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relazioni

seconda sessione:

"Comunicazione e unità - i contenuti"

Valori e audience

2s-jeanmmJean Michel Merlin
Da trent'anni nel campo della comunicazione. Attualmente è responsabile dell'uffico stampa della "Charitas" francese.

2sessione Noi donne e uomini dei media, non lavoriamo che sull’effimero e il relativo. Non siamo qui per dare una parola definitiva: Chiara ieri ci ha ricordato che Gesù aveva scritto solo sulla sabbia, ma attraverso le nostre parole, ci spetta di far comprendere meglio il mondo che ci circonda in modo che i nostri contemporanei si accettino fino a rispettarsi e ad amarsi. Il fondatore della Caritas francese, Mons. Jean Rodhain, stimato uomo di comunicazione, diceva volentieri ai suoi volontari: "Non si tratta tanto di raccogliere 100.000 FF quanto di svegliare 100.000 cuori".


Svegliare 100 000 cuori al rispetto dell’altro. Parlare dei conflitti, sì, ma spiegandone le cause profonde, per evitare l’odio cieco o i giudizi senza speranza. Mostrare la bellezza della diversità. In un’epoca in cui i media si specializzano, in cui Internet ci permette di scegliere ciò che ci piace, è importante conservare un ruolo di chi veglia e sveglia le coscienze. Un articolo pieno di buon senso, un bel manifesto sui muri delle nostre città mi hanno spesso dato un senso di felicità, anche se giocano nel relativo. (…)

 

La ricerca della verità

L’informazione, la moda della pubblicità, i siti Internet sono delle derrate estremamente deperibili. I nostri lettori, uditori e telespettatori ci rimproverano le nostre mancanze di obiettività. Come se fossimo degli osservatori imparziali, capaci in pochi minuti, di valutare una situazione.


Cos’è la verità? chiedeva già allora Pilato a Gesù. Siamo incastrati nell’elaborazione dei contenuti tra – cito il P. Pietrì - "il concetto greco dove la verità è l’esattezza di un enunciato e il concetto biblico della fedeltà di Dio nella manifestazione storica del suo disegno di salvezza". Da qui il rigore della stampa anglosassone, e britannica in particolare, che sta ben attenta a separare il commento dal fatto e la creatività allegra della stampa latina, dove a volte diventa difficile di distinguere tra l’opinione del redattore e la realtà dei fatti.


Ma quale che sia la nostra sensibilità, dobbiamo presentare, spiegare e quindi prima di tutto ascoltare. Non abbiamo forse verità già fatte da proclamare, altrimenti facciamo una comunicazione integralista. Al contrario, il nostro mestiere consiste nel dare al pubblico elementi per capire, per scegliere, per essere libero. Anche in una pubblicità per un detersivo. Perché se il prodotto è buono ed utile, è importante farlo sapere con competenza.


"I mass-media sapranno impegnarsi chiaramente per valori veri e condivisibili, aiutando l’uomo nel suo cammino di ricerca verso la verità." ci ha detto Chiara Lubich. (…)


Dominique Wolton, ricercatore in comunicazione famoso in Francia, scriveva recentemente nel libro "Internet, et après?" [Internet, e dopo?]: "… in una società dove l’informazione e la comunicazione sono onnipresenti, la sfida non riguarda tanto il riavvicinamento degli individui o delle collettività, ma al contrario la gestione delle loro diversità; non la celebrazione di somiglianze, ma quelle, molto più complesse, della loro alterità". Il villaggio globale di cui parlava Mac Luhan negli anni ’60 esiste forse, ma noi dobbiamo andare oltre. È proprio quello che ci chiede Chiara quando ci dice: "L’importante, però, è che tutti insieme possiamo partire da qui ben decisi a fare dei mass-media un uso coerente con ciò che sono: strumenti per realizzare un mondo più unito".

La facilità della comunicazione non basta a migliorare il contenuto dello scambio (…) Non c’è comunicazione senza prove né smacco (…)


E ancora: la tensione costante tra valori e audience, di cui abbiamo avuto varie esperienze, sono il nostro pane quotidiano.

Come non disperarsi di fronte a tali pressioni.


Due forze possono illuminarci:

- la sapienza, nel senso biblico del termine, e anche

- la certezza che noi non diciamo la Verità, ma che camminiamo insieme con altri, credenti o no, verso la Verità.

 

La Sapienza

"La Bibbia e il giornale costituiscono l’attrezzatura del cristiano" scriveva Karl Barth. Il non cristiano o il non credente troverà da sé la dimensione "spirituale" che lo anima. Quando alcune settimane prima della morte, andai a trovare in un ospedale parigino Spartaco Lucarini, che era stato direttore di Città Nuova, mi salutò in un modo straordinario, con uno sguardo splendente: "Ho appena letto il quotidiano ‘Le Monde’ e ho fatto meditazione", mi spiegò, facendomi partecipe dei frutti di questa sapienza. Il Padre Gaston Pietri, in un recente studio sulla comunicazione, fatto per i vescovi francesi, scrive: "La sapienza, insomma, è il luogo d’incontro tra le singolarità dell’azione di Dio in mezzo al suo popolo e le domande che da sempre e sotto tutte le latitudini, gli uomini si pongono a partire dal più elementare, e dunque più fondamentale, della condizione umana. Così, la sapienza è luogo di comunicazione".


Ascolteremo delle testimonianza. Ricordo che ognuna di queste esperienze di vita é come un tassello di un mosaico; ciascuna ha un colore, una forma, un’elaborazione più o meno definitiva, ma è l’insieme che conta, è l’insieme che ci dà il disegno.