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di Maria Rosa Logozzo

Analisi sociale del consumatore

veraaraujoVera Araujo, sociologa brasiliana, è intervenuta a Intermediando il  20 giugno 2007, nella sezione della comunicazione d'impresa, dopo Licia Paglione, giovane sociologa, dicendo di voler fare la parte del vecchio sociologo: "farvi fare delle riflessioni, provocarvi".

Cerco di indicare solo qualche linea della lezione della Araujo, che trovate integralmente nel google video in fondo al post.

Da Homo sapiens, a homo sapiens sapiens, a homo faber, homo ludens, homo ridens... homo oeconomicus e oggi homo consumens. Dove stiamo andando?

 

Nell'evoluzione cerchiamo di valutare quanto accresce il nostro ‘tasso di umanità' e stiamo attenti a quanto può diminuirlo, cercando in questo caso di ‘raddrizzare il tiro'.

L'uomo è un essere pensante e amante, ridurlo ad una o l'altra di queste dimensioni è "inscatolarlo". La capacità di conoscenza, la capacità di scelta, la volontà, i sentimenti... crescere in umanità vuol dire coniugare tutte queste dimensioni in un modo sempre più armonioso.

40-50 anni fa il verbo più coniugato nella vita sociale era il verbo 'capire', oggi è il verbo ‘sentire' a indirizzarci. La società dei consumi ci spinge ad edificare la nostra vita sulle emozioni, in questo rischia di compiere un'operazione di disumanizzazione.

Negli anni '50 il consumo era provocato per la necessità di una crescita economica, oggi il consumo è un'opera culturale, che può portare un'alienazione sempre più sofisticata e più profonda.

Anche con le cose l'uomo è chiamato ad avere una relazione: d'affetto, di necessità, di utilità... in ogni caso un rapporto umano. Lo stesso atto di consumare dovrebbe avere queste caratteristiche di atto umano e non solo di atto materiale: "il mangiare di un uomo non è la stessa cosa del mangiare di un gatto". Il consumare per il consumare annulla questo atto umano e porta a liberarsi dalle cose quanto più rapidamente possibile, per consumare ancora. E' alienazione e mancanza di relazione.

Questa cultura del consumo, che va diffondendosi in tutto il mondo, nasconde sempre un'intenzione di potere (politico, economico... ) e di dominio. Oggi che l'umanità ha fatto passi importanti, il potere vuole far sì che consumando noi sudditi ci sentiamo persone intelligenti, libere, uguali... e così obbediremo con piacere. Per questo un'opera di liberazione oggi è più difficile che in passato, perché occorre liberarsi da un sistema che si presenta in una veste bella, interessante, affascinante.

In tutto questo la cultura ha un suo grandissimo ruolo. Il messaggio culturale di una società che ha collocato l'avere come centro populsore di tutte le sue dimensioni, è da equilibrare con una cultura del dono, della convivenza, della comunione; cultura che ogni essere umano ritrova nel suo DNA.

Nella storia ci sono state epoche di grandi Ideali ma di poca capacità operativa, oppure viceversa di grandi capacità operative e niente ideali. Bisogna riuscire a mettere insieme i due aspetti: grandi ideali - visione di un mondo migliore, più degno - e capacità di realizzarli.