarli. Sono teatro di lotte di potere che ‘usano’ i poveri a loro fini; sono quelli i bacini di reclutamento di esercito e guerriglia.
Ma proprio a sud ho conosciuto il quartiere di ‘Los Chircales’, così chiamato dai forni per la fabbricazione dei mattoni, lavoro insalubre e duro portato avanti anche da bambini. Proprio lì sono di casa valori come la sincerità, l’apertura, l’accoglienza, l’allegria di vivere, il desiderio di lavorare per un’esistenza migliore. Mi è parso come se le ristrettezze e le sofferenze rendessero la solidarietà naturale.

Ho conosciuto una coppia del luogo che, pur potendo ormai trasferirsi in zone più dignitose della città, ha deciso di restare insieme a tutti a ‘los circales’, per dare una mano in un centro sociale.

Due i principali problemi che Bogotà viveva nei giorni in cui ero lì: quello delle "pirámides financieras", un sistema piramidale di guadagni che ha illuso parte della popolazione, portandola al lastrico col suo fallimento; e quello della 'Minga', un'assemblea di indigeni che rivendicavano i loro diritti di minoranze (sono il 4% della popolazione).

Gli indios erano partiti dalla regione del Cauca il 12 ottobre scorso ed erano arrivati a Bogotà giusto il 20 novembre, decisi a restare fin quando il Presidente non li avesse ricevuti.

Il Governo ha messo a disposizione dei manifestanti due edifici e il Presidente ha cercato il dialogo con loro, ma la situazione rimane indubbiamente complessa.

Michele e Alberto, grazie alla mediazione di Patricia Bustamante, che sta ultimando la sua ricerca di dottorato vivendo a contatto diretto con gli indigeni Nasa, sono riusciti ad avere un appuntamento e ad intervistare alcuni di quelli che guidavano la mobilitazione.

Sull'argomento c'è in rete un'intervista a Simone Bruno, fotoreporter italiano in Colombia.

Particolare impressione mi ha fatto entrare un giorno in un grosso centro commerciale, proprio un 'non luogo'. Dicevo: qui dentro non si può capire in quale parte del mondo ci troviamo: stessi ambienti, stesse marche, stessa moda, qui come in Europa o altrove.

Nella mattinata di venerdì 21, ci siamo recati in visita a due università, la Santo Tomás e la Javeriana, incontrando i decani dei dipartimenti di comunicazione sociale.

L'intervista più bella Michele e Alberto l'hanno fatta a Jesús Martín-Barbero, forse il più noto studioso di comunicazione dell'America Latina. Egli, non essendo in buone condizioni di salute, ha accettato di riceverli a casa sua. Da quanto mi hanno raccontato ci devono essere stati momenti di particolare intesa tra loro. Renderemo disponibile il testo dell'intervista non appena sarà trascritto e tradotto.

Sabato 22 abbiamo trascorso una giornata a Tocancipà, una cittadina vicina alla capitale, con una cinquantina tra comunicatori e persone che volevano saperne di più di NetOne. Abbiamo speso più di un'ora per conoscerci a vicenda, poi Michele Zanzucchi ha delineato che cos'è e che cosa non è NetOne oggi. Ne è seguito un ricco dialogo, intrecciato a numerose domande, tanto che il pomeriggio, che doveva concludersi alle 16, è durato fino oltre le 19.

Domenica 23 al mattino visita di Michele e Alberto al CELAM, la Conferenza dei vescovi latino americani. Poi una specie di conferenza stampa di presentazione di NetOne.

Lunedì 24 sono stata ricevuta alla Commissione per la Comunicazione Sociale della Conferenza Episcopale Colombiana, e nel pomeriggio alcuni amici hanno accompagnato me ed Alberto a conoscere un centro sociale nella parte sud della città.

Martedì 25, visitando insieme ad Alberto una TV privata - era la seconda che visitavo - siamo stati invitati ad intervenire in diretta, quasi senza preavviso, in un programma che trattava dell'educazione dei giovani.

La mattina di Mercoledì 26, ultimo nostro giorno a Bogotà, all'Universidad Santo Tomás si è tenuto un 'Conversatorio' con NetOne: un appuntamento per docenti e studenti, aperto anche al pubblico, per conoscere NetOne. Lo abbiamo articolato come una tavola rotonda con 5 nostri interventi, aperta e conclusa dal prof. Héctor García Ospina, decano del dipartimento di Comunicazione sociale e giornalismo: poco più di due ore ma seguitissime.

Ci sono buone premesse per la nascita di corsi universitari in collaborazione tra università europee e latinoamericane; di certo sarà di particolare interesse il fare interagire gli studi teorici europei con quelli più 'sociali' dell'america latina.

A conclusione ecco alcune foto: della visita alla città, della Minga degli indigeni, dell'intervista a Barbero, della giornata a Tocancipà, del Conversatorio alla Santo Tomás. Quelle della città e della Minga le ha scattate Michele Zanzucchi, lo ringraziamo di avercele messe a disposizione!