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cinema / TV

di Raffaele Cardarelli

Noi siamo i giovani

TrasmissioneClericijpgIl giornalista Aldo Grasso, nella sua rubrica "A fil di Rete",  stigmatizza con "tristezza" il coinvolgimento di bambini (7 - 15 anni) "offerti come caricature di adulti" nel programma RAI "Ti lascio una canzone", presentato da Antonella Clerici.
I testi delle canzoni ("quello che le donne non dicono"..."diremo ancora un altro sì"), in effetti, non sembrano molto coerenti con l'età dei giovani cantanti.
La conduttrice e gli altri adulti presenti sul palco - tra trucchi pesanti, lifting  e balli in stile "waka-waka"- sembrano tesi verso un'altro tipo di competizione: quella dell'eterna giovinezza.

Credo che, a questo proposito, vadano fatte due tipi di considerazioni.

La prima è che questo tipo di programmi, proposti  - anche e soprattutto sulle Reti pubbliche, che, finanziate dal canone televisivo, dovrebbero avere ben altri contenuti - da dirigenti di nomina politica con scarsa competenza in termini di comunicazione,  influiscono pesantemente su convinzioni e stili di vita delle fasce più deboli della popolazione.

Atteggiamenti e abiti degli adolescenti all'uscita di una scuola media/superiore o il comportamento di alcuni genitori di giovani modelle/atleti sono solo alcuni esempi. La mia impressione è che la maggior parte delle entità che gestiscono questo tipo di programmi (Consiglieri RAI, Direttori di Rete, produttori televisivi, presentatori, giornalisti, etc) non sappiano (non vogliono?) valutare le conseguenze del loro operato. C'è, in sostanza, un grave problema di de-responsabilizzazione.

A Gerry Scotti, conduttore di "Io canto" (programma-copia di "Ti lascio una canzone"), che dichiara pubblicamente: "...prima di essere un presentatore, sono un cristiano e padre di famiglia. Queste preoccupazioni sono il primo a pormele", qualcuno ricordi che dovrebbe pure verificare per primo le conseguenze delle sue preoccupazioni.
 
Seconda considerazione: candidare persone prive di specifica preparazione professionale in molti campi "pubblici" (televisione soprattutto, ma non solo), può avere pesanti ripercussioni sulla "tensione allo studio/fatica". Soprattutto se giornalisti e commentatori compiacenti (o "convinti" da procuratori/agenti influenti) favoleggiano, nei loro articoli, di qualità ("è bello/a e bravo/a!") inesistenti o etichette ("attore" "soubrette") fascinose per figure senza qualità professionali specifiche.  

Una delle migliaia di adolescenti che si sono proposte alle selezioni del programma "Striscia la notizia" ha candidamente dichiarato che voleva fare la "velina" perchè "quello che fanno loro posso farlo anch'io!". E senza dover studiare...