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cinema / TV

di Maria Rosa Logozzo

Felicitazioni a Enrico Sabena!

enricosabena.jpgUna delle lezioni di Intermediando2008 è stata tenuta dal compositore Enrico Sabena, autore tra l’altro delle musiche del film "Corazones de Mujer" di Davide Sordella e Pablo Benedetti (che hanno voluto firmarsi con il nome collettivo K. Kosoof), un film che al Festival di Berlino 2008 ha conquistato pubblico e critica sia per le tematiche trattate che per l’originalità della realizzazione.

Facendo le felicitazioni ad Enrico, perché la sua colonna sonora ha vinto il Premio Minerva Miglior Colonna Sonora all'edizione 2008 di Sonora, Una Musica per il Cinema, gli ho chiesto di scriverci alcune righe su questo suo lavoro. Le riporto, ringraziandolo e segnalando che la colonna sonora è stata pubblicata su cd Warner,  che il film in Italia sta girando nei circuiti d’essai, che prossimamente uscirà anche in Germania e in Svizzera. 

“Il percorso di scrittura delle musiche di questo film è stato davvero speciale e sicuramente uno dei punti fermi è stata la volontà di cercare di lavorare seguendo umilmente il modello di rapporto 'regista/compositore' dei grandi maestri del passato: un continuo 'limare' tra immagini e sonoro fino al raggiungimento del risultato voluto.

Sin dall’inizio, da quando ho letto il soggetto del film, ho subito apprezzato la delicatezza nel trattare tematiche così scottanti come la non-libertà della donna e la sessualità nel mondo arabo.

Un film vero, crudo all’occorrenza , ma realizzato in modo pulito e delicato, con un enorme rispetto per le persone e per le situazioni di dolore. Racconta un viaggio da Torino in Marocco dei due protagonisti, ma anche, e soprattutto, il loro viaggio interiore.

La musica – richiesta come bilanciamento 'raffinato' all’impostazione volutamente 'neorealistica' del film - avrebbe dovuto accompagnare questo viaggio interiore dei protagonisti: ora giocosa (dinanzi alla 'tragica' spensieratezza di Shakira), ora malinconica (dinanzi al dramma esistenziale di Zina), ora drammatica (dinanzi a situazioni di dolore che trascendono i due protagonisti per abbracciare l’umanità intera).

Proprio per questo motivo, non volevo che la musica fosse prettamente marocchina. Il Marocco è al centro del film , però le tematiche trattate sono di fatto tematiche universali: non solo Marocco, quindi, ma il mondo intero. Ho interpretato allora stilemi di differenti culture, garantendo l’omogeneità complessiva e passando – per esempio - da elementi arabeggianti ad elementi celtici; ho usato anche linguaggi di antiche culture (occitano, aragonese antico, ladino sefarditico) : l’elemento comune doveva essere il dolore, differenti linguaggi ma stessa sofferenza. Ho utilizzato, all’occorrenza, stilemi popolari giocosi.

Mi sono pure spinto nel campo della musica classica e del jazz, concedendomi anche licenze che trovano la loro giustificazione all’interno del film (vedi lo 'Chopin arabo') : quindi, anche musica di pensiero, ma, nello stesso tempo, di immediata comprensione musicale per tutti. Esattamente come il film, impegnato e impegnativo, pur mantenendo leggerezza e fruibilità.

Ho voluto inserire nel film anche un pezzo che ha preso spunto dal pezzo arabo 'Kamata Mariyam', un’invocazione a Maria che, dinanzi al Figlio morente in croce, soffre lei stessa e così facendo abbraccia il dolore dell’intera umanità. Mi sembrava un pezzo in tema: Il film tratta – di fatto – della sofferenza dell’essere umano, dinanzi a situazioni in cui non può fare nulla; ma quest’invocazione a Maria è senz’altro un momento di speranza.”