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di Michele Zanzucchi

interm_zanzucchi1Ecco una lettura breve di alcuni elementi emersi in "Intermediando 2007".

Mi sembra innanzitutto che questa esperienza abbia avuto una forte valenza umana, professionale e culturale nello stesso tempo. Questi tre aspetti non possono essere separati l'uno dall'altro, essendo insieme un dato di fatto antropologicamente importante, L'uomo e la donna, infatti, sono completi quando in sé sviluppano questi tre elementi: così, in effetti, si diventa "persona" e non si resta solo "individuo".

Questa triplice valenza emerge dalla vita comune di condivisione. Non solo perché chi insegna e chi impara si parlano e dialogano tra di loro, ma anche perché ognuno è in ogni caso portatore di un'unicità irriducibile, che lo rende indispensabile all'umanità, e non solo a pochi familiari, amici o colleghi.

Altra considerazione: NetOne, è evidente, non ha risorse economiche sufficienti per offrire una eccellenza di mezzi materiali mediatici. Ma non per questo rinuncia all'eccellenza professionale, solo perché gli mancherebbero i mezzi dell'ultimo grido. Non si può farlo, riducendosi al pressappochismo educativo, ad uno strano spiritualismo che non sarebbe concretezza.

Direi di più, NetOne possiede alcuni valori che offre a tutti i partecipanti per raggiungere un'eccellenza che non sia esclusivamente professionale, ma che avvolga tutta la persona: l'integrità della persona nella dimensione umana (realizzare sé stessi nella spiritualità e nella relazione con gli altri); nella dimensione professionale (realizzare sé stessi nella relazione con la realtà e le cose); e nella dimensione culturale (realizzare sé stessi nel rapporto con la società e con la storia). Questo insieme di valori offerto da NetOne è chiamato sinteticamente "cultura dell'unità", sintesi e apice della "cultura della relazione" e della "cultura del dialogo" che da tempo hanno espresso elevati momenti di cultura. Chiara Lubich è la prima promotrice e ispiratrice di tale movimento culturale.

Per non restare nel vago vorrei offrirvi quattro piste, quattro elementi, quattro parole espressioni che sostanziano questa "cultura dell'unità", che riassumono la triplice valenza della persona: umana, professionale e culturale.

a)  Realtà. Nei media corriamo sempre più il rischio di rinchiuderci in una bolla autosufficiente (come ad esempio in Second Life, o nel Grande fratello), in cui ognuno crede di essere tutto: gli informatici con la loro tecnologia, i cineasti con la loro ispirazione, i giornalisti con le loro news... Bisogna restare coi piedi per terra, a contatto con la realtà e anche con l'insegnamento del passato. La virtualità può essere in questo senso una trappola o un aiuto per affrontare la realtà con una maggiore coscienza delle cose. Siamo tutti invischiati nell'immane problema della rapidità, dei ritmi di lavoro (e di vita in genere) che non ci permettono più di ritagliarci quei momenti indispensabili per pensare. Pensare la realtà.

b)  Gratuità. Il popolo degli Ict ci insegna questa vecchia-nuova virtù che è legatissima ai media (anche per opposizione alla realtà). Nella comunicazione in effetti c'è sempre stata la dimensione del dare, che fa parte di essi direi ontologicamente. «Dire è dare», sostiene Chiara Lubich. Se ciò avviene senza gratuità, il dare non è vero dare, ma semplice mercimonio. Sterile. Lungi da me l'idea che ciò voglia dire che non dobbiamo ricevere il giusto compenso per il nostro lavoro; ma ricevere la propria mercede nella giusta intenzione di "dare qualcosa di sé" per il bene comune.

 c)  Reciprocità. Tutti diciamo con un certo allarme: «Tutti parlano e nessuno ascolta». Cosa succede a Intermediando? Studenti e professori vivono insieme; diversi mestieri della comunicazione si confrontano; si correda lo scambio professionale con una relazione autenticamente umana; vengono stabiliti legami indissolubili tra emettori e recettori... Il fatto è che la comunicazione interpersonale è la base, il modello, l'ispirazione della comunicazione mediatica. Se manca questo elemento, si scatenano quelle derive che tutti conosciamo: l'arroganza, il relativismo, la virtualità fine a sé stessa...

d)  Fraternità. È questo l'orizzonte del convivere umano. La triade della rivoluzione francese l'ha dimenticata, privilegiando le altre due virtù laiche della libertà e dell'uguaglianza. Dobbiamo invece riportare la fraternità al centro della nostra esistenza personale e collettiva. La globalizzazione - e in particolare la globalizzazione mediatica - non può reggere senza questa fraternità, questa interdipendenza fraterna.

Inter (l'elemento comune della particolarità) e mediando (l'elemento di azione che avvicina) debbono stare assieme. Il risultato è la nascita di "mediatori responsabili", di veri "intermediatori".