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Rubriche

di Thomas Klann

Addio all'inverno

 

Il limite - foto di Donato Ciampi

(clicca per ingrandire)

Volevo mostrare una foto che fosse un saluto all'inverno, e pensavo ad una mia foto panoramica fatta in Svezia, con tanto di neve e giaccio.
Ma quando un amico e collega mi scrive che era a fare qualche giorno di vacanze nelle montagne del suo Trentino proprio per dare un addio all'inverno, e mi allega la foto che vedete, ho pensato di puntare su quella.
Sono rimasto incantato e sorpreso dalla composizione e dalla sua semplicità. Lui ha intitolato la foto: “Il limite”.
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di Thomas Klann

Prospettiva dall'alto

 

Santuario di San Vittorino - foto di Thomas Klann

(clicca per ingrandire)

Quando un architetto concepisce una sua opera inizia fissandola a due dimensioni su un foglio di carta. Dopo numerosi e dovuti cambiamenti, per presentare il progetto al committente costruisce un modello in tre dimensioni. E lì è possibile, osservando, ad esempio, il modello poggiato su un piano, vedere il bozzetto dall’alto. Quando l’opera è realizzata, sarà difficile guardarla da questa prospettiva ‘aerea’, a meno che non ci si voli sopra.

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di Thomas Klann

Quando la bellezza supera la qualità tecnica

 

Bimbo a colazione - foto di Thomas Klann

(clicca per ingrandire)

Quella che vi mostro oggi non è una foto di grande qualità. Vista sotto il profilo tecnico, è “rumorosa”, termine che designa un certa struttura granulosa nelle superfici uniformi. I contorni non sono ben definiti.
Il motivo è che non è una foto fatta con la macchina fotografica, ma è un fotogramma di una ripresa video, che ho girato 10 anni fa, quando la tecnica non era quella dei cellulari di oggi.

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prima sessione:

"Comunicazione e unità - le persone"

Relazione e condizionamenti

1s-josempJose Maria Poirer
Giornalista, esperto di cinema e letteratura, vive a Buenos Aires dove collabora con i maggiori quotidiani argentini. Dirige la rivista culturale "Criterio" ed è direttore del Museo del Cinema di Buenos Aires. 

 

1sessione Affrontiamo in questa prima sessione, il tema dei rapporti e dei condizionamenti. La comunicazione richiama sempre i rapporti, che potranno essere positivi e costruttivi o meno, almeno in una certa misura, a seconda di come è impostato il nostro lavoro, il nostro impegno. Un lavoro che non pochi sentono come una vocazione, direi anche missione se la parola fosse capita nel senso giusto. Per quanto riguarda i condizionamenti questi sono tanti e sono così inevitabili che spesso si ha il diritto di dubitare quanto l’informazione offerta dai mass media rispecchi la realtà o la nasconda. Cioè, nel bene o nel male, quello che noi sappiamo della realtà sociale il più delle volte è quello che ci trasmettono proprio i mezzi di comunicazione. Allo stesso tempo ignoriamo quasi completamente la realtà che loro tacciono. In questo senso forse lo sbaglio più grave è l’ingenuità, tanto nel senso di credere tutto quello che i mass media possono offrire, come nel rifiutarli in tutto. Se si vuol capire qualcosa probabilmente è più utile essere attivi, critici, come del resto succede in tutte le discipline e le attività. (…)


Alcuni studiosi credono che con la crescita costante delle comunicazioni sociali si stia creando perfino un altro tipo di civiltà, più immediata e più universale secondo alcuni, più ingiusta e caotica secondo altri. L’irruzione dell’immagine e più recentemente di tutte quelle che vengono chiamate le nuove tecnologie, stanno incidendo non solo nella quantità e nei modi dell’informazione, ma anche negli stessi rapporti sociali e nello stesso modo di percepire il mondo e di vivere in esso. In sintesi, i mezzi di comunicazione stanno cambiando e stanno rielaborando la nostra cultura.


Credo che se noi guardiamo i condizionamenti in questa prospettiva, bisogna aver presente che, almeno per il giornalista sono in gioco tre fedeltà: la fedeltà al pubblico; la fedeltà alle fonti di informazione; la fedeltà alla pubblicità. Toccherà all’etica dirci come porci in ogni situazione, perché sta di fatto che senza uno di questi tre elementi e la conseguente fedeltà a loro, non c’è più giornalismo oggi. Se al posto della pubblicità ci possono essere istituzioni politiche, aziendali, religiose, secondo me non cambia sostanzialmente il tema dei condizionamenti.


Chiara Lubich, stamattina, nel suo intervento ci ha offerto molteplici spunti su vari argomenti che riguardano questo tema e sui quali, penso: si dovrà tornare più volte, da diverse angolature ad approfondire i contenuti e a far scendere queste idee, queste suggestive intuizioni nel quotidiano. Le esperienze sono per noi il modo di cercare di calarci nel concreto, come Chiara ha accennato.

sottolineature

Per noi, cristiani che rileggono l'evangelo, il pluralismo non può consistere solo nel fatto di sopportare l'esistenza dell'altro, ma nel comprendere e amare ciò che costituisce il senso di quell'esistenza.

Olivier Clément

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Grazie a Starkmacher di questo lavoro!

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