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Società dell'Informazione: luci ed ombre

di Maria Rosa Logozzo 

dicorinto_picIntervistando Arturo Di Corinto a Intermediando il 19 giugno 2007, volutamente ho cercato di non mettergli argini: la lezione è divenuta condivisione, un insegnare quelle cose che ho capito io.

Dai primi argomenti più a tema con la comunicazione mediata dal computer - che era il titolo in programma - ci si è pian piano addentrati in altre problematiche, fino ad arrivare alle guerre e alle armi, con momenti di forte testimonianza.

Stimolato da una domanda sul dover scendere a compromessi per ottenere un lavoro nel campo dell'informazione, Arturo risponde: tutti quanti facciamo dei compromessi per garantirci la sopravvivenza, ma possono essere una cosa giusta (solo) quando non si compromette la propria dignità di persona. E per chiarire racconta di aver rifiutato, pur nel bisogno, le offerte di lavoro di IBM e Alenia, per non collaborare - con i suoi studi sulla realtà virtuale e la simulazione - alla produzione di armi intelligenti.

Difficile dare una traccia di ciò di cui si è parlato. Seguo alcune domande.

Che fa uno psicologo cognitivo?

Gli psicologi cognitivi si sono preoccupati di ottimizzare il funzionamento degli artefatti cognitivi, cioè di quegli strumenti che sono un po' un'estensione delle capacità intellettive delle persone, come il computer. Essi studiano come le persone interagiscono con tutti gli strumenti che trattano sapere e conoscenza.

Che cos'è in realtà quella società dell'Informazione di cui si fa un gran parlare?

Oggi il volume della produzione e degli scambi dei beni non materiali sta eguagliando quello delle merci materiali, siamo a cavallo di un cambiamento epocale, in cui progressivamente le tecnologie della comunicazione e dell'informazione sostituiscono delle modalità precedenti di rapporto tra cittadini e stato , tra medico e malato, tra datore di lavoro e operaio ecc...

Società dell'informazione è un termine passpartout che ci serve a dire che le fonti energetiche e meccaniche vengono pian piano sostituite dalle fonti informazionali nel produrre ricchezza. C ‘è poi un idea progressista di società dell'informazione, che vede le tecnologie di comunicazione e informazione utili a raggiungere gli obiettivi del millennio, a sviluppare il potenziale umano e favorire lo sviluppo economico dei Paesi in transizione. Il problema che c'è dietro tutto questo si chiama digital divide, quella frattura che divide il mondo in info-ricchi e info-poveri.

Non accedere alle opportunità del digitale determina una nuova forma di esclusione che può essere anche più grave di quelle vissute in passato, ne consegue che il divario digitale è la nuova frontiera della battaglia democratica, l'accesso alle tecnologie di informazione e comunicazione decide le nuove forme dell'inclusione e dell'esclusione.

dicorinto1Quali gli aspetti buoni e quelli meno buoni del sovraccarico di informazione odierno?

C'è un information overload (avrete mai il tempo di rivedere tutti i filmini che avete girato e le foto che avete fatto?) il cui antidoto è la capacità di filtrare e selezionare l'informazione e lo schermarci davanti alle sollecitazioni a cui non siamo interessati (spam e non solo).

E c'è la grande opportunità di liberare delle energie per fare altre cose e fare meglio e più velocemente quello che facevamo prima. Questo però se individuiamo gli strumenti giusti e se ci diamo il tempo di migliorarne la conoscenza insieme ad altre persone: il lavoro di gruppo - in genere - facilità molto la gestione del sovraccarico informativo.

E a questo punto Arturo apre una interessante digressione sul problema ambientale: i nostri computer non sono efficienti dal punto di vista della gestione dell'energia e riporta alcune statistiche per chiarire che quantità immensa di energia va dispersa.

Ad esempio i computer accesi in stand by in Francia  in un giorno, consumano tutta l'energia prodotta da due centrali nucleari in quel giorno.

Ogni anno, nel mondo sono 300 milioni i computer che vengono buttati. Per fare un computer si utilizzano anche materie prime preziose, come il tantalio e la sassiterite, materiali che devono essere scavati a grandi profondità, in Paesi come il Congo, che non sono democratici, dove ci sono guerre in corso, dove non c'è un diritto del lavoro per cui i bambini lavorano infilati in cunicoli profondi. Il non riciclaggio dei computer porta, accanto a questo problema sociale, un problema ambientale: lo stoccaggio dei computer scartati. Esso è fonte di guadagni per la camorra - che gestisce alcune discariche - e di danni per altri Paesi in via di sviluppo a cui gli scarti vengono rifilati.

Utilizzare software libero, che richiede minori prestazioni alle macchine, può essere un freno alla rapida obsolescenza dei computer e al crescere di queste problematiche.

E parlando di software libero, di logica del dono e di cooperazione Arturo ha fatto un bell'inciso: quando interagiamo tra noi produciamo sempre qualche cosa, dei beni comuni, anche in una semplice conversazione amichevole.

I diritti di proprietà, il copyright, i creative commons e argomenti collegati hanno stimolato la prima domanda dalla sala: i produttori di beni culturali hanno bisogno di guadagnare per continuare a dare. Nel caso di software libero si può giocare sull'assistenza o su prodotti che girano attorno a questo software, ma nel caso di musica, video... che tipo di mercato si può pensare per il futuro con queste licenze copyleft?dicorinto2

Gli autori affermati fanno un'azione di valore etico permettendo ad altri di usufruire liberamente delle loro opere, i giovani possono lavorare sulla loro musica, magari remixarla, creare del nuovo e forse trovare lavoro a loro volta. Gli autori non affermati, invece, possono farsi conoscere diffondendo in rete la loro musica con un copyright in cui solo una parte dei diritti è riservata. Eliminano ogni intermediario tra produttore e fruitore (nel mondo della musica il giovane autore deve sempre pagare qualcuno per cominciare la sua carriera), e la gente conoscendoli poi va a un loro concerto o chiede loro di realizzare qualcosa retribuendoli.

Con la Rete possiamo far qualcosa che faccia rifiorire la riflessione, il parere personale, la varietà... sottrarci a questa manipolazione di pensiero unico deciso da pochi, tipica dell'informazione odierna?

Il sistema dei media e dell'informazione oggi è un moloc ... l'unico modo per staccargli la spina è non seguirlo più!

Esso dipende da pochissimi gatekeeper: aziende multinazionali, governi, lobbies in contatto stretto tra loro e con le grandi agenzie di informazioni. Il circuito dei gatekeepers è per esempio: fonte militare - grande agenzia d'informazione multinazionale - network televisivo internazionale - grande quotidiano.

Arturo invita i presenti in sala a produrre personalmente informazione, utilizzando gli strumenti che il web 2.0 ormai mette a disposizione di tutti, strumenti che non necessitano di grosse competenze e sono gratuiti: per ribaltare il sistema, l'unica cosa è diventare noi gli autori e produttori di informazione, con consapevolezza, con serietà, con passione, con la voglia reale di entrare in relazione con gli altri, con la persona protagonista del fatto che testimoni, e con il lettore, il telespettatore, l'ascoltatore della tua informazione.

Sono state più di due ore di verità brucianti in cui Arturo Di Corinto ancora una volta ha trascinato con la sua appassionata sete di giustizia.

Nel google video abbiamo tagliato il possibile, per accorciarlo, ma è rimasto di 100 minuti: era un peccato togliere di più.