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Rubriche

di Thomas Klann

Spettacoli sott'acqua

 

Monotaxis Grandoculis - foto di Paolo Calò

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Io amo i panorami dall’alto, ma ho un amico che invece ama le profondità; è Paolo Calò, non fotografo di professione ma chirurgo.
Nel suo tempo libero si diverte ad andare sott'acqua, e lo fa senza usare mezzi ausiliari come le bombole ad esempio.
Fare fotografie subacquee in queste condizioni è impresa ancor più difficile.

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di Thomas Klann

Una foto è come un racconto dell'essenziale

 

La Chiesa delle tre vele a Roma (Dives in Misericordiae) - foto di Annette Löw

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Tempo fa, ho mostrato alcune foto di architetture, anche di chiese.
Vorrei continuare questa serie con una foto, fatta da Annette Löw, architetto, che si è trovata “nel posto giusto al momento giusto”. Non avendo una macchina fotografica, l'autrice ha usato, come capita spesso oggi, un telefonino.
Chi ha letto altri miei commenti, sa quanto batto sul fatto che non è il mezzo meccanico a fare la foto ma è la nostra capacità di vedere e saper isolare la cosa essenziale per mostrarla ad altri dal proprio punto di vista

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di Thomas Klann

Addio all'inverno

 

Il limite - foto di Donato Ciampi

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Volevo mostrare una foto che fosse un saluto all'inverno, e pensavo ad una mia foto panoramica fatta in Svezia, con tanto di neve e giaccio.
Ma quando un amico e collega mi scrive che era a fare qualche giorno di vacanze nelle montagne del suo Trentino proprio per dare un addio all'inverno, e mi allega la foto che vedete, ho pensato di puntare su quella.
Sono rimasto incantato e sorpreso dalla composizione e dalla sua semplicità. Lui ha intitolato la foto: “Il limite”.
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prima sessione:

"Comunicazione e unità - le persone"

Relazione e condizionamenti

1s-josempJose Maria Poirer
Giornalista, esperto di cinema e letteratura, vive a Buenos Aires dove collabora con i maggiori quotidiani argentini. Dirige la rivista culturale "Criterio" ed è direttore del Museo del Cinema di Buenos Aires. 

 

1sessione Affrontiamo in questa prima sessione, il tema dei rapporti e dei condizionamenti. La comunicazione richiama sempre i rapporti, che potranno essere positivi e costruttivi o meno, almeno in una certa misura, a seconda di come è impostato il nostro lavoro, il nostro impegno. Un lavoro che non pochi sentono come una vocazione, direi anche missione se la parola fosse capita nel senso giusto. Per quanto riguarda i condizionamenti questi sono tanti e sono così inevitabili che spesso si ha il diritto di dubitare quanto l’informazione offerta dai mass media rispecchi la realtà o la nasconda. Cioè, nel bene o nel male, quello che noi sappiamo della realtà sociale il più delle volte è quello che ci trasmettono proprio i mezzi di comunicazione. Allo stesso tempo ignoriamo quasi completamente la realtà che loro tacciono. In questo senso forse lo sbaglio più grave è l’ingenuità, tanto nel senso di credere tutto quello che i mass media possono offrire, come nel rifiutarli in tutto. Se si vuol capire qualcosa probabilmente è più utile essere attivi, critici, come del resto succede in tutte le discipline e le attività. (…)


Alcuni studiosi credono che con la crescita costante delle comunicazioni sociali si stia creando perfino un altro tipo di civiltà, più immediata e più universale secondo alcuni, più ingiusta e caotica secondo altri. L’irruzione dell’immagine e più recentemente di tutte quelle che vengono chiamate le nuove tecnologie, stanno incidendo non solo nella quantità e nei modi dell’informazione, ma anche negli stessi rapporti sociali e nello stesso modo di percepire il mondo e di vivere in esso. In sintesi, i mezzi di comunicazione stanno cambiando e stanno rielaborando la nostra cultura.


Credo che se noi guardiamo i condizionamenti in questa prospettiva, bisogna aver presente che, almeno per il giornalista sono in gioco tre fedeltà: la fedeltà al pubblico; la fedeltà alle fonti di informazione; la fedeltà alla pubblicità. Toccherà all’etica dirci come porci in ogni situazione, perché sta di fatto che senza uno di questi tre elementi e la conseguente fedeltà a loro, non c’è più giornalismo oggi. Se al posto della pubblicità ci possono essere istituzioni politiche, aziendali, religiose, secondo me non cambia sostanzialmente il tema dei condizionamenti.


Chiara Lubich, stamattina, nel suo intervento ci ha offerto molteplici spunti su vari argomenti che riguardano questo tema e sui quali, penso: si dovrà tornare più volte, da diverse angolature ad approfondire i contenuti e a far scendere queste idee, queste suggestive intuizioni nel quotidiano. Le esperienze sono per noi il modo di cercare di calarci nel concreto, come Chiara ha accennato.

sottolineature

E' più facile suscitare la diffidenza e magari l'odio per lo straniero, che promuovere il rispetto reciproco.
Tahar Ben Jelloun

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Grazie a Starkmacher di questo lavoro!

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